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Ynis Afallach Tuath

GLASTONBURY. IL POZZO DEL CALICE E LA FONTE ROSSA
Domenica, 24 Febbraio 2008 - 21:30 - 6896 Letture
Luoghi Glastonbury.
Luogo di magie e di incanti, identificato nel corso dei secoli con la sacra isola di Avalon, Ynis Afallach, dimora di sacerdotesse guaritrici dedite al culto della Madre. Isola delle mele, nella quale Morgana condusse Artù morente, che molti dicono addormentato in attesa di risvegliarsi e riprendere il ruolo di Re Sacro, per la Britannia e per il mondo.

Ciò che contribuisce a rendere Glastonbury un luogo tanto particolare è senza alcun dubbio il paesaggio. La sua conformazione naturale ha fatto sì che la fascinazione e le energie ivi percepite fossero associate ad aspetti particolari della mitologia celtica ed al regno delle fate, l’altromondo, speculare e complementare al nostro, chiamato con il nome di Annwn.
Simboliche ed evocative sono le sue fonti, in particolare quella conosciuta come fonte rossa, Chalice Well o Blood Spring.



L’acqua della fonte rossa sgorga tra il Glastonbury Tor e la Chalice hill, per la precisione ad una cinquantina di metri di distanza dal Tor. La sorgente è perenne ed il flusso è calcolabile in 4,5 metri cubi all’ora di acqua.
Essa potrebbe provenire da un complesso sotterraneo di dimensioni e profondità sconosciute il quale potrebbe trarre origine dalle Mendips Hill. L’acqua potrebbe risalire in superficie dopo un lungo corso sotterraneo che potrebbe avere un’origine molto profonda e distante dalla sorgente.
Queste conclusioni si possono trarre dal flusso costante, dalla temperatura (2 gradi centigradi) e dal deposito ferroso che essa porta con sé.
Ciò che infatti dona il nome alla sorgente è proprio il caratteristico colore delle sue acque, dovuto all’elevato contenuto di ferro presente in esse. Infatti, dove esse portano il loro cammino lasciano una patina color ruggine sul terreno.

La mitologia lega inestricabilmente la fonte rossa al Graal.
Si narra che il Sacro Calice sia stato portato in Inghilterra da Giuseppe D’Arimatea, dopo che egli vi ebbe raccolto all’interno il sangue del Cristo morente.
Egli sarebbe giunto a Glastonbury dalla Palestina portando con sé due ampolle (che secondo l’autore N.R.Mann rappresenterebbero a livello simbolico la blood spring e la white spring), e il Graal, che avrebbe poi nascosto nelle acque della fonte rossa, nel punto nel quale esse sgorgano.

Non si può parlare della fonte rossa senza fare un, seppur piccolo, accenno alla seconda fonte di Glastonbury, la fonte bianca White Spring.
Le sue acque oggi sono purtroppo nascoste alla vista a causa dell’industrializzazione compiuta dall’uomo.
Ma in origine essa era ben visibile sul terreno di Glastonbury e le sue acque, cariche di calcare, avevano un colore bianco latte.

Il bianco ed il rosso sono infatti i colori caratteristici dell’aldilà celtico. I cani di Arawn, re dell’Annwn, sono descritti, nel primo ramo del Mabinogion, come creature interamente bianche ma dagli occhi e dalla punta delle orecchie color rosso sangue.
Ma oltre che alla morte i due colori sono associati a simbologie vitali, preposte ai misteri del sangue mestruale e del concepimento.
Il bianco sarebbe quindi lo sperma maschile ed il rosso il sangue femminile, o ancora il sangue che sgorga insieme alla placenta dal corpo femminile al momento del concepimento.
In alchimia il rosso ed il bianco simboleggiano il principio originale dello zolfo, il “fiammeggiante”.
Si considerano due colori polari e si dice che quando il sangue mestruale (rosso) incontri lo sperma (bianco) si possa originare una nuova vita.
Il colore rosso caratteristico della sorgente è quindi collegato ai misteri del sangue, della vita e della morte ed è molto probabile che gli antichi considerassero sacra una fonte che, rossa, sgorgasse dalla Madre Terra simboleggiando la sua capacità procreativa in modo molto marcato.
Una rappresentazione vivente del flusso vitale femminile che permeava la Terra.
La sorgente rossa scorre in mezzo ad alberi di Tasso.
Essi a livello simbolico si intrecciano benissimo con quanto detto finora.
Sono infatti associati sia alla morte che alla rinascita.
I semi contenuti nei frutti di quest’albero, di un brillante color rosso, sono altamente tossici così come le foglie e la corteccia. Ma l’albero è anche incredibilmente longevo.
Ciò fa di questo albero un perfetto rappresentante della duplice essenza sacra di vita e morte.
L’autore N.R.Mann nel suo libro propone una tesi secondo la quale i druidi stessi avrebbero piantato i tassi lungo il corso dell’acqua per farne un percorso professionale legato a particolari culti iniziatici.

La fonte della Chalice Well è circondata da un giardinetto al quale si accede tramite un cancello.
Il pozzo che la contiene è profondo nove metri e, nel 1919, è stato ricoperto da una botola intarsiata, con l’immagine di una vesica pisces progettata da Frederik Bligh Bond.
La capacità del pozzo è di 45 metri cubi e si riempie in dieci ore.



La vesica pisces, letteralmente traducibile con vescica del pesce, è ottenuta tramite l’unione dei bordi di due cerchi la circonferenza dei quali passa una nel centro dell’altra.
La vesica pisces contiene le proporzioni vitali per coloro che operano in forma tridimensionale e cioè le radici quadrate di 2, 3, 5.
Essa inoltre fornisce i diagrammi di base per costruire il pentagono, l’esagono e l’ottagono e da essa si ricavano le proporzioni della sezione aurea che è la base dello sviluppo di molteplici forme naturali, nonché la proporzione del corpo umano, il numero phi.
La figura che si ricava dall’unione dei due cerchi richiama la forma di una mandorla.
Se vista orizzontalmente essa porta alla mente un pesce stilizzato, simbolo dei primi cattolici, tramite il quale essi si riconoscevano.
Ma se visto in modo orizzontale esso richiama una vulva, simbolo della Dea Madre preposta alla vita ed alla generazione.
Si dice che la vulva emani un leggero odore di pesce ed il termine greco delphos significa sia vulva che pesce.
La figura richiama inequivocabilmente quella della Dea celtica Sheela-Na-Gig rappresentata con le gambe spalancate e le mani ad aprire una vagina di dimensioni quasi sproporzionate, a marcarne ancora di più il ruolo di generatrice e di Dea della fertilità.

I due cerchi intersecati inoltre potrebbero simboleggiare l’unione dello spirito con la materia, del maschile e del femminile, della vita con la morte.
Secondo l’autrice J.S.Bolen essi rappresentano i momenti nei quali i mondi si sovrappongono e si compenetrano.
Come nei momenti di passaggio del calendario celtico, i portali del fuoco, primo fra tutti quello del periodo di Samhain, quando i cancelli del regno fatato (il Shide) vengono aperti, le nebbie si alzano, e per noi umani è possibile venire in contatto con gli abitanti di tale regno e con gli antenati, nostri cari defunti.
La vesica pisces, come simbolo del mondo spirituale che si perpetua in quello materiale ci richiama alla discesa nelle profondità di noi stessi.
Il pozzo sacro di Glastonbury, identificato con quello altrettanto sacro di Avalon, è come una caverna nella quale avvengono i mutamenti più significativi per la nostra anima.
E bevendo la sacra acqua rossa ci rinnoviamo e purifichiamo, ci riuniamo alla dea e torniamo alla consapevolezza della nostra sacralità innata, del nostro potere creatore e distruttore al medesimo istante.
Essa ci spinge a fidarci del nostro intimo intuito, a lasciar andare le gabbie mentali nelle quali siamo costretti per tornare a camminare, ancora una volta fiere e libere, sul cammino della Dea.



Fonti:

"Avalon", N.R.Mann. Edizioni Età dell'Acquario
"Passaggio ad Avalon" J.S.Bolen. Ed. Piemme
"I Simboli" Le Garzantine.

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