Ynis Afallach Tuath

Eostre, l'uovo, la lepre e il coniglio

Articoli / Ciclo dell'Anno
Inviato da Xenia 12 Mar 2009 - 13:23

Ostara e alcune usanze pagane del periodo primaverile

Per cominciare a parlare della festa di Ostara, occorre collegarsi subito all'origine del nome della festività,
ovvero il nome dell'antica Dea anglosassone della primavera, Ostara, appunto, o anche Eostre.
Ammetto, però, che personalmente non sono riuscita a trovare molto materiale riguardante questa Dea, o almeno non sotto questo nome.
Ostara era una Dea che personificava l'alba; per questo motivo era associata alla primavera ed era considerata una Dea della fertilità.

Ella era amica di tutti i bambini e qui ci si collega alla leggenda in cui si narra che Ostara, mentre faceva giocare un gruppo di bambini, un giorno avrebbe trasformato un uccello in coniglio. Nel divertimento generale dei bimbi, l'animale avrebbe deposto uova colorate- che poi la Dea avrebbe donato ai bambini- e da qui sarebbe nata la simbologia di questa festa (passata poi alla Pasqua
cristiana) legata alle uova e al coniglio o lepre (spesso, a livello tradizionale, questi due begli animaletti non vengono separati ma ritenuti portatori dello stesso significato).
La Dea sarebbe assimilabile, quindi, alla Dea greca Eos e alla Dea romana Aurora.
Inoltre, occorre dire che, secondo il venerabile Beda, il nome inglese di Pasqua (che cade proprio nella prima domenica dopo il plenilunio che può verificarsi il giorno dell'equinozio di primavera o in uno dei 28 giorni successivi- ma non più tardi del 25 aprile), Easter, sarebbe provenuto proprio dal nome della Dea
sassone Eostre, dea della rinascita. Va detto, però, che secondo alcuni studiosi moderni, egli avrebbe frainteso la parola anglosassone che significava "primavera", collegandola alla Dea pagana.
Inoltre, sembra che durante le preparazioni del periodo pasquale, nel medioevo ci fossero ancora molte feste pagane, rivisitate dal cristianesimo. Nei paesi germanici, ad esempio, c'era l'abitudine di accendere dei falò, in primavera; questa usanza venne condannata dalla Chiesa, ma quando alcuni monaci irlandesi arrivarono in Germania, nel V e VI secolo, si portarono dietro tale usanza dandogli una giustificazione cristiana, ovvero la benedizione del fuoco all'esterno dalle porte della chiesa, durante il sabato santo. L'usanza si diffuse anche in Francia e venne assimilata dalla liturgia romana nel IX secolo (e tutt'ora la benedizione del fuoco nuovo fa parte della vigilia della Pasqua).
Inoltre, le celebrazioni della Pasqua iniziavano all'alba: secondo un'antica leggenda pagana, il sole ballava la domenica di Pasqua oppure faceva tre capriole nel momento in cui sorgeva, in onore del Cristo risorto. I raggi della luce che penetravano le nuvole erano considerati angeli che danzavano per la gioia. Anche l'uovo ed il coniglio, di cui parleremo successivamente, erano simboli pagani di rigenerazione e fertilità, ripresi dalla Pasqua.
Alcune altre tradizioni pagane passate nel cristianesimo sono anche quelle che si tenevano nei paesi nordici il lunedì ed il martedì di Pasqua, ovvero i giorni tradizionali dell'"innaffiata" e della "scudisciata", basati su antichi riti della fertilità. L'innaffiata consisteva nel bagnare le ragazze con bottiglie o secchi pieni d'acqua. La scudisciata, invece, consisteva nel frustare i ragazzi con verghe fatte con salice o altri rametti d'albero.
Tornando alla Dea,invece, dicevo che sotto il suo nome principale non ho trovato grandi notizie, ma come Freya (che incarna in sé anche la figura di Ostara), certamente sì.

Frigg o Freya

Intanto, va detto che gli Dèi germanici sono divisi in due tipi di divinità. Il primo tipo di Dèi sono i Vani, antichi Dèi che proteggevano la fertilità, la navigazione, il commercio, il benessere. A questi Dèi venivano dedicati riti legati alla natura, alla danza, feste; le divinità più importanti di questo gruppo erano femminili ed entravano in contrasto spesso con i nuovi Dèi, gli Asi, che rappresentano la vittoria del patriarcato (popolazioni guerriere) sul matriarcato (popolazioni agricole). Gli Asi sono più legati alla sovranità e al diritto, alla guerra; i Vani sono più legati alla fertilità, la pace, l'agricoltura. Gli Asi sono divinità sovrane e vivono in Asgard, una fortezza celeste al centro del mondo in cui si giunge attraverso il ponte dell'arcobaleno (il bifrost) sempre minacciato dai giganti.
Freya è figlia di Njodr, dio della navigazione che fa parte dei Vani; inoltre, Freyja ha un fratello gemello, Freyr, dio della luce,del sole e della fertilità (il cui simbolo è un grosso fallo); in questo, ripropongono la tipica coppia divina di gemelli come anche Castore e Polluce, Romolo e Remo ecc. Loro tre vivono prigionieri degli Asi.
Freya è la Madre Terra, divinità della primavera (ecco il suo aspetto come Eostre), della fortuna,dell'amore sensuale, della bellezza e della giovinezza, progenitrice degli esseri umani. E' dea della fertilità e della lussuria, ma è anche in relazione alla guerra (le spettano metà dei caduti in battaglia, mentre l'altra metà vanno ad Odino, suo sposo, come narrato nell' Edda di Snorri). Ella è maestra di magia (come Iside), legata a pratiche sessuali, e a causa della sua bellezza è desiderata dai Giganti. Anche se apparteneva ai Vani, veniva onorata anche dagli Asi ed insieme alla Dea Frigg era una delle più importanti dee del pantheon. Come già detto, in alcuni miti è presentata come la sposa di Odino (con il nome di Frigga)e con lui ha avuto il figlio Baldr (o Baldur o Balder), che ha caratteristiche di un dio della vegetazione e che è sposo di Nanna.
Frigg (detta anche Frija,Frea, Freyja, Foige)è la regina del cielo, la madre di tutte le divinità e degli uomini, protettrice della fertilità, dell'amore e del matrimonio. Il giorno sacro a Freya era il Venerdi (Freitag in tedesco e Friday in inglese), in certi miti, invece di essere sposata con Odino, appare come moglie di Odur e madre di Hnossa. Odur, però, la lascia per girare il mondo e da quel giorno la Dea piange incessantemente e le sue lacrime sono gocce d'oro. Il suo bene più famoso è la collana Brising donatele dai nani, dopo che ebbe giaciuto con loro; successivamente, questa collana avrà diverse traversie a causa del dispettoso Dio Loki. Dall' Edda di Snorri, inoltre, viene presentata come una Dea che ascolta volentieri le richieste d'aiuto degli esseri umani; inoltre, spesso viene accusata di giacere con molti Dèi e uomini e per questo viene paragonata ad una capra che insegue i capri. Anzi, nella Locasenna viene detto che Freyja avrebbe anche giaciuto con il fratello Freyr; ma va detto che, intanto, la promiscuità sessuale delle divinità preposte alla fertilità era tipica nelle mitologie antiche; inoltre, si riproporrebbe il rapporto amoroso tra fratello e sorella classico di molte mitologie,come ad esempio Iside ed Osiride. La dea dimora in Folkvang (campo delle genti) dove si trova il suo palazzo chiamato Sessrumnir (ricco di feste); tutti i giorni, Freya esce dal suo palazzo in un carro tirato da due gatti. Altro nomi della Dea sono Mardoll (che splende sul mare), Horn, Gefn, Syr e Vanadjs. Come Frigga risiede nella sua dimora chiamata Fensalir (palazzo del mare), presiedeva ai matrimoni e si vestiva con piume di falco; aveva, inoltre, 11 serve: Fulla, Hlin, Gna, Lofn, Vjofn, Syn, Gefjon, Snotra, Eira, Vara, Vor) che l'aiutavano a presiedere ai matrimoni e alla giustizia. Nell'Anello del Nibelungo di Wagner si trova sotto il nome di Fricka. Quindi, è una dea della Primavera e dell'amore come Venere/Afrodite, e delle acque e della magia come Iside, ma anche della giustizia come Atena.

Freya e Baldr, un mito che si ricollega alle feste primaverili

Si narra che la Dea avesse avuto un sogno premonitore della morte del figlio (anche se nell'Edda più recente si dice che fosse stato Baldr ad avere avuto dei sogni tristi che presagissero la sua morte, e in altre versioni ancora sarebbe stata un'indovina raggiunta da Odino in Hel dopo i sogni di Balder a dire che egli sarebbe stato ucciso dal fratello cieco, ma inconsapevole) e per questo gli Dèi si riunirono in consiglio per decidere il da farsi per metterlo al sicuro da ogni pericolo. Frigg/Freya costrinse tutte le cose esistenti nel mondo a giurare di non fare del male a Baldr (fece giurare all'acqua e al fuoco, al ferro e a tutti i metalli, alle pietre e alla terra, gli alberi, alle malattie, ai veleni, a tutti i quadrupedi, gli uccelli e gli animali che strisciano); e per questo tutti gli Dèi si rallegrarono. Ma Frigg si dimenticò del ramo di vischio.
E siccome il Dio Loki non fu felice di questo giuramento – essendo invidioso di Baldur- sotto spoglie di vecchia, si recò dalla Dea la quale gli rivelò che le armi degli Dèi non potevano fare nulla a Baldr. Allora Loki chiese se proprio tutte le cose avevano giurato di non fare del male a Baldr e Frigg rispose che il vischio, che cresceva ad est del Walhalla, le era sembrato troppo giovane per farlo giurare. Così, Loki strappò quel vischio e lo portò al consiglio degli Dèi. Qui, nell'Asgard, gli Dèi avevano preso l'abitudine di fare un gioco: tirare frecce, pietre, dardi contro Balder, divertendosi ad ammirare come queste cose non lo scalfissero per nulla. Loki trovò Hodhr, il dio cieco gemello di Baldur, al di fuori del cerchio degli Dèi e gli chiese perché egli non scagliasse frecce contro Baldr. Egli rispose che non lo faceva perché non vedeva e perché non aveva armi. A quel punto, Loki gli disse di rendere onore a Baldr come gli altri Dèi: sarebbe stato lui,Loki, ad indicargli dove fosse il Dio;gli disse, inoltre, che avrebbe potuto tirargli addosso il vischio per omaggiarlo. Così avvenne e Baldr venne trapassato da parte a parte dal rametto di vischio. Gli Dèi rimasero attoniti, poi cominciarono a piangere Baldr. Alla fine, Baldr venne bruciato su una pira a bordo di una nave nel mare, su cui venne bruciata anche la moglie Nanna ed il cavallo del Dio. Questo fatto diede inizio al crepuscolo degli Dèi.
E' interessante notare il mito dell'uccisione del gemello, che forse rimanda al classico scontro tra Dio
del Vischio e Dio dell'Agrifoglio.(N.d.Xenia) Sicuramente, secondo Frazer, i due punti principali della leggenda sono lo sradicamento del vischio (di cui magari ci occuperemo in futuro) e la cremazione del Dio, che si collega all'uso dei fuochi in diverse feste annuali pagane, tra cui quelle di primavera (Ostara, Beltane).

Freya/Ostara secondo Robert Graves

Anche un autore come Robert Graves, nel suo "La dea bianca" parla di questa Dea con i suoi diversi nomi: Freya, Frigga, Frigg, Holda, Held, Hilde, Goda, Ostara. Nel capitolo "Eracle sul loto" Graves ci parla di Freya come la Dea Bianca (che cambia nome a seconda delle diverse popolazioni), mentre nel capitolo "I sette pilastri", parlando dei "7 pilastri della saggezza" ebraici, collegati ai 7 giorni della creazione, Freya sarebbe collegata al venerdi, per cui al pianeta Venere e alle Dee Istar (babilonese) e Venere (greca) o Afrodite (romana). E quindi,secondo questo schema, riprendendo i sette alberi sacri del bosco irlandese (betulla, salice, agrifoglio, nocciolo, quercia, melo, ontano) di cui egli aveva parlato precedentemente e che mette in relazione con i giorni della settimana ebraici, ne esce che la pianta collegata a Freya- Afrodite sarebbe stato il melo. Nel capitolo "il dio dal piede di toro", Graves ragiona sul fatto che è la Dea che "fa e disfa il suo uomo", seguendo l'ipotesi che in realtà, in molti miti antichi come in quello dello smembramento del Dio (es. Osiride) in origine, probabilmente, la Dea stessa era complice volontaria dell'uccisione annuale del Dio consorte; e quindi, ricollegandosi a questa ipotesi, il nostro suggerisce che, probabilmente, anche la Dea Frigg avrebbe potuto essere coinvolta nella morte di Balder, che nel mito ella piange.
Invece, nel capitolo "La triplice musa", Graves ci parla del collegamento che potrebbe esserci tra Freya e il tema dell'inseguimento amoroso di una bella fanciulla da parte di un uomo, che spesso si ritrova in molti miti e leggende, tra cui anche quello di Lady Godiva.
Questo tema si ritrova anche nelle sculture di alcune cattedrali, in cui viene raffigurata una figura simboleggiante "la lascivia", rappresentante una donna dalle lunghe chiome avvolte in una rete che cavalca all'amazzone un capro ed è preceduta da una lepre.
Questa immagine la si ritrova anche nelle storie tratte dal Targum ebraico che uno scrittore citato da Graves, tale Gaster, avrebbe raccolto in tutta Europa. Fra queste, c'è un racconto in cui ad una donna viene chiesto dal suo amante, come prova d'amore, di presentarsi da lui "né vestita, né svestita, né a piedi, né a cavallo, né sull'acqua né sulla terra ferma, né con un dono, né senza un dono". La donna giunge dal suo uomo vestita da una rete,a cavallo di un capro, con un piede che strascica in un fosso e mettendo in libertà una lepre. Una storia simile, anche se con qualche variante, si ritroverebbe in Gesta Danorum, alla fine
del XII secolo, narrata da Saxo Grammaticus. Aslog, ultima dei Volsunghi, figlia di Brunilde e di Sigurd, viveva in una fattoria a Spangerejd, in Norvegia, sotto l'identità di una sguattera dal nome di Krake (che significa "cornacchia"- che potrebbe subito portarci all'idea della Dea mortifera, n.d.Xenia), col viso
coperto di fuliggine. Nonostante la donna celasse la sua bellezza in tal modo, colpì comunque l'eroe Ragnar Lodbrog che pensò di sposarla e come prova dei suoi meriti la obbligò a presentarsi da lui né a piedi né a cavallo, né vestita né nuda, né a digiuno né mangiando, né sola né accompagnata. A questo punto, Aslog si
presentò a dorso di un capro, con un piede che strascicava per terra, vestita solo delle proprie chiome e di una rete da pesca, tenendo accanto a sé una cipolla e scortata da un segugio.
Intanto, occorre dire che l'immagine della donna che cavalca un caprone, ricorda molto l'iconografia che divenne famosa, successivamente, delle streghe in molte incisioni (n.d.Xenia); poi, come ci rammenta Graves, se mettiamo insieme le informazioni ottenute da questi due racconti, la figura cioè della lascivia e le
due storie, vediamo che la donna ha il viso scuro, i capelli lunghi, un corvo che le volteggia sul capo, una lepre che le corre innanzi, un segugio che le corre di fianco, un frutto vicino alle labbra, una rete che la ricopre ed un capro che le fa da cavalcatura.
A questo punto, dice Graves, come non identificare questa donna con la Dea dell'amore e della morte Freya, Frigg,Holda, Hilde, Goda o Ostara, nel suo aspetto di Calendimaggio (Beltane, 30 Aprile-1 maggio). Secondo Graves, questa Dea giunse nel Neolitico o ai primordi dell'Età del bronzo, provenendo dal Mediterraneo dove era venerata come Dittinna (per la rete), Egea (per la capra), Coronide
(per il corvo), e come Rea, Britomarte, Artemide ecc., portando con sé la danza del labirinto. Il frutto accostato alle labbra, dice Graves, è probabilmente la mela dell'immortalità (che ritroviamo anche presso i Celti, nell'Isola dei meli, Avalon- n.d.Xenia); inoltre, come ci ricorda l'autore, il corvo è legato alla morte (pensiamo le Dee come la Morrigan ecc; ma è anche legato alla profezia e alla divinazione, come nel caso di Atena e tante altre Dee e Dèi,oltre che visto come messaggero divino n.d.Xenia). Successivamente, sarebbe divenuta, in Britannia, Rhiannon, Arhianrod, Cerridwen, Blodeuwedd, Danu o Anna Hilde, poi, vive nella Via Lattea come Rea a Creta e Blodeuwedd in Britannia, entrambe legate alle capre; la capra, come ben sappiamo, era un animale collegato a diverse divinità e alla vigilia di Calendimaggio, a Brocken, si sacrificava una capra in suo onore. Anche Holda cavalcava un capro ed era preceduta da una muta di 24 segugi, le sue figlie (le 24 ore di Calendimaggio) ed inoltre aveva un colore pezzato, poiché era ambivalente (sia nera Madre-terra che cadaverica Morte, come Holda o Hel).
Come Ostara, la dea sassone, presiedeva un sabba a Calendimaggio, nel corso del quale sarebbe stato immolato un capro. Il suo animale rituale era la lepre che nella tradizione inglese "depone" ancora le uova di Pasqua. Il capro sarebbe significato fertilità per il bestiame, mentre la lepre avrebbe indicato buona caccia. La rete, una buona pesca, mentre la chioma fluente raccolti abbondanti.
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Un'ultima precisazione

Se, per un autore come Graves, Freya e Frigg sono aspetti della stessa Dea, non per tutti gli autori è così chiaro. A favore di questa visione unitaria delle due, ci sarebbe il fatto che entrambe rappresenterebbero la "terra dal vasto grembo", per cui assolutamente "lussuriose", oltre che amate entrambe da Odino.
Secondo altri sarebbero state due Dee simili ma anche differenti, come potrebbero esserlo una madre con una figlia. Da questo punto di vista, Frigg sarebbe stata una Dea tranquilla e saggia, la "Bianca signora di Mezza Estate", tanto è vero che le era affidato in quanto "donatrice" (il significato del suo nome) il governo generale di Asgard, ornata di piume di falchi e falconi. Freya, invece, avrebbe rappresentato l'aspetto più irruente, combattivo ed irrazionale, tipico della giovinezza, e per questo sarebbe stata la Dea dell'amore e, quindi, della primavera.

L'uovo

-Derivazione del nome: dal latino ovu(m), dalla radice indeuropea awi, "uccello"
-Caratteristiche: E' il simbolo della vita in gestazione e della conoscenza perfetta; rappresenta il cosmo e il principio fecondatore che l'ha generato (Eros-Fanete)
-Tradizioni religiose e sapienziali in cui appare: Orfismo, pitagorismo, neoplatonismo, ebraismo, cristianesimo, cabala, ermetismo, alchimia, taoismo..
-Divinità e simboli correlati: Madre Terra, Eros-Fanete, Leda; Dio Padre; cosmo, vaso, utero, vita, athanor, notte, acqua, morte, luna, androgino, pietra filosofale (rebis), aquila, fenice, luce di Dio,mandorla, aureola.
Altro simbolo da sempre collegato alla primavera, l'uovo si ritrova in diverse mitologie. Questo perché è un qualcosa di collegato in modo immediato alla nascita, essendo portatore di nuova vita. E' per lo più bianco (il che lo rende simbolo di purezza e perfezione) ma è anche fragile (dovendo schiudersi facilmente) e ricorda una parte umana legata alla riproduzione, i testicoli maschili. Contiene in se due parti distinte (il tuorlo, giallo arancio che si collega al colore del sole, e l'albume, bianco o trasparente, più lunare) e questo ne fa un ottimo simbolo dell'unione primigenia delle divinità a cui ci si rifà, ad esempio, ancora oggi nella Wicca, come vedremo più avanti. L'idea di un uovo da cui nacque tutto si ritrova in tanti miti: in quello pelasgico, in quello orfico, ma anche nei miti polinesiani, giapponesi, peruviani, indiani, fenici, finnici e slavi, come possiamo vedere di seguito.

A) Il mito pelasgico della creazione [1]

All'inizio, Eurinome ("vagante in ampi spazi"), Dea di tutte le cose, emerse nuda dal Caos e non trovò nulla di solido per posarvi i piedi; così, ci racconta Graves, divise il cielo dal mare ed iniziò a danzare sulle onde. Danzando si diresse a Sud ed il vento che turbinava alle sue spalle le parve qualcosa di talmente nuovo che
ella decise di dare inizio alla creazione con lui. Afferrò questo Vento del Nord e gli diede una forma con le proprie mani, facendo apparire il serpente Ofione. La Dea danzava in modo sempre più selvaggio e così Ofione si accese di desiderio per lei, l'avvolse nelle sue spire e si accoppiò con lei. Poiché il vento del Nord era un vento fecondatore, Eurinome rimase incinta. Essa volò, a questo punto, sul mare sottoforma di colomba e a tempo debito depose l'Uovo Universale. Per ordine della Dea, Ofione si avvolse per 7 volte attorno all'uovo, fino a che non si schiuse. Nacquero così tutte le cose esistenti, figlie di Eurinome: sole, luna, pianeti, stelle, la terra ed i monti, i fiumi, gli alberi, le erbe e gli esseri viventi. A questo punto, Eurinome e Ofione si stabilirono sul Monte Olimpo, ma presto Ofione, vantandosi di aver creato l'Universo, irritò la Dea che lo colpì alla bocca con un calcio rompendogli tutti i denti e lo relegò nelle caverne sotterranee.
Successivamente, la Dea creò le sette potenze planetarie e mise a capo di ciascuna un Titano ed una Titanessa ( che qui non elenco poiché secondario ) e nacque, in Arcadia, il primo uomo, Pelasgo, che spiegò agli altri esseri umani come sopravvivere.

[1] In questo mito, dice Graves, si capisce che la donna dovesse avere molto potere sull'uomo; non vi erano Dèi o sacerdoti, ma solo una Dea e le sue sacerdotesse. Inoltre, siccome si credeva che le donne rimanessero incinte grazie al vento,mangiando fagioli o inghiottendo per errore un insetto la paternità non era importante. La successione era matrilineare e si credeva che i serpenti fossero incarnazioni dei morti. Eurinome era l'epiteto della Dea come rappresentazione della Luna. Il suo nome sumero era Iahu ("divina colomba") che poi passò come epiteto a Geova come Creatore. Fu infatti una colomba che Marduk tagliò in due simbolicamente nelle feste Babilonesi della Primavera, quando inaugurò il nuovo ordine del mondo. Mentre Ofione o Borea è il serpente Demiurgo che si ritrova anche nel mito ebraico ed egiziano; nell'arte arcaica mediterranea, la Dea è sempre raffigurata assieme al serpente; ricordiamo, come esempio, la Dea Minoica dei Serpenti.

B) Il mito orfico della creazione [2]

Secondo questo mito, la Notte dalle ali nere, una Dea molto potente e rispettata anche da Zeus, fu amata dal Vento e depose un uovo d'argento nel grembo dell'Oscurità; ed Eros (chiamato anche Fanete) nacque da quell'uovo e mise in moto l'Universo. Eros era un ermafrodito con ali d'oro e poiché aveva 4 teste di volta in volta ruggiva come un leone, muggiva come un toro, sibilava come un serpente o belava come un ariete. La Notte, che chiamò Eros con il nome di Ericepeo e di Fetonte Protogeno, visse con lui in una grotta ed assunse il triplice aspetto di Notte, Ordine e Giustizia. Dinanzi a quella grotta sedeva la madre Rea che batteva le mani su un bronzo per costringere gli uomini a prestare attenzione agli oracoli della dea. Eros creò la terra, il cielo, il sole, la luna; ma la triplice Dea imperò sull'Universo, finché il suo scettro passò nelle mani di Urano.

[2] Questo mito, molto simile a quello pelasgico, risente già, però, della tarda dottrina mistica dell'amore (Eros) e delle teorie legate al rapporto tra i due sessi (pensiamo al mito di Amore e Psiche, tipico anche dei Misteri di Iside e di Osiride). L'uovo argenteo della Notte indica la luna (l'argento era il metallo lunare).Graves ci spiega che, come Ericepeo ("colui che si nutre d'erica"), il Dio amore Fanete ("rivelatore") è una ronzante ape celeste, nata dalla Dea. L'alveare fu infatti preso come modello della repubblica ideale, in quanto convalidò il mito dell'Età dell'Oro, quando il miele stillava dagli alberi. Mentre il tamburo di Rea serviva a tenere lontani gli spiriti maligni ( come si faceva negli antichi misteri) e di impedire alle api di sciamare in modo disordinato. Come Fetonte Protogeno ("lucente primogenito") Eros è il Sole, che per gli Orfici era simbolo di luce spirituale e le sue 4 teste erano i 4 animali delle stagioni. Secondo Microbio, l'oracolo di Colofone identificò in Fanete il trascendente Dio Iao: Zeus (ariete-primavera), Elio (leone-estate), Ade (serpenteinverno), Dioniso (Toro-anno nuovo). Infine, come vediamo nell'ultima parte del mito, si parla del passaggio dal matriarcato ( il potere della Notte) al patriarcato ( il potere in mano ad Urano). e il corpo di Pangu crebbe incredibilmente, di 3 metri al giorno. Quando egli morì, si tramutò in molte cose ed il suo corpo diede vita a tutto ciò che esiste: vento, astri, stelle, fiumi, paludi, rocce, erba e piante, montagne ecc.

C) Il mito taoista

Secondo il taoismo, all'inizio del tempo il cielo e la terra erano fusi in un'unica massa indistinta, simile ad un uovo. All'interno di quest'uovo di gallina cosmico prese forma Pangu, che impiegò 18.000 anni per separare il cielo e la terra. Nel corso di questo processo, lo yang, che era leggero e puro, si alzò e divenne il cielo, mentre lo yin, pesante e oscuro, sprofondò formando la terra. Fra i due elementi, c'era Pangu (o P'An-Ku, Phan-ku), che era più concreto della terra e più saggio del cielo; Pangu subiva ben nove metamorfosi ogni giorno. Ogni giorno, il cielo si alzava di una spanna mentre la terra sprofondava allo stesso modo. Nei 18.000 anni successivi, il cielo divenne altissimo, la terra profonda

D) Un mito tratto dal Kalevala.

All'inizio del Kalevala, che raccoglie i canti del popolo finnico, si narra che Luonnotar, figlia dell'aria, stanca della solitudine, scese dalle regioni aeree per giungere sulla superficie delle acque. Un vento tempestoso che si sollevava da oriente ingrossò le onde e l'avvolse, fecondandola. Luonnotar andò fluttuando per 700 anni senza poter partorire. Finalmente, vide sopraggiungere un'anatra che cercava un luogo per fare il nido. La Dea, muovendosi, fece emergere dall'acqua un ginocchio: l'anatra vi costruì sopra il proprio nido, vi depose le uova e le covò. Durante la cova, riscaldò talmente tanto il ginocchio della Dea che quest'ultima sentì un forte bruciore e si scosse bruscamente. Le uova caddero in mare e si ruppero. Dalla loro parte inferiore prese forma la terra, mentre dalla parte superiore nacque la volta celeste. Il tuorlo creò il sole e l'albume la luna. I frammenti dei gusci schizzati divennero le stelle e quelli scuri le nuvole. La figlia dell'aria continuò a fluttuare nel mare ma dopo nove anni alzò il capo e completò la creazione. Grazie al movimento del suo corpo nacque tutto ciò che esiste sulla terra.
Anche molti eroi sembrano essere nati da un uovo. E' il caso di un antico re della Corea del Sud, ma anche di Castore e Polluce (nati dall'uovo di Leda, fecondata da Zeus sottoforma di cigno). Il fatto che dall'uovo nasca la vita, lo associa all'energia vitale e per questo ha sempre avuto una grande importanza nei riti di fertilità e nella magia curativa. Inoltre, venne usato anche come offerta tombale come viatico per l'Aldilà.
Anche il Sole e la Luna (principio maschile e femminile) vennero spesso associati a uova celesti d'oro o d'argento. E' paragonabile al seme, a ciò che darà qualcosa di nuovo; è simbolo di una totalità racchiusa in un guscio, rappresenta quindi la creazione predefinita sin dall'inizio (per cui può rappresentare anche l'unità del Divino che tutto contiene). Nel mondo cristiano è stato fatto spesso il paragone tra Gesù che risorge dalla tomba e il pulcino che esce dal guscio. Invece, in alchimia, l'uovo filosofale (che successivamente sarà la pietra filosofale) rappresenta la materia primordiale che porta in sé, anche se in modo latente, ogni tendenza alla maturazione; il tuorlo, inoltre,è collegato alla speranza dell'oro.
Quindi: è collegato alla nascita primaverile (fertilità)e alla resurrezione. Proprio in questo frangente, occorre dire che durante il Medioevo, nel periodo Pasquale, la tradizione voleva che si regalassero uova fresche alla servitù.
Addirittura, Re Edoardo I d'Inghilterra fece ricoprire 450 uova con una foglia d'oro che poi regalò ai membri della famiglia reale durante il giorno di Pasqua. L'uovo, simbolo pagano di rigenerazione, era offerto proprio durante l'equinozio di primavera, ad indicare l'inizio di un nuovo anno.
Anche nella magia popolare l'uovo trova un suo posto.
In alcuni riti, occorreva sotterrarlo; la loro fragilità era ritenuta molto importante, in questo caso, poiché le potenze nemiche dovevano guardarsi dal distruggerlo.
In Austria, esso aveva funzione apotropaica: un uovoì veniva deposto il giovedì prima di Pasqua, poi benedetto e sotterrato. Come protezione dal fulmine, l'uovo veniva gettato al di là del tetto della casa e sotterrato nel punto in cui cadeva.
L'uovo è collegato direttamente a diverse divinità come il Dio Indù Brahma; negli antichi Veda (testi sacri Indù) Egli non è menzionato con questo nome ma il creatore viene chiamato Hiranya-garbha (l'uovo d'oro) o Prajapati (signore delle creature); Prajapati, in seguito, divenne un titolo di Brahama. Vi sono diversi miti su questo Dio e uno di questi narra che venne alla luce dopo aver vissuto mille anni in un uovo cosmico. Dopo questo periodo, egli divise l'uovo in due parti con la sola forza del suo pensiero e con questi due gusci formò il cielo e la terra. Anche Osiride, il Dio fratello e consorte di Iside, è collegato all'uovo tanto è vero che uno dei suoi nomi è Osiride-Seb, ovvero Osiride collegato al primo dio della creazione che creò il mondo dall'Uovo Cosmico.

L'uovo cosmico secondo Graves

Nel libro "La Dea bianca", nel capitolo "Il capriolo nel folto", Graves cerca di analizzare il calendario celtico
Beth Luis Nion e le loro relative lettere. Ad un certo punto parla dell'Omega ("grande O") che, a suo parere, si collegherebbe con l'uovo cosmico dei misteri orfici che il Demiurgo divise in due per creare l'universo: l'Omega maiuscola (Ω), dice, rappresenterebbe l'uovo cosmico posto sull'incudine, mentre l'Omega minuscola (ω) lo mostrerebbe invece già aperto in due metà, proprio a livello grafico. Le due Omicron ("piccola O") maiuscola e minuscola (O o) mostrerebbero l'uovo dell'anno in attesa di schiudersi.
Il glain, l'uovo rosso del serpente di mare che figurava nei misteri druidici, secondo Graves poteva essere identificato con l'uovo cosmico degli orfici secondo i quali, come abbiamo visto, la creazione sarebbe stata dovuta all'accoppiamento tra la Grande Dea ed il serpente cosmico Ofione. Per questo, dice il nostro,
nella Grecia arcaica l'accoppiamento dei serpenti era uno spettacolo proibito. Chi vi assisteva veniva colpito dal "morbo femminile": avrebbe dovuto vivere come una donna per 7 anni. Effettivamente, ricorda l'autore, il Caduceo di Ermes (che aveva anche il ruolo di psicopompo) presentava due serpenti intrecciati, in accoppiamento, attorno ad un bastone. Quindi: la Dea deponeva l'uovo cosmico (che aveva il tutto in latenza) ma questo non poteva fare nulla finché non veniva diviso in due dal Demiurgo. Il Demiurgo era il Sole (Elio) con il quale gli Orfici identificavano Apollo, il che aveva un senso anche naturale, visto che è il caldo del sole a far schiudere le uova di serpente. E, continua Graves, il dischiudersi del mondo veniva celebrato con la festa primaverile del sole, cui nell'alfabeto arboreo è assegnata la lettera Omicron.
Poiché, continua, il gallo era per gli orfici l'uccello della resurrezione, sacro ad Esculapio,figlio di Apollo, nei misteri druidici le uova di gallina presero il posto di quelle di serpente e vennero colorate di rosso in onore del sole. Da qui sarebbero derivate le uova di Pasqua. Ma, continua, la piccola O non è la grande O, l'Omega, che invece dovrebbe essere considerata un'intensificazione di Alpha e quindi un simbolo della nascita della nascita.

L' uovo secondo Guénon

Nel testo "Simboli della scienza sacra", nel capitolo "Il cuore e l'Uovo del mondo", René Guénon parla dei rapporti tra il simbolo del cuore e quello dell'Uovo del Mondo.
Già, dice, la prima somiglianza si ritrova nella forma dei due, ma la somiglianza può anche andare oltre. L'autore dice che il fatto che l'omphalos e il betilo, entrambi simboli del centro, abbiano spesso una forma ovoidale (come l'Omphalos di Delfi) può essere una prova di questa relazione.
La prima cosa da osservare, ci spiega, è che l'"Uovo del mondo" è la figura non del "cosmo" nel suo stato di manifestazione completa, ma di ciò a partire da cui si effettuerà il suo sviluppo; e se questo sviluppo è
rappresentato come un'espansione che si compie in tutte le direzioni a partire dal suo punto di inizio, è evidente che questo punto coinciderà con il centro stesso.
Così, l'"Uovo del Mondo" è effettivamente "centrale" in rapporto al Cosmo. La figura biblica del Paradiso Terrestre, che sarebbe anche il "Centro del Mondo", è quella di una cinta circolare, che potrebbe essere considerata la sezione orizzontale di una forma ovoidale oppure sferica. E qui, dice l'autore, c'è una certa differenza tra la forma della sfera, che si estende ugualmente in tutti i sensi partendo dal centro –essendo quindi la forma primordiale- e l'uovo, leggermente allungato, il quale sarebbe uno stato che deriva da quello precedente, uno stato già differenziato in quanto presenta già una "polarizzazione" o "sdoppiamento del centro"; inoltre, questa polarizzazione avverrebbe nel momento in cui la sfera compie un movimento di rotazione intorno ad un asse determinato, poiché, a partire da questo momento, non tutte le direzioni dello spazio svolgono uniformemente la stessa funzione. E questo segna il passaggio da una fase all'altra del processo cosmogonico, simboleggiate, la prima dalla sfera, la seconda dall'uovo.
Detto questo, Guénon cerca di capire se e come ciò che è contenuto nell'Uovo del Mondo sia simile a ciò che è contenuto nel cuore e anche nella caverna, in quanto essa è l'equivalente del cuore, secondo lo scrittore.
Si tratta del "germe" spirituale che nella tradizione indù è designato come Hiranyagarbha, letteralmente "l'embrione d'oro"; questo "germe" è l'Avatara primordiale[avatara,nella religione Indù, significa "discesa" ed è l'incarnazione di un Dio in diverse forme; n.d.Xenia], il cui luogo di nascita, dice Guénon, sarebbe precisamente il cuore o la caverna. In molti testi l'Avatara viene però chiamato Agni,mentre viene detto che Brhama si rinchiude nell'Uovo del Mondo, chiamato per questa ragione Brhamanda, per nascervi come Hiranyagarbha; nonostante questo, secondo Guénon, diversi nomi designano semplicemente i diversi attributi divini, che sono per forza in relazione tra loro, quindi non sono entità separate.
Egli considera, poi, che essendo l'oro considerato come la "luce minerale" e il "sole dei metalli", la designazione stessa di Hiranyagarbha lo caratterizza effettivamente come un principio di natura ignea; e tale ragione si aggiunge alla sua posizione centrale per farlo assimilare simbolicamente al Sole che, dice, in tutte le tradizioni è una delle figure del "Cuore del mondo".
Inoltre, egli riporta l'analogia tra il Pinda, embrione sottile dell'essere individuale, e il Brahmanda o "Uovo del Mondo".
Questo Pinda sarebbe come il "germe" permanente e indistruttibile dell'essere e si può identificare con il nocciolo d'immortalità chiamato Luz nella tradizione ebraica.
Anche se il luz di solito non viene fatto corrispondere al cuore, se lo si lega al concetto di "seconda nascita" allora la sua localizzazione nel cuore è corretta. Egli dice che, di fatto, queste localizzazioni che possono essere collegate direttamente ai chakra, si riferiscono ad altrettante condizioni delle fasi di sviluppo spirituale dell'uomo.
Se il luz, nella colonna vertebrale, è nella fase di sonno, nel cuore è nella sua fase di germinazione, la seconda nascita. Nel terzo occhio è la perfezione dell'uomo che ritorna ad integrarsi nello "stato primordiale" ed infine, quando è nella corona della testa, è il passaggio verso gli stati sopra-individuali.
Un altro collegamento che troviamo in Guénon per l'uovo, è quello con la caverna iniziatica, nel capitolo: "La caverna e l'Uovo del Mondo". La caverna iniziatica, dice Guénon, è intesa come un'immagine del mondo ed in questo senso sarebbe collegata al simbolo del cuore, anzi: la caverna ne sarebbe il centro.
Questo potrebbe essere assimilabile, per cui, all'Uovo del Mondo che è centrale in rapporto al "cosmo" e contemporaneamente contiene in se', in latenza, tutto ciò che questo conterrà in modo manifesto.
Tutto, quindi, si trova nell'Uovo del mondo, in uno stato di avviluppamento, proprio come in una caverna,
un luogo nascosto e al riparo da tutto.
Le due metà in cui si dividerà l'Uovo del mondo diverranno il cielo e la terra; la stessa cosa accade nella caverna, il cui la volta è il cielo e il suolo la terra.
Secondo Guénon, però, occorre fare i conti con il simbolismo della caverna legato alle diverse rinascite a cui viene sottoposto l'iniziato ai Misteri.
Un conto, dice, è il simbolismo della caverna nella "seconda nascita" (iniziazione ai "piccoli misteri") e un conto è il suo simbolismo nella "terza nascita" (iniziazione ai "grandi misteri").
La "seconda nascita" o "rigenerazione psichica" si opera nel campo delle possibilità sottili dell'uomo, mentre la "terza nascita", effettuandosi più a livello spirituale che non psichico, è legato all'accesso a possibilità sopra-individuali.
Quindi: la prima è una "nascita nel cosmo" (alla quale, nell'ordine macrocosmico, per Guénon corrisponde la nascita dell'Avatara) e quindi, in questo caso, le rappresentazioni hanno come luogo l'interno della caverna.
L'altra, invece, è una "nascita fuori del cosmo" e a questa uscita dal cosmo dovrebbe corrispondere un'uscita dalla caverna visto che questa conterrebbe, in questo caso, soltanto le possibilità incluse nel cosmo, possibilità che l'iniziato dovrebbe ora superare; si deve andare oltre la "seconda nascita".
Quindi, in questo caso, la caverna sarebbe un sepolcro da cui ora l'iniziato deve uscire; la terza nascita è preceduta, chiaramente, da una "seconda morte" che non è più la morte al mondo profano, ma una morte "al cosmo" e "nel cosmo". Ecco che la "nascita extracosmica" diviene una "resurrezione". Perché essa possa avvenire, occorre che la pietra che chiude questo sepolcro venga spostata. D'altra parte, ci ricorda il nostro, quando ciò che era fuori dalla caverna rappresentava solo il mondo profano (o le tenebre esterne), la caverna appariva come un luogo illuminato dall'interno; però, nella terza nascita, la caverna diventa relativamente scura se paragonata a quel che sta sopra di lei, la sfera "extra- cosmica". Vista da questa prospettiva, la luce interna alla caverna era solo un riflesso di quella che filtrava nella sua volta, da sopra di lei.
A livello macrosmico, tale apertura corrisponderebbe, secondo l'autore, al Brama-randhra, cioè al punto di contatto dell'individualità con il "settimo raggio" del sole spirituale che si localizza nel chackra della corona (nella parte superiore della testa) che potrebbe essere collegato secondo lui all'apertura superiore dell'athanor ermetico (il nostro suppone che, a livello alchimistico, la terza nascita potrebbe essere intesa come una "sublimazione").
A questo proposito, continua Guénon, "l'uovo filosofico" che svolgerebbe il ruolo di Uovo del Mondo, è chiuso all'interno dell'athanor ma quest'ultimo può essere a sua volta assimilato al "cosmo" nella duplice applicazione macrocosmica e microcosmica.
Quindi, la caverna potrà essere assimilata sia all'"uovo filosofico" sia all'athanor a seconda che ci si riferisca a gradi di sviluppo spirituale diversi nel processo iniziatico.
E qui ci si può ricordare la storia della caverna narrata da Platone in cui si vedono solo ombre grazie ad una luce esterna, una luce "extra cosmica"; la liberazione dei prigionieri è una "venuta alla luce" in cui, ora, possono contemplare la realtà (di cui avevano percepito solo un riflesso),quella degli archetipi eterni.
Le due nascite sono due tappe di un percorso "assiale", dice l'autore, come assiale è il raggio solare che sale dai chakra della colonna vertebrale fino al chakra della corona, uscendo da noi verso l'alto, dando un'indicazione della via da seguire, verso l'innalzamento. Una direzione che ricorda l'Asse del mondo (un andamento ascendente che corrisponde allo zenith della caverna).

Alcune opere ed immagini in cui appare l'uovo

Credo che sia impossibile citare tutte le opere o le immagini in cui questo simbolo appaia.
Pensiamo che esso appare, in alcune versioni, anche nel Tarocco marsigliese della Papessa di cui abbiamo parlato nell'articolo ad essa dedicato. Per cui, si ritrova sia in ambiti più popolari che nell'arte colta, soprattutto nel rinascimento la cui pittura si basava spesso sulla Mandorla mistica che si collega direttamente all'uovo (pensiamo a Botticelli, Piero della Francesca ecc.).
Qualche esempio:
-Beato Angelico, Trasfigurazione di Cristo; 1441 circa, Firenze, San Marco. In questo dipinto, Cristo appare circondato da una mandorla-uovo di luce.
-L'uovo cosmico, miniatura dal Liber scivias di Ildegarda di Bingen, 1165 circa, Hessisches Landesbibliothek.
- Piero della Francesca, Madonna col bambino, santi, angeli e il duca Federico da Montefeltro,1475 circa; Milano, Pinacoteca di Brera. In questo bellissimo dipinto, la Madonna è ritratta seduta ieraticamente sotto una cupola a forma di conchiglia (simbolo collegato all'acqua, all'utero ecc.) da cui pende un uovo, simbolo di purezza e perfezione divina. Semplicemente meraviglioso.
- L'uovo filosofico, miniatura da Splendor Solis di Salomon Trismosin, XVI secolo, Londra, British Library. In questa immagine, il Rebis (l'androgino mistico dell'alchimia) tiene in una mano l'uovo, l'inizio della creazione.
- Giorgio De Chirico, Composizione metafisica, 1914, New York, Metropolitan Museum. La composizione rimanda a simboli legati alla vita e all'ignoto, all'enigmaticità dell'esistenza.
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La Lepre e il Coniglio

• Origini mitiche: Attributo di Venere
• Significato: Fecondità, lussuria, voluttà; attributo della Vergine Maria (lepre bianca = virginalità)
• Alcune fonti: Plinio Il Vecchio, Naturalis Historia, VIII, 217-220; Cuniculus, in Picinelli, Mundus Symbolicus; Physiologus


Come già dicevamo all'inizio dell'articolo, tradizionalmente, lepre e coniglio vengono spesso confusi poiché si somigliano (anche se la lepre è più grande e con le orecchie più lunghe).
In diverse antiche culture la lepre è un animale legato alla Luna (e, quindi, alle figure divine femminili), poiché le macchie scure (i cosiddetti "mari") presenti sulla superficie lunare nella fase del plenilunio ricordano una lepre nell'atto di saltare. Un esempio di questo tipo si ritrova presso gli Aztechi (Tochtli è anche l'ottavo dei venti simboli giornalieri, un segno fortunato) dove nei codici la lepre viene raffigurata con un geroglifico lunare a forma di U.
Presso gli Indiani del Nord America, la lepre rappresentava un eroe, Gliskabe o Manabozho, che da creatore trasformò il mondo nel suo stato attuale. Inoltre, in questa cultura, la lepre sarebbe un trickster (la funzione del furbacchione) che con scaltrezza ha la meglio anche su bufali ed orsi, una caratteristica che viene sottolineata anche in diverse favole occidentali ma anche asiatiche.
Nei miti degli Hitchiti, sempre nativi americani, si raccontava di come una lepre, che ci ricorda un po' Prometeo, fosse riuscita a sottrarre un po' di fuoco agli Esseri Superiori per donarlo agli esseri umani. Al contrario, nel Deuteronomio, libro biblico, l'idea che ci si fa della lepre è negativa, in quanto essa è qui definita un animale immondo.
Nell'antica Cina la lepre viene rappresentata mentre pesta nel mortaio rami di cannella ed è considerata simbolo di lunga vita. Inoltre, sempre in Cina, la lepre è il quarto animale dello zodiaco, ed è un animale yin.
Anche un coniglio lunare si ritroverebbe nelle antiche leggende giapponesi. Si narra, infatti, che un giorno, un anziano viaggiatore, stremato da faticoso pellegrinaggio, crollò per la stanchezza in mezzo ad una foresta. Alla scena erano presenti una scimmia, un coniglio, una volpe e un orso i quali decisero di soccorrerlo andando alla ricerca di cibo da donare al vecchietto. Dopo un po' tornarono tutti quanti con il proprio dono: la volpe con un grappolo d'uva, la scimmia con della frutta secca, l'orso con il miele e il coniglio senza nulla. Triste per questo, il coniglio raccolse alcuni sterpi, accese un fuoco e vi si gettò donando se stesso. Il pellegrino, commosso da questo gesto, si rivelò essere un Dio che prese il coniglietto e lo depositò delicatamente sulla luna, dove continuerà a vivere per sempre e dove ancora oggi i bambini possono vederlo e celebrarlo in una festa simile al Natale.
Questa leggenda avrebbe una versione anche buddista, in cui il viandante per il quale la lepre si sarebbe sacrificata sarebbe stato Budda stesso; la lepre divenne così simbolo di abnegazione e fede nell'opera
di redenzione.
Anche presso i Celti, in Egitto e tra gli Ottentotti africani la lepre era associata alla luna.
Addirittura, presso gli Egizi, vi era una Dea, chiamata Wenenut, raffigurata con corpo di donna e testa di lepre o coniglio. Di solito teneva un coltello in ogni mano e rappresentava la Dea distruttrice Sekhet. Nel suo aspetto più benevolo, invece, la Dea aveva uno scettro in una mano e l'Ankh (la croce ansata) nell'altra. La sua controparte maschile era il Dio-lepre Wonenu, considerato una delle forme del Dio Osiride. Invece, presso gli Ottentotti dell'Africa, la lepre è un animale molto negativo. La leggenda narra che da tempo la luna volesse mandare agli uomini un messaggio, ma non trovava nessuno a cui affidare tale compito. Un giorno si presentò la lepre che le disse: "Eccomi, luna, sono qui per obbedirti. Ho sentito che devi fare arrivare agli uomini una notizia importante e, visto che sono veloce, sono pronta a svolgere la missione." Allora la
luna, che apprezzò molto la sua disponibilità, le disse: "Va', corri dagli uomini più in fretta che puoi e riferisci loro che, come io muoio e poi resuscito, anche a loro sarà possibile, dopo che muoiono, resuscitare". La
lepre, però, volendoci mettere qualcosa di suo, ingannò gli uomini dicendo loro che, come la luna moriva e scompariva dal cielo, anche loro sarebbero scomparsi.
Fu così che nacque la morte. Dopo un altro fallimento come ambasciatrice, fu per sempre impedito alla lepre
di svolgere questo ruolo, anzi, venne maledetta e fu condannata a non mangiare di giorno e a sfamarsi solo
la notte. Perché lepre e coniglio sarebbero stati animali sacri? Sicuramente per diverse loro caratteristiche.
Già secondo Plinio (23-79 d.C.), la lepre, animale preferito della Dea Afrodite, sarebbe stata molto utile per le donne: la sua carne avrebbe reso le donne feconde; il cibarsi dei suoi testicoli, poi, avrebbe aiutato il concepimento. Secondo il mago Apollonio di Tiana (I sec. d.C.), portare per tre volte una lepre
attorno al letto di una partoriente avrebbe facilitato il parto. Ma altre sarebbero le caratteristiche che la rendono un simbolo sacro. Intanto, per la sua capacità di stare sveglia. Essa dormirebbe, infatti, ad occhi aperti; secondo i medici medievali, la sua carne sarebbe stata la causa dell'insonnia. Addirittura, in antichità si diceva che mangiarne la carne avrebbe reso belli per 9 giorni.
Altre sue caratteristiche sarebbero legate alla timidezza, ma sarebbe stata anche simbolo di vigliaccheria. Un motivo che sicuramente l'ha resa simbolo della primavera è la sua prolificità che la rendeva un ottimo simbolo di fertilità per gli antichi pagani, anche se poi questo stesso motivo la fece diventare anche simbolo di lascivia con il Cristianesimo, e infatti, durante il Rinascimento, venne spesso rappresentata in scene amorose come simbolo di voluttà.
Mentre la lepre bianca (già simbolo della Dea come Vergine) divenne attributo della Vergine Maria, ai cui piedi veniva spesso raffigurata, rappresentando la vittoria sulla "carnalità". Invece, in scene legate ai santi, come nel caso di San Gerolamo, la lepre rappresenta le tentazioni carnali a cui il Santo deve
sottrarsi.
Proprio come simbolo di prosperità e fertilità, la lepre pasquale venne legata al simbolo dell'uovo nelle feste primaverili; ed è sempre come simbolo di fecondità che viene presa in considerazione dagli studiosi di
psicologia simbolica, che la vedono come rappresentazione della sessualità ardente.
Nel Physiologus, testo protocristiano, la lepre – dalle zampe corte e veloce nella fuga, anche in salita diviene metafora dell'uomo virtuoso che fugge dal maligno, correndo su per le rupi in cerca di Dio. Inoltre, il suo essere inerme la renderebbe un ottimo simbolo dell'uomo che si affida a Dio.
Così come lepri che rosicchiano tralci di vite (vino) indicherebbero le anime accolte in paradiso che possono qui gustare indisturbate i frutti della vita eterna. Sempre in ambito cristiano, tre lepri in cerchio con le orecchie unite a formare un triangolo rimanderebbero, probabilmente, alla Trinità o alla fugacità del tempo.
Per quanto riguarda, sempre in ambito cristiano, il coniglio pasquale, va detto che quest'ultimo viene citato per la prima volta in un testo tedesco del 1572, dove veniva considerato, appunto, un simbolo pagano
di fertilità.
Tornando alla lepre, va detto che diversi testi medievali riportano anche la credenza che questo animale fosse capace ci cambiare sesso e che la femmina dell'animale potesse procreare senza bisogno del maschio, mantenendo la propria verginità (questo, quindi, spiegherebbe perché la lepre bianca sia stata collegata alla Vergine Maria). Tanto è vero che anche Elisabetta I, regina d'Inghilterra,la cosiddetta "Regina Vergine", veniva chiamata "lepre" per questo. Inoltre, un'altra credenza diceva che l'apparizione di una lepre
presagisse disgrazie imminenti.
Ricordiamo poi come il coniglio bianco torni in molte favole, così come in racconti moderni (es. Fratel Coniglietto nel folclore americano); uno di questi, famosissimo, è sicuramente il Bianconiglio di Alice nel paese delle meraviglie, opera di Lewis Carroll.

La lepre secondo James Frazer

Ne "Il ramo d'oro", Frazer ci parla della lepre nel capitolo "Lo spirito del grano come animale", e ci spiega che questo spirito del grano (collegato agli antichi miti della morte rituale stagionale del Dio) è stato sempre presentato in forma zoomorfa come papero, capra, lepre, gatto ,volpe e molti altri ancora.
Spesso si credeva che questo spirito fosse presente fra il grano in una delle diverse forme e che venisse catturato o ucciso nell'ultimo covone.
Via via che il grano cadeva sotto la falce, l'animale fuggiva ai mietitori, e se uno dei lavoranti sentiva un malore, allora significava che, sbadatamente, aveva inciampato nello spirito e per questo veniva punito.
La persona che poi avesse tagliato l'ultimo grano o legato l'ultimo covone, avrebbe assunto il nome dell'animale e l'avrebbe potuto portare addosso anche per tutto il resto dell'anno.
Spesso, ci spiega Frazer, si raffigurava anche l'animale con un fantoccio fatto con l'ultimo covone con diversi materiali e lo si portava a casa nell'ultimo carro, in allegria.
In tutti i modi, l'ultimo covone veniva chiamato con il nome dell'animale che si credeva avesse incarnato lo
spirito del grano. Inoltre, nella maggioranza dei casi, si credeva che lo spirito morisse appena fosse stato mietuto tutto il grano. Addirittura, in alcuni casi, a rappresentare lo spirito sarebbe stato il lavorante che avesse trebbiato l'ultimo covone e se fosse stato acciuffato sarebbe stato trattato come l'animale che
avrebbe simbolizzato.
Successivamente, l'autore presenta proprio un paragrafo intitolato: "Lo spirito del grano come lepre".
Lo riporto in parte qui: […] A Galloway, mietere l'ultimo grano è detto"tagliare la lepre". E si procede nel modo seguente. Quando tutte le altre spighe sono state mietute, se ne lascia una manciata, che costituisce appunto la lepre , la si divide in tre parti, la si intreccia e si annodano le spighe. Poi,i mietitori si allontanano di qualche metro e ciascuno lancia la propria falce contro la lepre, per reciderla. Il taglio deve essere fatto sotto il nodo e i mietitori continuano, uno dopo l'altro, fino a quando uno di loro riesce nell'impresa. Allora, portano a casa la lepre e l'affidano, in cucina, a una domestica che l'appende sopra la porta, dal lato interno. A volte, si usava lasciarla lì fino alla mietitura successiva. Nel circondario di Minnigaff, quando la lepre era tagliata, i mietitori scapoli si precipitavano di corsa verso casa e quello che arrivava primo sarebbe stato anche il primo a sposarsi.
In Germania, uno dei nomi dati all'ultimo covone è appunto lepre. E in alcune zone di Anhalt, quando il grano è stato mietuto e ne restano in piedi pochi steli, dicono "presto verrà la lepre"; oppure […] "guarda come sta saltando la lepre".
Nella Prussia orientale, si dice che la lepre si nasconda nell'ultimo gruppo di spighe rimaste in piedi, e che a cacciarla dev'essere chi miete per ultimo. Allora tutti si affrettano all' opera perché nessuno vuole "scacciare la lepre" per non essere fatto oggetto delle beffe dei compagni.
Ad Aurich […] per indicare il taglio dell'ultimo grano, si dice "tagliar la coda alla lepre" mentre, continua, in Germania, Svezia, Olanda, Francia e Italia, si diceva " sta uccidendo la lepre" riferendosi all'ultimo che mieteva. Frazer continua: In Norvegia, l'uomo che "uccide la lepre" deve offrire "sangue di lepre" ai suoi compagni, sottoforma di acquavite.
A Lesbo, quando è in corso la mietitura in due campi confinanti, ogni squadra cerca di terminare per prima così da mandare la lepre nel campo del vicino; chi vince, dice, è convinto che "l'anno successivo, il raccolto sarà migliore. Si prepara poi un mazzetto di grano che verrà collocato accanto all'immagine sacra fino al raccolto seguente."


Successivamente, nel capitolo "Olocausti umani", nel paragrafo intitolato: "Uomini e animali al rogo", Frazer si pone molte domande sul perché nell'antica Europa vi fosse l'abitudine di fare sacrifici umani e animali soprattutto durante le feste del fuoco (come le feste di primavera e quelle di inverno) e perché si immolassero soprattutto animali come i gatti e le lepri; egli ipotizza che questo tipo di rito fosse legato alla concezione che le feste del fuoco volessero purificare la comunità da poteri ed esseri legati alla stregoneria e che quindi il fuoco fosse il mezzo migliore per farlo (poiché tradizionalmente è un mezzo di purificazione rituale).
Ecco quindi, che animali come i gatti e le lepri erano esseri in cui spesso, secondo le leggende popolari, le streghe ed i maghi si sarebbero trasformati. Per cui, uccidendo questi piccoli animali, dice, forse si credeva di uccidere maghi e streghe.
N. di Xenia: la visione di Frazer è, io credo, assolutamente influenzata dalla visione cristiana; egli, forse, non teneva conto del fatto che presso gli antichi popoli la magia non era vista in modo così malevolo, anzi, faceva parte del culto. Questa idea potrebbe essersi presentata solo successivamente, con il cristianesimo, soprattutto durante il medioevo.Ma teniamo conto che il "Ramo d'oro" è un testo nato nel 1890 e completato nel 1911-15, agli albori dell'antropologia.

Lepre e coniglio secondo Graves

Nel capitolo "Il sacro e ineffabile nome di Dio" de "La Dea bianca", Graves, ad un certo punto, parla di Stonehenge ed affronta un argomento particolare, cioè cerca di capire se vi fossero collegamenti tra le divinità che venivano adorate dal popolo che ha costruito Stonehenge e del Dio ebraico Jahvèh.
Quindi, per cercare questi collegamenti, fa riferimento ad alcuni tabù alimentari che si ritrovano sia in Britannia sia presso il popolo ebraico, rifacendosi a ciò che viene detto nel Levitico.
I tabù che secondo Graves vi sarebbero stati in comune tra queste due culture sono quelli legati al maiale e alla lepre. Ma, prosegue, il coniglio di cui si parla nel Levitico non è il coniglio britannico della famiglia dei Leporidi, bensì l'irace, animale caratteristico della Siria e sacro alla Triplice Dea per i suoi incisivi a sezione triangolare e per il fatto che partorisce tre cuccioli per volta.
Invece, del tabù sulla lepre, sembra che ne parlasse già Plinio e, dice Graves, il fatto che fosse un animale regale sarebbe stato provato dalla storia della lepre portata in battaglia dalla regina degli Iceni, Boadicea (o Boudicca).
Graves riporta il fatto che anche i contadini del Kerry, nel periodo in cui scriveva il libro (negli anni '40 del `900), non mangiavano carne di lepre e dicevano che mangiarla sarebbe stato come mangiare la propria nonna. Graves ipotizza che la lepre fosse sacra per la sua agilità e prolificità ( poiché, secondo Erodoto, la lepre avrebbe concepito mentre è ancora incinta); inoltre, è un animale che si accoppia facilmente in pubblico, senza imbarazzo, come i cani e i gatti.
Inoltre, continua dicendo che la posizione della costellazione della lepre, ai piedi di Orione, farebbe pensare che essa fosse sacra già nel periodo della Grecia Pelasgica.
Successivamente, nel capitolo "La triplice musa", la lepre viene citata come una delle tante trasformazioni che si ritrovano nelle saghe della mitologia celtica (poi passate in diverse leggende medievali), come nel caso di Gwion, il ragazzo che cade nel calderone di Cerridwen e che per questo per sfuggirle assume le sembianze di diversi animali sacri, tra cui, appunto, la lepre, che rappresenta la stagione autunnale della caccia.
Sempre nello stesso capitolo, l'autore,parlando di alcuni animali legati alla festa di Calendimaggio (Beltane, 30 aprile-1 maggio), dice che in Britannia, l'antico tabù che vietava di mangiare la lepre (tabù che, se infranto, veniva punito venendo tacciati di codardia) veniva abolito solo nel giorno della vigilia di Calendimaggio. Il nostro ci spiega anche il perché, probabilmente, Boudicca avesse lasciato libera una lepre in battaglia contro i romani: forse, perché credeva che se questi ultimi l'avessero colpita avrebbero perso il loro coraggio.
L'autore continua dicendo che la lepre era oggetto di una caccia rituale a Calendimaggio e che la figura della "lascivia" di cui abbiamo parlato riguardo a Freya/Ostara, lascia libera la lepre affinché le sue figlie possano darle la caccia. Ed in effetti, Graves riporta delle antiche ballate inglesi che riportano proprio il tema dell'inseguimento amoroso in cui il re sacro fugge sotto spoglie di lepre dalla Dea o viceversa.

Alcune opere in cui appaiono lepri o conigli

• Tiziano, Madonna del coniglio; 1530, Parigi, Louvre.Qui la Madonna accarezza un coniglio bianco, simbolo di purezza e di vittoria sulla carnalità.

• Vittore Carpaccio, Nascita della Vergine, 1502-1507; Bergamo, Accademia Carrara. In questo caso, i due conigli (non bianchi) presenti nell'interno della casa in cui nasce la Vergine, rappresentano fertilità.

• Piero di Cosimo, Venere, Marte e Cupido, 1505 circa; Berlino, Gemäldegalerie. In questo dipinto, il coniglio bianco che sbuca da dietro Venere distesa che contempla Marte dormiente, rappresenta l'emblema della Dea dell'Amore e della Bellezza.

Ostara nella Wicca

Non ci rimane che dare qualche delucidazione su come oggi venga, in generale, intesa la festa di Ostara nel movimento neopagano della Wicca.
Chiaramente, il modo, i rituali, con i quali si festeggia questo giorno sacro sono diversi a seconda della tradizione a cui si fa riferimento, ma a grandi linee si può dire che le divinità a cui ci si riferisce sono, oltre ad Eostre, più in generale la Dea e il Dio adolescente;oltre alla leggenda sulla Dea anglosassone, si dà una certa importanza al simbolo dell'uovo che indica l'unione degli Dèi: l'albume rappresenta la natura onnicomprensiva della Dea, mentre il tuorlo giallo le qualità virili del Dio Sole. Il guscio esterno, bianco e simmetrico, li congiunge rappresentando la fertilità e l'amore che li unisce. In effetti, in alcuni libri come quello di D. Morrison, viene suggerito di festeggiare facendo delle attività proprio con le uova,
come il colorarle, lo scrivere una qualità che si vorrebbe acquisire su un uovo e mangiarlo, fare incanti con le uova, creare un fertilizzante naturale di uova e latte per le proprie piante e benedirle con esso. Questo
lavorare con le piante si ritrova anche in Scott Cunningham.
In generale, è un buon momento anche per fare attività legate alla guarigione della terra. I colori legati a questa festa sono soprattutto i colori pastello mentre, come decorazioni, vengono usati i fiori di stagione. Anche qui, a seconda delle tradizioni, i cristalli collegati o certe piante usate per gli incensi non sempre coincideranno.
Nella tradizione di Starhawk, il Reclaiming, per lo meno da come è stato presentato in La danza a spirale, il rito sarà basato sull'eliminazione di ciò che ci lega nel cammino e quindi si cerca di lavorare su questo, meditando su come eliminare ciò che ci blocca.
Nella tradizione Sassone, invece, quella presentata nel testo "Il libro delle streghe" di R. Buckland ci si concentra maggiormente, ad esempio, sul "seminare" un'idea, un progetto, essendo questo un tempo di semina e dello sbocciare. Quindi, si lavora soprattutto su ciò che si desidera realizzare nel proprio cammino durante il periodo successivo e si gettano le basi per renderlo possibile. In questo tipo di rito c'è una forte simbologia di fertilità sessuale, tanto è vero che durante il rito viene usata la bacchetta di Priapo, a forma fallica, per benedire i semi che poi vengono realmente piantati nella terra (la bacchetta di Priapo si trova anche nel rito di Ostara dei Farrar, in "A witches' Bible", così come anche in Il libro segreto delle arti magiche di Ed Fitch).
La semina è, comunque, un tema ricorrente in questo sabba, come si legge anche ne "L'arte della magia" di Phyllis Curott. Spesso, in questo rituale, vengono fatte anche danze, per ricordare la gioia del risveglio della terra e dei sensi.
Questi sono solo alcuni elementi, giusto per dare un'idea della festività, ripresi da alcuni degli autori più facilmente raggiungibili qui da noi, essendo stati pubblicati i loro testi, ma certamente questo breve paragrafo è molto lacunoso, volendo semplicemente delineare brevemente come, ancora oggi, questa festività sia molto sentita. Nel caso voleste saperne di più, il metodo migliore è sempre quella di scartabellare tra i libri!! ;-)



Di Xenia (Sarah Degli Spiriti)
[articolo tratto da Rivista Labrys anno I, n.1.,Ostara/Beltane 2006]

Bibliografia

• Robert Graves, La Dea bianca; ed.Adelphi (Azzate,1998 )
• Anthony S. Mercatante, Dizionario universale dei miti e delle leggende; (Farigliano, CN, 2003)
• Enciclopedia Mythica: www.pantheon.org
• James G. Frazer, Il ramo d'oro; Ed. Newton & Compton (Milano, 1999)
• Storia delle religioni. Mondo classico-Europa precristiana; a cura di Giovanni Filoramo. Collana La biblioteca di Repubblica (Torino, 2005)
• Atlante illustrato della mitologia del mondo, a cura di Angela Cerinotti; ed. Demetra (Prato, 2002)
• Robert Graves, I miti greci,volume I, edizione speciale per Il Giornale.
• René Guénon, Simboli della scienza sacra; ed. Adelphi (Milano, 2000)
• Losapevidell'arte, Simboli e allegorie, prima parte; ed. Electa-Gruppo Editoriale L'Espresso (Pomezia, Roma, 2004)
• Losapevidell'arte, La natura e i suoi simboli, seconda parte; Electa, Gruppo Editoriale L'Espresso (Pomezia, Roma, 2004)
• Dorothy Morrison, L'Arte della strega; ed. Armenia (Milano,2002)
• Phyllis Curott, L'arte della magia; Sonzogno Editore (Bergamo, 2002)
• Scott Cunningham, Wicca, ed. Armenia (Milano, 2001)
• Ed Fitch, Il libro segreto delle arti magiche.
• Starhawk, La danza a spirale; Macro Edizioni (Città di Castello, PG, 2002)
• Raymond Buckland, Il libro delle streghe; ed. Armenia (Milano, 2003)
• Janet e Stuart Farrar, A witches'Bible; Phoenix Publishing Inc. (1996, stampato negli USA)



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