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Ynis Afallach Tuath

CEREDWEN
Giovedì, 14 Agosto 2008 - 16:33 - 2907 Letture
Avalon di Destiny Caillean

Grande Madre di Morte e Rinascita

Keredwen o Cerridween è una delle più conosciute divinità del pantheon celtico.
Ella rappresenta l’archetipo della Strega, la vecchia saggia, colei che presiede ai misteri di morte e rinascita.
Il suo nome significa “porta divina”, poiché solo passando attraverso la morte, fisica e iniziatica, è possibile accedere alla conoscenza dei Misteri e alla rinascita spirituale.

E’ associata alla luna calante e nera, all’oscurità dell’inverno e alla festa di Samhain, che alla presiede.

Il suo simbolo è il calderone:
il grembo della Terra, la Grande Madre che accoglie i suoi figli per prepararli ad un nuovo ciclo, proprio come i semi che giacciono addormentati in attesa della primavera e portano in loro l’impronta di ciò che erano e di ciò che saranno.
Keredwen ci insegna i Misteri del ciclo eterno delle esistenze,
i segreti della Trasformazione, ella sussurra nelle nostre menti ciò che può essere udito nell’oscurità della Grotta,
nei rigori dell’inverno, quando ci immergiamo nel suo calderone fino al centro di noi stessi,
fra lacrime e vita, fra buio e luce.

La figura della Strega è presente ubiquitariamente nelle mitologie di tutto il mondo:
la Morte ed i segreti che ella serba, da sempre hanno richiamato l’attenzione dell’uomo
verso la Grande Iniziatrice,
l’ineluttabilità del destino mortale.
Nel pantheon greco-romano troviamo Ecate, la Nera Signora guardiana dei crocicchi, i dolorosi punti di svolta della nostra vita.
Ella è accompagnata da cani, animali associati alla morte poichè Guardiani della Porta, psicopompi che seguono il viaggio dell’anima nell’aldilà come il famoso Anubi degli egizi.
Proprio in Egitto troviamo la grande Iside, la quale ricompone le membra del marito assassinato
e infonde in lui nuova vita.
Nella mitologia scandinava abbiamo invece la vecchia Hel che regna negli Inferi.
In messico troviamo la Loba, la lupa, colei che raccoglie le ossa dei morti e nella sua grotta soffia nuovamente in loro l’alito della vita. Le ossa sono un elemento magico e simbolico estremamente diffuso
poiché rappresentano ciò che rimane dell’individuo e non può essere distrutto, segno tangibile che qualcosa rimane, che non tutto la nera morte distrugge.
Dalle ossa partiamo a ricostruire noi stessi ogni volta che dobbiamo voltare pagina
e aprire un capitolo nuovo della nostra esistenza. Ciclicamente torniamo ad affrontare la nostra oscurità interna,
come la Loba entriamo nella nostra caverna personale
per ricomporre le parti di noi stesse lacerate.

Il mito celtico che più diffusamente parla di Keredwen è raccolto nello Hanes Taliesin, poema gallese medioevale,
per la prima volta tradotto da lady Guest alla fine del 1800 e incluso in un ‘unica raccolta insieme ai 4 rami dei Mabinogion.

Narra la leggenda che Keredwen avesse due figli:
la bellissima Creidwy e il deforme Afaggdu.
Per donare a quest’ultimo la conoscenza di tutte le cose del mondo
per compensare la bruttezza, la dea preparò una magica pozione che doveva essere rimestata
per un anno e un giorno nel suo calderone.
Quando Keredwen doveva allontanarsi chiedeva al giovane Gwion di mescolare per lei la miscela magica.
Ma un giorno Gwion si scottò con uno schizzo del liquido bollente e, portandosi istintivamente il dito alle labbra,
ottenne tutta la Conoscenza destinata ad Afaggdu.
Impaurito dall’ira della Dea, Gwion iniziò scappare trasformandosi in una lepre,
un salmone, uno scricciolo
e infine un chicco di grano.
Keredwen lo inseguiva dapprima come segugio,
poi come lontra, falco e infine gallina.
In quest’ultima forma inghiotti’ il povero Gwion e, nove mesi dopo, diede alla luce un bimbo, colui destinato a diventare il grande bardo Taliesin,
poiché aveva guadagnato la Conoscenza al prezzo della fatica, della sofferenza , della trasformazione e della morte.
Nel grembo della Dea
aveva imparato il prezzo e la responsabilità che la conoscenza comporta.

Keredwen continua a chiamare le sue figlie attraverso i secoli, poiché anche se la vita non presenta per molti di noi i rigori di un tempo, la morte e la sofferenza rimangono spettri costanti nella nostra vita.
Keredwen ci insegna il coraggio della trasformazione, che è insieme sofferenza e rinascita:
tutto scorre e opporsi al flusso è inutile, la signora di morte e rinascita ci esorta ad andare avanti con coraggio.
Solo avendo la forza di guardare il suo volto e reggere il suo sguardo potremo trovare il riflesso di ciò che veramente siamo.
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