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Ynis Afallach Tuath

IV IL DILUVIO
Martedì, 20 Gennaio 2009 - 00:23 - 3068 Letture
Lunologia Am loch i m-maig
(Luna Piena tra il 21 gennaio e il 17 febbraio)

Benvenuta Luna del Diluvio!
Pioggia e neve coprono la terra d'acqua,
il duro terreno avrà il suo disgelo che lo trasformerà in fango fertile,
dove potranno germogliare i semi.
Qualsiasi parte di noi che sia congelata e rifiuti di crescere
deve lasciare il posto al dissolvimento benedetto del Diluvio.


Nel mese di Anagantios la Natura si prepara ad affrontare il periodo più freddo dell'anno, durante il quale deve trovare dentro se stessa la forza necessaria per sopravvivere alla durezza della stagione. Gli animali soffrono per il freddo e per la limitata possibilità di approvvigionamento alimentare, così, per superare questo periodo ed ottimizzare le energie, molte specie entrano nel cuore del letargo ed altre riducono drasticamente le attività. Questo è proprio ciò che suggerisce la traduzione del termine anagantios: la particella an- iniziale è senza dubbio privativa e il tema -anagantio- sembra essere una forma participiale della radice ag- (condurre, andare, portare); nell'irlandese antico troviamo infatti ag- con il medesimo significato, nel gallese agit (essi vanno), nel latino ago... Perciò anagan indicherebbe un periodo nel quale non si viaggia, in cui si resta e, probabilmente, si riposa. Solitamente viene interpretato come mese in cui si sta in casa, tempo della protezione o tempo del riposo. La fine dell'inverno infatti, è un momento in cui le provviste sono quasi terminate, la selvaggina scarseggia e la natura non si è ancora risvegliata, indicato perciò a preservare le energie.

Potete quindi constatare voi stessi che lo studio degli influssi lunari è interamente basato sull'osservazione della Natura. Nonostante i climi possano essere diversi nelle varie zone della Terra, è possibile riscontrare degli elementi comuni che rappresentano le linee guida su cui basarsi per proseguire con uno studio più approfondito.
Non solo i Celti, infatti, davano questo significato alla lunazione: gli Indiani d'America, ad esempio , la chiamavano Luna del Lupo, proprio perché i lupi sono tra gli animali che riducono le attività in questo periodo, rinchiudendosi nelle proprie tane. E non dimentichiamo che nell’antica Roma il 15 febbraio avevano luogo i Lupercali, in onore di Luperco, l’uccisore di lupi, il cui tempio, il Lupercale, era la grotta, sotto il Palatino, nella quale Romolo e Remo erano stati allattati dalla Lupa. Durante i Lupercali, i sacerdoti del Dio, nudi, percorrevano le strade di Roma sferzando la folla con corregge ritagliate nel cuoio del capro che era stato appena sacrificato. Le donne sterili tendevano mani e schiena, con la speranza di essere in tal modo fecondate. Il significato della festività era semplice: era importante espiare le vecchie colpe (si riteneva che Luperco avesse ucciso la Lupa che aveva nutrito i fondatori di Roma) prima dell’inizio del nuovo anno e della promessa di una fecondità futura.

I lupi appartengono ad una specie monogama, vivono in gruppo e restano nella stessa famiglia/branco per tutta la vita. Dal branco dipende l'affetto, la conoscenza, il sostegno morale, la vita stessa. Quest'animale ha infatti un forte senso di partecipazione e di protezione all'interno del branco, ma al tempo stesso vive una forte individualità e possiede una spiccata personalità. Simbolo di maternità e di unità familiare è principalmente un maestro che insegna a capire le relazioni profonde che uniscono ogni uomo con i suoi simili e con tutti gli esseri viventi che popolano la Terra.
La lunazione suggerisce quindi di trascorrere del tempo con la nostra famiglia spirituale, naturale e divina, ricordando che ciò che siamo lo dobbiamo anche a quello che loro ci hanno dato, nel bene e nel male. E' tempo di godere della compagnia di coloro che amiamo facendoci coccolare, rilassandoci e percependo tutta la protezione che la nostra casa e la nostra famiglia possono darci. Se ci sono problemi o incomprensioni questo è un buon momento per fermarsi e trovare la calma per affrontarli, poiché le energie pacate di questa luna possono aiutarci ad infondere nella nostra famiglia spirito di solidarietà, di amore e di mutuo interesse. Chi non ha famiglia può dedicare le sue attenzioni ai vecchi e più cari amici.

Nella cultura celtica il lupo è una guida per coloro che si avventurano nei mondi spirituali, il messaggero della Dea della Morte-nella-Vita e funge da accompagnatore nella Terra dei Morti, guidando le anime attraverso le foreste dell'Altromondo.
Chi meglio di lui può guidarci e aiutarci, mentre, nelle profondità del nostro inconscio, ci confrontiamo con le nostre paure più profonde?
Sebbene abbiamo ormai varcato le porte del semestre buio dell'anno, le energie sono ancora interamente rivolte all'interno, in un viaggio solitario verso la saggezza.
Imbolc, culmine della Stazione del Confronto, giunge assieme a questa luna piena, inondandoci delle sue energie di purificazione e guarigione. Nella versione del Táin Bó Cúailnge contenuta nel Libro Giallo di Lecan, la festa di Imbolc è indicata come la féil Bridge, la festa di Brigit, e corrispondeva ai Lupercales romani, festa della purificazione e della fecondità della fine dell’inverno. Il nome Imbolc è stato appunto tradotto come purificazione, ma secondo Vendryes, imb- sarebbe un prefisso intensivo, seguito da folc, acquazzone. Quest’interpretazione potrebbe essere giustificata dall’antica quartina che recita:

Assaggiare ogni vivanda secondo l’ordine,
ecco quello che si deve fare ad Inbolc;
lavarsi le mani, i piedi, la testa,
è così come dico.



Secondo altri pareri tuttavia, l’indicazione della quartina è riferita solo all’uso dell’acqua come purificante.

Resta il fatto che, nel ciclo lunare di Kondratiev, questa è appunto la Luna del Diluvio, associata, nel canto di Amairgen, al verso che recita “Sono un lago nella pianura”.
Come molti altri popoli, anche i Celti avevano un mito del diluvio; e come in altri miti di questo genere, l'evento era raffigurato in modo ambiguo, sia come un disastro che come una fonte di buone cose. Tutta l'acqua, cioè l'essenza della fertilità, appartiene alle divinità fomoriche, che la mantengono nel mondo sottostante. Se l'acqua non fosse sfuggita al regno del Fomori per un incidente o appositamente, nel mondo superiore non esisterebbero laghi e fiumi per l'irrigazione. E' quasi sempre un figura femminile a catalizzare l'evento. Probabilmente la versione più famosa di questo mito nella tradizione celtica è il racconto irlandese del Pozzo di Segais. Questo pozzo apparteneva a Nechtan (“Grande Nipote”), il cui nome proviene dalla stessa radice del latino Neptunus (Nettuno era originariamente un dio della fonti prima di essere assimilato al greco Poseidone, trasformandosi così in un dio del mare) e si riferisce in genere all'antico concetto indoeuropeo del dominatore dell'acqua come “Nipote delle Acque”. Sul pozzo di Nechtan facevano ombra i nove noccioli della saggezza, i cui frutti cadevano nell'acqua e le davano la qualità dell'illuminazione divina, molto ricercata dai bardi (le nocciole sono inoltre mangiate dal salmone nello stagno, impregnando la sua carne della stessa qualità). Soltanto Nechtan e i suoi tre coppieri Fleasc, Lamh e Luamh avevano il permesso di avvicinarsi al pozzo. Ma la dea Boann (Bò-fhionn, la “Mucca Bianca”) desiderò bere dal pozzo per aumentare il proprio potere. Si avvicinò ad esso in segreto, ma il pozzo esplose di fronte alla sua presenza non autorizzata e inondò la Terra, scorrendo infine verso il mare nella forma del fiume Boyne, in cui lo spirito di Boann avrebbe dimorato di lì in avanti.
La stessa storia si raccontava circa l'origine di altri fiumi (fra cui lo Shannon), ma il Boyne era chiaramente considerato il primo e principale tra tutti i fiumi, addirittura il Drumchla Daimh Dìle (Tetto dei Diluvi), fonte reale di tutti i fiumi del mondo; in tal senso, il mito della sua origine deve essere considerato come il mito d'origine di tutte le acque. E, sebbene ad un certo livello la storia sembri terminare tragicamente per Boann, il cui piano era stato sventato, in realtà ella assume il ruolo di nutrice e di donatrice di vita della Dea Terra, favorevole alla tribù umana. Boann pare incarnare il ruolo di un Prometeo femminile, che ruba tesori vitali al regno degli Dei per renderli accessibili ai mortali.

Dato che durante questo periodo lunare si celebra la festa di Gwyl Mair, e poichè Brigid, figlia di Dagda, è la stessa Dea Terra la cui energia ispira la tribù, è idoneo considerare la sua mitologia accanto alla storia del diluvio e osservare i riferimenti incrociati che appaiono. Come abbiamo visto, nella tradizione celtica il collegamento tra fuoco ed acqua (due opposti apparentemente polari) diviene la rappresentazione simbolica primaria della fertilità e della guarigione1. Brigid accende il fuoco nella Terra (che è anche il potere del sole che dà la vita), ma è inoltre la custode delle falde acquifere del pianeta, e invia fiumi e sorgenti a compiere la loro missione di fertilità. Brigit è quindi patrona sia del fuoco che dell'acqua, e trae da questo i suoi attributi. Va notato che anche i “Nipoti delle Acque” della cultura vedica e persiana (legati a Nechtan dalle stesse radici indouropee) esprimono questa stessa idea di fuoco nell'acqua. Il simbolismo, in gran parte incentrato sul fuoco del rituale di Imbolc, apparirà quindi incastonato in un periodo governato dall'immaginario collegato all'acqua, sebbene come abbiamo visto anche la lustrazione giochi un ruolo importante.

L'ultima lunga parte della metamorfosi invernale che porta alla primavera è solitamente un periodo di neve e di pioggia abbondanti. Man mano che i giorni si allungano e la maggiore quantità di luce impedisce al gelo di penetrare nelle profondità della terra, quest'abbondanza d'acqua riesce a percolare nel terreno, ammorbidendone la composizione e preparandolo a nutrire le piante che si stanno lentamente risvegliando e quelle che presto nasceranno. E in effetti, poco tempo dopo la scomparsa di questa luna, iniziamo a vedere i primi segni del risveglio: crocus e narcisi selvatici emergono tra la fanghiglia del disgelo. Tradotto nei termini del nostro mondo interiore, utilizziamo le proprietà acquose di questa stagione per compiere il disgelo nei nostri spiriti, conducendoli fuori dalla loro rigidità invernale e preparandoli per la modalità samos di crescita ed espansione.
Così, man mano che la luna cresce, acquisiamo consapevolezza della raccolta delle acque nelle profondità amorfe della casa di Tethra; percepiamo la loro crescente pressione contro la barriera di terreno inerte, la loro brama di esprimere una manifestazione cosciente. In corrispondenza della luna piena assumiamo noi stessi il ruolo della Dea e scoperchiamo audacemente il pozzo che contiene le acque del regno dei Fomori, osservandole quindi guizzare sulla Terra. Con la luna calante, il “lago sulla pianura” è ormai sparso tutt'intorno a noi, facendoci galleggiare alla presenza del cielo, mescolando le sue acque con le nostre facoltà spirituali e fecondando le nostre menti così come la Terra che ci sostiene riacquista la propria fertilità.

Un rituale di purificazione molto bello (anche se un po’ difficile da realizzare in questo periodo) potrebbe essere quello di immergervi, anche solo per pochi minuti, nelle acque del mare, lasciandovi cullare, ascoltando il suono dell'acqua o delle onde, facendovi purificare e colmare di ispirazione e creatività, il nutrimento dell'anima. Poi potreste asciugarvi vicino ad un fuoco, lasciandovi riscaldare dal suo calore che completerà la purificazione. In alternativa potreste più semplicemente fare un bagno caldo che racchiude in sé entrambi gli elementi, acqua e fuoco, magari aggiungendo all'acqua della vasca un po' di sale, salvia ed equiseto per la purificazione.

Potreste inoltre iniziare a dedicarvi alle cosiddette Pulizie di Primavera, che prendono solitamente i mesi tra febbraio ed aprile.
Questa tradizione, come potete immaginare, è molto più che una semplice ripulita: rappresenta un’occasione, nel giusto periodo, per rinnovare noi stessi assieme alla nostra casa, il luogo in cui viviamo e che ci riflette. Spazziamo via tutte le negatività e le energie residue dalla nostra mente così come eliminiamo lo sporco e la polvere, buttiamo via tutti gli oggetti vecchi e inutili, o magari realizziamoci qualcosa di nuovo e carino che possiamo tenere per noi o regalare; mettiamo ordine nelle stanze così come nei nostri pensieri, facciamo prendere aria alla casa, cambiamo le lenzuola mettendone di più fresche e leggere, magari lasciando tra la federa e il cuscino un sacchettino blu o bianco con salvia per la purificazione, e lavanda e rosmarino per favorire il riposo (da cambiare al massimo ogni tre mesi, ma suggerisco anche in notti con una forte attività onirica). Potete aggiungervi anche altre erbe se lo desiderate, come l’anice stellato per la chiaroveggenza. Alla fine potreste concludere purificando e benedendo ogni stanza. Ricordate che l’attività fisica volta alle pulizie può liberare il vostro corpo dalle tensioni accumulate negli ultimi mesi.
Un piccolo consiglio: eseguite tutti i movimenti, come il lavare il pavimento o lo spolverare, prima in senso antiorario, per allontanare le negatività, e poi in senso orario, per riempire l’abitazione di energie positive. Ricordatevi sempre che dopo aver pulito e purificato ambienti e/o persone da energie negative, esse restano come contenitori vuoti, che voi dovete affrettarvi a colmare di energia benevola, d’amore; il rischio è che l’energia sporca torni nuovamente “al suo posto”, e il vostro lavoro, se vi va bene, sarà stato inutile, se non addirittura avrà peggiorato la situazione!
Immaginate che una pioggia di luce soffice e dorata investa voi e la vostra casa, portando con sé pace, amore e serenità, e che vi riempia come una bolla lucente che protegge la vostra abitazione e chi ci vive dentro.

Acquario: influssi e mitologia

L’energia della lunazione è principalmente legata all’enigmatico segno dell’Acquario, raffigurato come un uomo (Acquarius è il portatore d’acqua) che tiene due anfore inclinate dalle quali due rivoli (il Fiume della Vita e il Fiume dell’Amore) scorrono, unendosi, verso la terra.
Il simbolo dell’Acquario è il glifo egiziano , che si riferisce all’acqua, alle periodiche e benefiche piene del Nilo; è dunque implicito il valore dell’acqua come dono divino. Essendo un segno d’Aria, si possono facilmente individuare due interpretazioni: la comunicazione, legata principalmente, in questo caso, al tema familiare, e il concetto di spargimento sulla Terra dell’Acqua Celeste, e cioè dell’ispirazione e del nutrimento.

Il mito legato a questo segno è infatti quello del diluvio universale, presente in tutte le antiche religioni come purificazione e condizione per una nuova rinascita; e, dopotutto, la Stazione del Confronto è una stazione di grande purificazione interiore, che ci prepara alla Riemersione.
Tra tutti, i miti più affini sono quello di Prometeo e quello di Deucalione, suo figlio.

Si narra che Prometeo il Titano era in grado di realizzare statue di notevole perfezione, ponendosi in concorrenza con la divinità; e un giorno, partendo dall’argilla, volle creare la vita, secondo un metodo che era patrimonio esclusivo degli Dei. Ma per la trasmutazione della materia, secondo la concezione greca per la quale l’uomo era composto di terra e di fuoco, era necessaria una scintilla di fuoco; perciò egli ideò un’impresa molto ambiziosa: rubare il fuoco a Zeus. Così, entrò di nascosto nell’Olimpo e accese una torcia al carro del sole, portandone via una brace ardente. Poi sgattaiolò senza essere visto e portò via il fuoco sacro degli dei, usandolo per i suoi scopi ma, al contempo, donandolo agli uomini. Per l’affronto subito, il Padre degli Dei ordino ad Efesto, il fabbro divino, di forgiare una catena indistruttibile con cui Prometeo fu legato nudo ad una montagna nel Caucaso, dove un rapace (aquila o avvoltoio, nelle diverse versioni) tutti i giorni veniva a divorargli il fegato, che ricresceva di notte, tra i morsi del freddo.

Il mito di Deucalione invece è legato all’acqua, e narra di un diluvio universale.

Si narra che il diluvio, detto appunto di Deucalione, fu provocato da Zeus, che volle punire i figli di Licaone. Licaone civilizzò l’Arcadia e fu il primo ad istituire il culto di Zeus Liceo1; ma poi si attirò la sua collera sacrificandogli un fanciullo. Egli fu perciò trasformato in un lupo e la sua casa fu colpita dalla folgore. Successivamente i suoi figli sacrificarono un loro fratello, ed ebbero la sfrontatezza di offrire in pasto al Padre degli Dei una zuppa in cui le interiora del povero Nittimo erano mescolate a quelle di pecore e capre. Zeus, disgustato, li trasformò tutti in lupi e ridonò la vita a Nittimo. Poi, tornato sull’Olimpo, scatenò una tempesta che avrebbe dovuto distruggere il genere umano.
Ma Deucalione, avvertito da suo padre Prometeo (che era da poco andato a trovare nel Caucaso), costruì un’arca, la riempì di vettovaglie e vi salì con sua moglie Pirra. Poco dopo si scatenò il diluvio, e solo poche vette di monti scamparono all’alluvione che durò nove giorni. Infine, sbarcati sani e salvi, i due offrirono un sacrificio a Zeus e andarono a pregare nel santuario di Temi, la quale apparve dinanzi a loro e fece rinascere il genere umano.
Deucalione e Pirra, tuttavia, non furono gli unici sopravvissuti: gli abitanti di Parnasso, città fondata da Parnaso, figlio di Poseidone, furono destati in tempo dagli ululati dei lupi e li seguirono sulla cima del monte, uno di quei pochi salvatosi dal diluvio. In onore dei lupi, chiamarono poi Licorea la nuova città.


Saltano subito agli occhi i temi principali dei due miti, i cui elementi predominanti sono il fuoco e l’acqua, entrambi, come sappiamo, sacri a Brigit, e simboleggianti la purificazione, la trasformazione e il cambiamento. Nuovamente compare il lupo, che mantiene il suo ruolo di guida sia fisica (poiché guida materialmente gli abitanti di Parnasso), che spirituale (inducendo con la sua indole Licaone e i suoi figli ad assumere atteggiamenti migliori gli uni verso gli altri). E’ quindi evidente il collegamento di questi miti non solo col segno dell’Acquario, ma anche con la Luna del Diluvio.

Il Calendario Arboreo Celtico: la Betulla

Nelle diverse interpretazioni del calendario arboreo, la betulla (B, beth) presiede periodi che vanno dal 7 dicembre al 28 febbraio. Essa è infatti collegata alla rinascita del sole, ma anche alla luna, per via della sua corteccia delicata che ricorda lo splendore argenteo della luna piena; è quindi duplice, e in effetti essa possiede anche il potere della riconciliazione: ristabilisce il legame fra il polo maschile e quello femminile presenti in ognuno di noi, potenziando così le energie creative, e favorisce una calma generale che aiuta a creare spazio per rapporti migliori con se stessi e con gli altri.
Nella festa che celebra il ritorno della luce, Imbolc, la betulla è oggetto di particolare considerazione nella figura di Brigit o Birgit, il cui nome deriva dalla radice indoeuropea bhirg, betulla, che dà birch in inglese e die birke in tedesco. Si può ben intendere perché la betulla è associata alla Dea Brigit, considerata la protettrice degli artigiani, dei poeti, dei sapienti, delle donne e delle nuove nascite. Basta infatti leggere le caratteristiche della betulla e gli usi che se ne facevano (per questo vi rimando all’articolo di Violet sulla betulla, presente nel sito) per intuirne le corrispondenze. Per questi motivi, a mio parere, quest’albero è perfettamente associabile nel calendario arboreo al mese di Anagantios, e naturalmente anche alla Luna del Diluvio, dato che un’altra funzione della betulla è quella di albero di purificazione e di rinnovamento; ad esempio, in tutta Europa si usavano delle verghe di betulla per fustigare i delinquenti (e un tempo anche i pazzi) allo scopo di scacciarne gli spiriti maligni, mentre nei riti contadini i suoi rami erano usato per scacciare lo spirito dell’anno vecchio ed accogliere il nuovo; la tradizione russa di vestire da donna una betulla e gettarla in un torrente dopo qualche giorno, costituiva probabilmente un incantesimo per la pioggia.
Anche in medicina, inoltre, la proprietà fondamentale della betulla è quella di stimolare la diuresi senza indurre alcun effetto secondario sgradito; è usata per ridurre gli stasi di acqua nei tessuti sia di origine renale che cardiaca, per diminuire il tasso di albumina nelle urine e per favorire l’eliminazione di acido urico.


Note: Testo di Jlandra.
Vietata qualsiasi riproduzione senza il consenso dell'autrice.

1) Non solo i celti avevano questa concezione; i Romani ad esempio consideravano fuoco ed acqua come i principi che tenevano in vita gli uomini.

2) “Liceo” significa “della lupa” ma anche “della luce” e la folgore citata nel mito di Licaone dimostra che lo Zeus arcade fu all’inizio un re sacro propiziatore di pioggia, al servizio della Lupa Divina, la luna, che fa ululare i branchi di lupi.
IV IL DILUVIO | Login/crea un profilo | 1 Commento
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Re: IV IL DILUVIO (Punti: 1)
da fairymoon 20 Gen 2009 - 16:50
(Info utente | Invia il messaggio)
un articolo ricchissimo di notizie e di riflessioni, da leggere e "ruminare" in preparazione a Imbolc. Bellissimo, grazie!






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