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Ynis Afallach Tuath

INTRODUZIONE AL CICLO DELL'ANNO
Venerdì, 22 Febbraio 2008 - 13:26 - 2645 Letture
Ciclo dell'Anno Tra tradizione e folklore nel nord europa

Ai giorni nostri siamo abituati a considerare il tempo in maniera lineare,
ma i popoli antichi del nord europa avevano una concezione ben differente:
il tempo era ciclico e si snodava in spirali.


Passato presente e futuro non si susseguivano in linea retta,
ma tornavano ciclicamente ad intersecarsi,
e l’evoluzione avveniva secondo un’eterna geometria spiraliforme.

Questi popoli vivevano in stretto contatto con con la natura
e ne osservavano i cicli: dopo l’inverno tornava sempre la primavera,
il seme diveniva fiore, poi frutto e nuovamente seme,
pronto a rinascere dopo i rigori invernali.
Lo stesso valeva per i cicli astronomici lunari e solari.
In questa continua ciclicita’
gli antichi trovavano un senso alla vita e alle età dell’uomo
che viveva profondamente integrato nel mondo naturale.
Oggi fra grattaceli di cemento, stagioni artificiali e ritmi stressanti,
l’uomo vive snaturato e sconnesso da quei cicli naturali che invece
lo pervaderebbero.
Molti ritengono che diverse malattie fisiche, psicologiche e spirituali
possano derivare proprio da quest’alienazione dell’uomo dai cicli naturali.
Proviamo allora a riscoprire la concezione dei nostri antenati riguardo ai cicli annuali,
e chissà che, armonizzandoci con la natura,
non si riesca a ritrovare parte delle nostre radici socio-culturali.
I Celti, come la maggior parte delle popolazioni nord europee,
seguivano un calendario luni-solare.
Essi riconoscevano due stagioni, estate e inverno,
e 4 festival principali, legati al ciclo agricolo-pastorale.
Non vi sono prove che festeggiassero i solstizi e gli equinozi,
anche se molto probabilmente
li consideravano giorni speciali sotto il profilo magico ed energetico.
L’anno iniziava a Samhain, ai primi di novembre,
ecco perche’ ora lo si conosce come ‘capodanno celtico’.
Questa data segnava l’inizio dell’inverno, la meta’ oscura e fredda dell’anno,
la stagione della dea Keredwen, la vecchia saggia.
Ricordi di questa antichissima ricorrenza
sono ben vivi anche oggi nella festa di Halloween.
Si arrivava poi a Imbolc, l’odierna Candelora o Candlemas, ai primi di febbraio.
Questa è una festa pastorale, in questo periodo infatti nascevano gli agnelli,
si avevano finalmente latte e formaggi dopo la dura stagione invernale
e si celebrava il ritorno della luce e della vita.
Imbolc è la festa dedicata a Brighid,
dea solare associata al fuoco e protettrice di guaritori, poeti e fabbri.
Eccoci poi giungere a Beltane, o Calendimaggio.
Festeggiata ai primi di maggio,
questa festa segna l’inizio dell’estate e della meta’ luminosa dell’anno.
Si tratta anche in questo caso di una festa pastorale
il cui tema dominante è la rinascita e la fertilità della natura.
‘Beltane’ deriva da Belenos, dio solare celtico, che significa ‘lo splendente’.
Infine giunge Lughnasadh, o Lammas, ai primi di agosto.
Questa è una festa agricola che celebra il raccolto dei cereali.
Prende il nome da Lugh, ‘il molto abile’, dio protettore degli artigiani.

Volendo associare ad ogni periodo dell’anno
una dea del pantheon celtico si potrebbe così dividere l’anno:

• da Imbolc a Beltane abbiamo
il tempo dell’aspetto della fanciulla e vergine cacciatrice,
la sposa di Maggio consorte del re.
La giovane terra che si risveglia dal lungo sonno invernale ed è tutta in boccio.
Potenzialità pronta a fiorire.
Queste caratteristiche sono ben rappresentate da Blodeuwedd ‘viso di fiori’.

• da Beltane a Samhain celebriamo invece
l’aspetto della Madre che reca frutto ed abbondanza,
tempo di raccolto e di pienezza dedicato alle dee madri della terra come Rhiannon.

• da Samhain ad Imbolc infine è l’oscuro tempo dell’inverno,
del riposo, della discesa nell’oscurita’ della terra,
della morte della natura, dell’introspezione.
Periodo simboleggiato dalla vecchia saggia della luna calante,
a ‘bianca scrofa’ Keredwen, il cui nome significa ‘porta divina’,
poiché tutto deve passare attraverso la morte
perché possa esservi rinascita.
Infine il ciclo ricomincia,
così come la vecchia nera Cailleach torna per Imbolc
a trasformarsi nella bianca sposa dei fiori.

Queste associazioni sono ovviamente a puro scopo esemplificativo
e rappresentano solo una delle molteplici varianti possibili.
Arriviamo infine a parlare dei solstizi e degl’equinozi.
I gruppi neo-pagani tendono a considerarli festività minori in genere,
e non vi sono notizie certe su come venissero considerati dai popoli celtici.
Certo è tuttavia che nel folklore nord europeo
rimangono fortissimi echi di queste festività
che completano il ciclo ad otto stazioni dell’anno.

Yule, il solstizio d’inverno, cade attorno al 21 dicembre.
E’ la notte più lunga dell’anno,
il momento in cui il sole bambino rinasce dall’oscurità.
La maggiorparte di simboli natalizi
affondano le loro radici nelle tradizioni solstiziali.

Ostara, equinozio di primavera,
festeggiato attorno al 21 marzo,
celebra la rinascita della natura e l’avvento della primavera
e prende il nome dalla dea germanica della fertilità Eostre.
Anche in questo caso simboli pasquali come il coniglio,
la lepre e l’uovo sono retaggi di questa antica festa.
Litha, il 21 giugno, è il solstizio d’estate
ed è il giorno più lungo dell’anno.
Il sole raggiunge la sua massima potenza e si prepara al declino.
Questa festa è molto nota in relazione alle leggende sulle fate;
così come testimoniato dalla celebre commedia di shakespeare
‘sogno di una notte di mezza estate’.

Infine, Mabon, equinozio d’autunno,
celebrato attorno al 21 settembre.
E’ la festa dedicata al raccolto degl’ultimi frutti
e dell’uva che diverra’ vino.
Nell’antica grecia, in questo periodo, si celebravano i misteri iniziatici di eleusi
connessi al mito di demetra e persefone.
Persefone, così come il giovane dio celtico Mabon,
si prepara a scendere nell’oscurità invernale
prima di riportare vita e calore con il suo ritorno in primavera.

Volendo riassumere quanto detto
in una sorta di MITO DEL CICLO ANNUALE,si puo’ narrare che:
al solstizio d’inverno la Grande Madre partorisce il giovane Dio Sole
che cresce fino ad Imbolc,
mentra la madre si riprende dalle fatiche del parto.
A Ostara egli incontra un altro archetipo della dea,
la giovane fanciulla con la quale si unisce a Beltane
assicurando così fertilita’ e vita alla natura.
A Litha raggiunge la sua massima forza
e massimo vigore e si prepara a declinare.
A Lughnasadh viene infatti sacrificato per portare nuova vita al mondo.
Si trasforma così nel vecchio saggio che regna nell’Altromondo:
la metà oscura dell’anno che culmina a Samhain.
La dea appare nel suo aspetto oscuro,
la saggia signora di morte e rinascita.
Colei che custodisce nel suo grembo i semi che fioriranno
quando da Cailleach diverra’
Splendida Fanciulla dal viso di fiori…

-Caillean-

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