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Ynis Afallach Tuath

SANTE, DEE, EROINE E SAGGE DONNE: il calendario al femminile: OTTOBRE
Giovedì, 23 Settembre 2010 - 08:52 - 1832 Letture
Lunologia LUNA DI OTTOBRE: DIONISO, IL DIO DEL VINO E DELLE DONNE
Nel mese di Ottobre, completata la vendemmia, è tempo di sagre e feste in onore dell’uva e del futuro vino che comincia a ribollire nei tini.
Il simbolismo connesso all’uva e alla vite ha radici molto lontane: nella religione degli antichi Cananei la vite era ritenuta un albero sacro e il suo prodotto era la bevanda degli dei. La vite era identificata anche con l’albero della vita e presso i Sumeri la foglia di vite era il simbolo che indicava la vita.

Questa pianta era consacrata alle Grandi Dee: la Dea Madre era chiamata all’inizio la Madre Vita o la Dea Vite.

Il vino era proibito ai comuni mortali e riservata ai sacerdoti; presso le sette sciite dell’Anatolia era chiamato , nel loro linguaggio segreto, arslan sutu, latte di leone, e si diceva portasse coraggio in battaglia.
E’ evidente come questa bevanda portasse coraggio visto l’ebbrezza che provoca, ed è anche evidente che gli vengano associati concetti di gioia, immortalità ed eterna luce.

In molte religioni bere vino significava incorporare luce, saggezza e purezza e ritroviamo il vino anche sull’altare della messa cristiana cattolica in diretto collegamento con gli insegnamenti di Gesù che utilizzò molte volte il simbolo della vite per i suoi insegnamenti.

Presso il popolo Greco troviamo però una forma culturale particolarmente interessante per noi donne chiamata dionisismo perché legata al dio Dioniso, dio appunto del vino e della vite.
La religione dionisia aveva un carattere popolare e agrario, essendo nata proprio per celebrare questo momento dell’anno legato alla vendemmia e alla possibilità anche per il popolo di gustare il nettare divino prima che venisse consegnato ai sacerdoti.
Ma partiamo dal mito: Dioniso è il più giovane figlio immortale di Zeus ed ha sembianze di tenero fanciullo. Sua madre è in alcune versioni Rea, la Terra, in altre Semele, una donna mortale, che Zeus incenerì mentre era incinta.
Nel luogo del misfatto nacque una vite mentre il bambino Dioniso fu salvato dal padre Zeus e portato nell’Olimpo.
La cosa interessante per la nostra ricerca è che tutta la mitologia riferita a Dioniso ne fa un dio che viene sacrificato e che rinasce riportandoci agli aspetti essenziali del culto della Grande Madre. Infatti i Titani, gelosi di Dioniso e timorosi che lui fosse il preferito di Zeus, lo portarono negli Inferi e lo dilaniarono in sette pezzi e li gettarono nel fuoco per cucinarlo e mangiarlo.
Ma Zeus arrivò e cacciò i Titani…dalle membra cotte del dio nacque la vite…da qui uno degli altri nomi di Dioniso è Bacco, il virgulto.
Il culto di Dioniso era femminile e nessun uomo poteva assistere.
Le donne di Dioniso si chiamavano Menadi e il loro comportamento era a dir poco da “furiose”, da pazze, poiché bevendo vino danzavano in maniera esaltata e spesso si strappavano le vesti dandosi ad atteggiamenti di libertà sessuale.
Era un momento di evidente liberazione in una società in cui la donna era considerata come una merce di proprietà maschile da barattare a piacimento e da sposare per interesse.
Al corteo delle donne si associavano i maschi detti satiri e sileni, le cui danze e processioni erano dedicate ad una antica dea dei boschi che si fa risalire ad Arianna, antica dea dell’isola di Creta, divenuta poi Diana dea dei boschi e delle donne selvagge. Arianna aiutò Teseo ad entrare nel labirinto e poi fu da lui abbandonata sull’isola Dia. Dioniso le apparve e ne fece la sua sposa.

Da questo mito lo studioso Oswyn Murray nel suo libro “La Grecia delle origini” ne deduce che “una intera area dell’esperienza religiosa greca fu ignorata da Omero ed Esiodo ma fu oggetto di emozioni così forti da sopravvivere al velo di silenzio: si tratta dei culti della fertilità, dei riti orgiastici e della propiziazione dei morti”.

Dioniso è quindi dio della vita, della trasgressione ma anche dei morti, essendo lui stesso morto e rinato.
Come riassume lo storico Giorgio Galli “Dioniso, fallico ma femminile e androgino è la mascolinità non aggressiva; è la gioia spontanea dei rapporti interpersonali di tutti i tipi; è il simbolo di un comportamento e di quello che si direbbe oggi un movimento a forte presenza femminile; vi sono elementi di trasgressione soprattutto sessuale; vi sono aspetti che non sono trasmessi, i misteri, l’esperienza viva che non può essere enunciata; vi sono comportamenti aggressivi che vengono elaborati in espressione creativa(La Tragedia Teatrale)”.

Le tragedie greche ebbero origine dalle grandi feste in onore di Dioniso, le Dionisiache, ed erano rappresentate nel teatro di Dioniso ad Atene.
Socrate dice:” Tutti i buoni poeti compongono i loro poemi non per arte, ma perché sono ispirati e posseduti da un dio, Dioniso”. Il dramma rituale era quindi una catarsi necessaria che le donne mettevano in scena da sole, senza che gli uomini potessero vedere e quindi opporsi .
Che cosa era questa religione di donne pazze che si diffuse in Grecia nel VIII provenendo dalla Tracia (terra anche delle Amazzoni)? Esse correvano tra valli e montagne, vestite di pelli di animali selvatici e con ghirlande di edera tra i capelli, erigendo altari al loro dio nei luoghi più impervi. Talvolta andavano a caccia e poi danzavano al suono di tamburi e tamburelli…Un intruso in queste feste segrete veniva sottoposto a punizioni terribili e numerosi sono gli episodi di uomini che andarono incontro alla morte. Probabilmente l’oppressione in cui vivevano le donne greche era tale che la loro ira erompeva in questo modo ed esse sfuggivano al giogo maschile con una violenza da spaventare gli stessi uomini che non si azzardavano ad uscire nelle notti di luna piena.
E’ evidente che queste donne selvagge che si ribellavano al crudele destino loro imposto non piacevano certo al potere costituito dai padri e dai mariti…furono quindi perseguitate e il culto di Dioniso osteggiato. Ma, come tutte le cose che nascono dal profondo, ogni tentativo di perseguitare questa religione fallì ed essa dilagò per tutta la Grecia portando scompiglio e disonore nelle austere famiglie greche, finché il culto cristiano non riuscì ad inglobarla sfruttando le molte somiglianze di Gesù con Dioniso.

Sarebbe ora troppo lungo elencare queste somiglianze, la cosa importante è che Gesù come Dioniso restò un dio delle donne, si circondò di donne sapienti e fu perseguitato a causa di questo. L’ultima grande epurazione delle donne selvagge avvenne nel buio periodo della caccia alle streghe in cui esse venivano accusate di andare nei boschi, trasformarsi in animali e partecipare ai sabba con la dea Diana.

Le feste e le sagre che ancor oggi celebrano questo momento stagionale sono echi delle antiche riunioni nei boschi e ancor più sono momenti di celebrazione del finire della bella stagione.
Con i primi di ottobre si celebra infatti la festa della Madonna del Rosario (7 ottobre) in concomitanza con la festa dell’uva e, ancor più interessante, la prima domenica di ottobre si corre il palio dei somari in molte cittadine festeggiando così l’istinto terrestre e sensuale. Come ben illustra Apuleio nelle sue Metamorfosi, l’essere umano Lucio si trasforma dalla camera profumata di una cortigiana fino alla contemplazione mistica davanti alla statua di Iside, rappresentando così il percorso iniziatico dal buio alla luce che tutti dobbiamo compiere.
Le orecchie di asino compaiono come attributo di Pan-Dioniso in tutta la mitologia rappresentando l’abbandono ai piaceri della carne.
La Madonna del Rosario rappresenta come Iside il potere salvifico e soprattutto la rinascita nello spirito così come la festa degli Angeli Custodi (2 ottobre).
Il rosario è nella tradizione orientale chiamato mala cioè “strumento per pensare” e rappresenta il più grande mezzo per riportare la mente irrequieta alla pace. Ripetendo parole positive e sacre (mantra in sanscrito) la mente si tranquillizza facendoci uscire dalle ossessioni che ci portano i pensieri indesiderati.
Rosario deriva dalla parola latina rosarium “rosaio” e ci ricorda il simbolo della Rosa mistica, il fiore della Grande Dea.
Cantava Dante nel Canto XXXIII :

«Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d'etterno consiglio,
tu se' colei che l'umana natura
nobilitasti sì, che 'l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.
Nel ventre tuo si raccese l'amore,
per lo cui caldo ne l'etterna pace
così è germinato questo fiore.”



Verso la fine del mese troviamo S.Gallo (16 ottobre) un monaco irlandese che divenne eremita sulle orme di San Colombano. Egli veniva invocato per guarire dalla scabbia e il suo stesso nome ci ricorda le energie di questo periodo stagionale.
Il gallo è infatti animale solare che annuncia l’alba, è il simbolo della rinascita ed è un alleato delle forze benefiche e protettrici. Svolge la funzione di sorveglianza scacciando gli spiriti del male. Sacro al dio solare Apollo, nella mitologia greca è associato anche a Persefone, il principio luminoso degli inferi, e a Ermes il messaggero degli dei.
È legato alla leggenda del frassino Yggdrasil, in quanto è un gallo appollaiato su di esso che avverte gli dei delle minacce da parte delle forze del male. Inoltre il gallo incarna il principio maschile, la virilità e l’aggressività del combattente. In molte civiltà il combattimento dei galli è l’allegoria delle lotte cosmogoniche.
Proprio la lotta tra la luce e l’ombra è quella che si combatte in questo periodo, in cui il sole sta ormai declinando rapidamente e l’inverno si fà vicino.
Il segno zodiacale della Bilancia ci annuncia la necessità di trovare un equilibrio, è il Giudice degli Inferi che ci porta nel Regno sotterraneo per percorrere ancora una volta il cammino solitario dell’Iniziato.

I nostri Antenati celti situavano qui l’antico Capodanno, il momento di chiusura che celebra la morte e la rinascita. E’ Samhain, la festa dell’oscurità, un punto importante di svolta della Grande Ruota dell’Anno.
Ma di questo parleremo nel mese di Novembre…



Note: (a cura di Elys)
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