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Ynis Afallach Tuath

Le fortezze collinari nella Britannia celtica I.
Domenica, 15 Novembre 2009 - 12:29 - 13045 Letture
Celti Due casi particolari: Maiden Castle e Danebury.

Molti insediamenti collinari c’erano già quando le tribù celtiche cominciarono ad abitare la Britannia. I cosiddetti Celti non furono gli unici a farne uso, poiché anche le popolazioni pre-Celtiche ci vivevano prima o allo stesso tempo, in particolare in Scozia dove molti popoli non Celtici ci abitavano ancora dopo la dominazione romana. Dal momento che sono una caratteristica dominante del paesaggio durante l’Età del Ferro, ci danno un’idea consistente di come vivevano le tribù Celtiche.

Che cos’erano le fortezze collinari
Una fortezza collinare è una recinzione fortificata, costruita su una collina per i suoi vantaggi difensivi. E’ costruita seguendo i contorni della collina su cui sorge, e di solito è composta di uno o più bastioni di terra o pietra, associati a fossati scavati nei fianchi della collina, molti dei quali sono ancora visibili oggi. I materiali impiegati per costruirli erano esclusivamente pietra, terra e legno; sebbene il periodo fu chiamato Età del Ferro, molto poco ferro veniva impiegato, e solo in alcuni dei forti. I muri erano costruiti usando la tecnica di costruzione a secco, e il fatto che possiamo ancora vedere la tecnica impiegata nei brochs (alte costruzioni circolari in pietra a secco) Scozzesi testimonia l’abilità dei costruttori. Le fortezze collinari risalgono alla tarda Età del Bronzo e all’Età del Ferro. Di tutte le strutture in Inghilterra, Scozia a Galles che possono essere classificate come fortezze collinari, pochissime di queste sono state scavate ed esaminate da vicino sino ad oggi. Le fortezze Celtiche esistono in una tipologia molteplice, di cui i forti collinari e i brochs (questi ultimi si trovano nella Scozia settentrionale) sono i più comuni. Sono descritti dagli archeologi secondo le loro strutture, in particolare con riferimento al numero e alle dimensioni dei loro banchi o bastioni, per esempio se possiedono un solo banco e fossato sono chiamati uni vallati, se hanno due simili linee difensive sono chiamati bivallati e così via. Un’ulteriore classificazione riguarda i siti dove i forti collinari sono costruiti. La categoria più importante è quella dei cosiddetti forti collinari puri, le fortezze le cui difese furono costruite seguendo il contorno della sommità della collina, così che le linee difensive si curvano secondo la forma della collina e il terreno disponibile vien sfruttato al meglio. Una variazione di queste sono le cosiddette fortezze di promontorio le quali, come implica il nome, furono costruite vicinissime al mare o direttamente sulla costa rocciosa sfruttando le difese naturali, ma si possono anche trovare lontanissime dal mare, come alla confluenza tra due fiumi. Le dimensioni delle fortezze collinari variano enormemente, andando da grandi siti dove alloggiavano centinaio di persone alle piccole recinzioni (solitamente del tipo univallato), alcune di loro persino senza difese in quanto servivano solo come abitazioni stagionali di agricoltori.

Dove sono
Le fortezze d’altura sono principalmente concentrate in due ampie aree, la prima si estende dal Galles all’Inghilterra meridionale, la seconda dalle Lowlands orientali scozzesi al confine con l’Inghilterra. Le fortezze collinari esistevano al di fuori di queste aree, ma non in numero così alto (Konstam, 2006, p.12-13).
Ci sono circa 3.300 strutture in Inghilterra, Scozia e Galles soltanto, tutte variamente denominate fortezze collinari, dalle piccole abitazioni fortificate alle vere e proprie fortezze che sono ‘essenzialmente una forma specializzata di insediamento: le loro dimensioni, complessità e collocazione suggeriscono che rappresentano lo sforzo comune di un ampio settore del gruppo sociale che lavora sotto il potere coercitivo del comando. Se è così, allora rappresentano un livello di organizzazione sociale al di sopra di quello della fattoria e del villaggio e potrebbe essere legittimamente considerato come un fenomeno a parte’ (Cunliffe, 2009, 347).

Quando furono usate
Le fortezze collinari furono costruite nell’arco di diversi secoli dall’età del Bronzo in avanti e rimasero in uso fino ai primi decenni dell’era volgare durante l’occupazione romana, sebbene non tutti furono usati costantemente attraverso questo periodo ed alcuni vennero abbandonati prima. Alcuni di loro vennero addirittura rioccupati nei secoli seguenti, per esempio dagli Anglo-Sassoni durante le scorrerie dei Vichinghi (Konstam, 2006, 14). Sorsero in gran numero specialmente nel settimo e sesto secolo prima dell’era volgare, ma molti di essi ebbero origine molti secoli prima durante l’Età del Bronzo ed alcuni di loro risalgono al Neolitico.

Il loro scopo
C’è una notevole differenza nel tipo e nelle dimensioni delle fortezze collinari, e questo ha portato gli archeologi a supporre che queste differenze erano dovute a differenze nel loro uso, ma lo status politico e la natura del terreno sono anche stati importanti fattori decisivi. Alcune fortezze erano occupate in permanenza, mentre altre erano occupate solo temporaneamente, ad esempio in tempo di pericolo, per qualche evento speciale o durante una stagione particolare. Quelle più piccole sembravano non avere difese o a malapena difese minime, portando a credere che venissero usate come recinto del bestiame per animali domestici e probabilmente erano abitate solo per periodi brevi. Queste sono considerate poderi individuali fortificati. I più grandi come Maiden Castle, Eildon Hill e Traprain Law nel Lothian, Scozia, sono considerate vere e proprie capitali tribali e furono densamente popolate all’apice del loro sviluppo. Gli archeologi non sono ancora giunti ad una risposta definitiva sul perchè le fortezze sono molto sparse in alcune zone e molto ravvicinate in altre. La situazione sembra suggerire che possa essere un riflesso del complesso sistema sociale e politico dell’Età del Ferro, dove il potere si irradiava da una serie di fortezze dove risiedevano i capi-tribù e le fortezze minori erano abitate dai loro baroni o vassalli minori, i quali erano costantemente in guerra gli uni con gli altri.
Le opinioni degli archeologi sul quando e per quanto tempo le fortezze collinari furono occupate variano enormemente. Ciò è dovuto al fatto che i periodi di occupazione sono multipli e diffusi su un ampio periodo di tempo, così che una fortezza può aver subito parecchi cambiamenti e le sue caratteristiche originarie non sono identificabili facilmente. E’ difficile oggi, guardando una fortezza collinare, pensare che il suo cuore era situato nel suo centro abitato sulla cima della collina e non nei suoi enormi terrapieni e fossati. Purtroppo la maggior parte di ciò che fu il villaggio vivente può solo essere ritrovato attraverso gli scavi. Ciò su cui sembrano concordare gli archeologi è che esse furono usate principalmente per scopi abitativi e furono usate dalle comunità agricole piuttosto che da guarnigioni militari, così che il loro scopo principale era un uso abitativo piuttosto che un uso per scopi militari. Di solito erano situate vicino a della buona terra coltivabile e a sorgenti d’acqua, e, sebbene furono trovate prove di manifatture di metallo e ceramica, negli scavi furono trovate poche tracce di commerci.
Sebbene le difese delle fortezze collinari furono rinforzate e sviluppate largamente al tempo delle invasioni Celtiche (1) molte di loro c’erano già nell’Età del Bronzo.
I Celti non furono mai una nazione unita ma piuttosto una variopinta collezione di tribù separate. Si è persino sostenuto che le lingue Celtiche vennero introdotte in Britannia ben prima dell’inizio dell’Età del Ferro vera e propria, ed è addirittura oggetto di dibattito se sia stata una vera e propria invasione o semplicemente un insediarsi progressivo delle tribù Celtiche sul suolo Britannico per ragioni commerciali (Muir 1983, p.164). Le ceramiche e i manufatti riportati alla luce nei vari siti hanno rivelato un’influenza della cultura di Hallstatt nei motivi artistici e nella tecnologia del ferro, mentre la cultura di La Tène ha importato in Britannia (per mezzo di qualche tribù Celtica insediatasi nello Yorkshire e proveniente dalla regione della Marne in Francia) gli intricati motivi decorativi curvilinei che troviamo sui lavori artistici in metallo e che associamo prontamente alla cultura Celtica.

La costruzione delle fortezze collinari
Mentre non sappiamo perchè una fortezza fu costruita in un determinato luogo o chi la costruì, abbiamo prove in abbondanza su come fu costruita e come si sviluppò nelle fasi successive. Una fortezza era solitamente costruita in una posizione dominante sulla campagna circostante. Le fortezze Celtiche britanniche in particolare erano invariabilmente costruite così da far il miglior uso possibile del terreno esistente e specialmente dei contorni della collina. Un altro fattore decisivo sembra sia stato la vicinanza di fiumi e torrenti e la visibilità a lunga distanza. I siti che di danno un’idea migliore di come le fortezze venissero costruite sono quei siti i cui lavori di costruzione furono lasciati incompleti.
Un breve schema di ciò che avrebbe potuto essere il processo di costruzione è dato di seguito. Il primo stadio era il tracciato del corso quasi circolare del fossato (Konstam 2006.p16). E’ altamente plausibile supporre che una qualche forma di cerimonia religiosa druidica dovesse essere condotta a questo stadio, poiché in alcuni siti furono trovati resti di possibili vittime sacrificali. Il fossato veniva allora costruito e le testimonianze suggeriscono che questo duro lavoro veniva fatto contemporaneamente da squadre che si mettevano a scavare da diverse parti del cerchio. Il terreno rimosso era trasportato all’interno del forte, piuttosto che gettato fuori, poiché i mucchi che andavano progressivamente formandosi sarebbero serviti più in là per costruire dei muri. Per tenere il terreno fermo si costruiva un’intelaiatura di legno che funzionava da rivestimento interno di sostegno: i costruttori dimostrarono capacità eccezionali in questo compito in quanto non facevano uso di chiodi, la struttura era tenuta assieme mediante incastri o legature, come è chiaramente mostrato nei siti dove questa intelaiatura si è conservata. In questo modo, vennero costruiti muri dentro ai bastioni, alcuni alti anche parecchi metri. La costruzione di una fortezza era organizzata meticolosamente, così che pare che molti supervisori fossero anche presenti per coordinare le squadre di operai in ogni diverso stadio del processo di costruzione. Una volta che il bastione e il fossato erano completati, si cominciava a costruire la palizzata attorno all’argine, che consisteva in una fila di robusti pali di legno, interrotta soltanto da due o più passaggi per consentire l’accesso. Dietro alla palizzata si trovava solitamente uno stretto camminamento che veniva usato come piattaforma di combattimento quando sorgeva il bisogno. Il fossato veniva poi reso più profondo per assicurare una maggiore protezione e l’argine del terrapieno rinforzato con delle pietre per prevenire l’erosione. Le fortezze più grandi avevano anche una struttura più elaborata e le loro difese erano raddoppiate e costruite in diverse fasi a distanza di parecchi anni. Un tale processo di costruzione si svolgeva in un periodo di tempo che andava da alcuni mesi a parecchi anni come nelle fortezze più grandi, tipo Maiden Castle. I lavori inoltre avrebbero potuto aver luogo soltanto in una stagione particolare in modo da non interferire con i lavori agricoli in altre stagioni.


Vie d’accesso all’entrata ovest a Maiden Castle. Queste erano affiancate da bastioni e da alti muri in pietra per scopi difensivi


Le difese
Il tipo più semplice di fortezza collinare consisteva di una semplice palizzata in legno, un terrapieno e un fossato esterno. Questi furono sviluppati in un sistema di difese più complesso durante l’uso successivo della fortezza, come attestano i resti di palizzate (nella forma di buchi circolari nel punto dove i pali erano eretti ) che furono trovati negli scavi sotto ai bastioni e ai terrapieni posteriori. Questi ultimi erano inizialmente costruiti in terra supportata da file di pali (chiamata struttura a cassettone) e più tardi costruiti in pietra, come nel forte di Tre’r Ceiri in Galles. Le palizzate erano un elemento comune nelle difese degli insediamenti nell’Età del Ferro, particolarmente in Scozia, attorno alla metà del primo millennio BCE (sebbene fossero stati impiegati già dall’inizio del millennio) e furono gradualmente sostituite da recinzioni per mezzo di fossati. A parte gli insediamenti più piccoli, dove rimasero l’unico tipo di recinzione fino al terzo secolo inoltrato, gli insediamenti che si svilupparono in fortezze collinari abbandonarono le palizzate in favore delle difese a terrapieno. Le fortezze più ampie svilupparono difese multivallate (ovvero, che consistevano di terrapieni e fossati multipli), sebbene sia stato dibattuto che in alcuni forti, soprattutto nel sud-ovest, queste recinzioni multiple erano costruite anche per alloggiare il bestiame piuttosto che unicamente per scopi difensivi (Cunliffe 1975 p.233). In Inghilterra e in Galles in particolare, nelle fortezze costruite nel periodo dopo che le palizzate furono dimesse, la tecnica dei muri a secco fu largamente adottata, con o senza legatura in legno. In alcuni luoghi, l’adozione di questi muri difensivi in pietra si protrasse sino all’epoca romana, in altri luoghi i bastioni rivestiti frontalmente in pietra furono rimpiazzati da difese a spalto. In aggiunta, in alcuni luoghi ancora le difese a spalto venero immediatamente dopo le difese a palizzata (uno spalto è una scarpata di terra costruita dall’uomo in modo da consentire ai difensori di tenere gli assalitori in vista e sotto tiro fino a quando giungono molto vicino ai muri interni della fortezza – gli assalitori in marcia su per la scarpata sarebbero rimasti visibili, invece di rimanere nascosti quando fossero giunti alla base della fortezza). Inoltre, in alcuni luoghi dell’Inghilterra del sud veniva impiegato contemporaneamente una combinazione di difese rivestite in legno e pietra.
Pur impiegando strutture simili a quelle in Inghilterra o in Galles, lo sviluppo delle fortezze collinari in Scozia è un po’ diverso. Le fortezze collinari scozzesi incominciarono come recinti richiusi da palizzate, ma lo stile di bastioni caratteristico è quello che presenta un nucleo di terra e detriti con una muratura del tipo a secco.
Inoltre, “una variazione del bastione in pietra convenzionale si trova nei forti ‘vetrificati’ della Scozia, dove i muri furono sottoposti intenzionalmente agli effetti del fuoco. Il processo di dare fuoco alle strutture fuse le rocce insieme a vari livelli e in alcuni casi produsse un rivestimento distintivo simile al vetro che servì come agente legante” (Konstam, 2006, p.43).
A conti fatti, pare impossibile predisporre una cronologia precisa della costruzione delle difese poiché lo sviluppo delle difese delle fortezze d’altura variava enormemente a seconda delle diverse regioni e delle diverse situazioni geografiche, e del fatto che esse fossero più o meno esposte a scorribande ed attacchi in generale. Nonostante ciò, il prof. Cunliffe (1975, p.238) suggerisce una cronologia che spazia dall’uso delle palizzate a partire dal nono secolo fino al settimo secolo, al successivo sviluppo dei terrapieni con o senza uso di legno, con muri di sostegno in pietra impiagati a partire dal quarto secolo; le difese a spalto cominciarono ad essere usate dal secondo secolo. Nel primo secolo della nostra era dei nuovi metodi di costruzione furono persino importati dalla Gallia.

Il cancello di ingresso era certamente il punto più debole del complesso di difesa, motivo per cui veniva prestata loro molta attenzione e venivano rimodellati e ricostruiti con più frequenza che il resto delle difese. Questi erano solitamente difesi per mezzo della posa di ostacoli davanti ad essi, così che nell’evenienza di un attacco gli assalitori sarebbero stati costretti ad incanalarsi in particolari aree dove i difensori potevano facilmente rispondere al fuoco. Le vie di accesso erano variamente protette, da una barriera di pietre o alberi caduti alla costruzione di postazioni di guardia (o edifici per le guardie alla porta d’entrata) nei forti più grandi come Maiden Castle. A Danebury, un’altra fortezza imponente, il cancello di ingresso era molto ampio e incastrato tra due lunghi corridoi di passaggio fiancheggiati da bastioni, così che i difensori potevano arrampicarsi su di essi e accogliere gli assalitori con una pioggia di pietre o giavellotti. Talvolta, nelle fortezze più elaborate, l’entrata poteva essere raggiunta soltanto oltrepassando una serie di barriere esterne, concepite in modo da obbligare gli attaccanti ad esporre il fianco ai difensori (rendendo così inutili gli scudi protettivi, ad esempio) nella loro avanzata verso il cancello d’ingresso, rendendoli vulnerabili al contrattacco dei difensori. Un’altra difesa contro un attacco era l’uso dei cavalli di frisia, cioè di pali appuntiti di legno conficcati profondamente nei fossati o nei terrapieni in modo da rallentare l’avanzata di un esercito all’attacco e che lo avrebbero anche reso più vulnerabile al fuoco dei difensori. Nelle fortezze scozzesi e gallesi venivano usate delle pietre scheggiate al posto dei pali, mentre dei massi, specialmente in Galles, venivano sparsi attorno al perimetro esterno del forte. Le fortezze avevano una o due entrate (come a Maiden Castle). Gli archeologi hanno classificato diversi tipi di entrata: semplici passaggi rivestiti di legno, carreggiate singole e doppie (dove i cancelli erano posizionati a metà strada lungo il passaggio di accesso; questi erano tipici del 4°-3° secolo), entrata a corridoio (dove lunghi corridoi piegati verso l’interno furono creati da strutture di acceso preesistenti, alcuni molto lunghi e tortuosi, come l’entrata orientale di Maiden Castle). Nell’ovest del paese, gli ingressi furono rinforzati, attorno al 4° o inizio del 3° secolo, costruendo delle postazioni di guardia in legno, le quali in Galles furono presto sostituite da stanze delle guardie costruite in pietra, mentre nel sud un cancello arretrato il più possibile era il modello più frequente. Nel secondo-primo secolo BCE, in molti siti del sud e dell’ovest una caratteristica ricorrente era la costruzione di un ponte attraverso le due pareti del passaggio sul cancello, con notevoli vantaggi difensivi.
Qualunque fosse il sistema di difesa impiegato, tutti questi si rivelarono molto efficienti contro i nemici con la stessa cultura ed equipaggiamento bellico – che era piuttosto scarso presso le popolazioni Celtiche. Per quanto imponenti e apparentemente inespugnabili, queste fortezze celtiche Britanniche non erano abbastanza per sostenere l’attacco di eserciti più professionali e meglio equipaggiati come l’esercito romano, ma questo non sminuisce in alcun modo l’abilità con cui le fortezze collinari furono costruite.
I Celti Britannici disponevano di una serie limitata di armi, principalmente la fionda e il giavellotto, se paragonati ai romani, e le difese che costruirono riflettevano le loro tecniche di guerra. Secondo Konstam (2006, p.47) entrambe queste armi presentavano dei limiti, specialmente nella distanza che potevano raggiungere ed erano tutt’altro che precise (ci volevano un certo numero di tiri per colpire un bersaglio, anche se lo sbarramento di fossati e terrapieni rallentavano il nemico rendendolo un bersaglio facile). Secondo Cunliffe (1995, p.93), la fionda si rivelava particolarmente effettiva ed efficiente, ammesso che uno avesse il tempo di mirare e tirare. Qualunque sia il punto di vista, enormi quantità di munizioni per fionda sottoforma di ciottoli sono stati rinvenuti in molti siti, provando che la fionda era un’arma molto popolare e largamente usata in lungo e in largo all’epoca. Spade e lance venivano soltanto usate nel combattimento corpo a corpo. L’uso sporadico delle spade è suggerito dal fatto che le spade in bronzo che abbiamo oggi sono state ritrovate in luoghi sacri come offerte votive piuttosto che negli insediamenti. Gli archi erano solo usati come arma da caccia dai Celti in Britannia e non c’è resoconto del loro uso come arma militare (Konstam, 2006, p.47).
Tali robuste ed imponenti difese possono portare a pensare che i combattimenti su vasta scala fossero la norma, ma non era così. La guerra era una parte essenziale della società celtica ma prendeva la forma più di una competizione aggressiva, come in una scorreria, piuttosto che di guerra di massa. Una delle abilità del guerriero era persuadere gli altri a seguirlo in una schermaglia e le scorribande si costituivano, secondo gli autori coevi, sull’entusiasmo del momento. Secondo Cunliffe (2003, 75), la guerra era un mezzo per riasserire le relazioni sociali sia a livello individuale che tribale. ‘La guerra per un Celta era di solito un affare di breve durata, che raramente durava più di qualche giorno e più spesso che non terminava in un giorno solo. Fu solo dopo che la società celtica entrò in contatto diretto con il mondo classico che i conflitti protratti divennero la norma (Cunliffe, 2003, 75)

Che cosa c’era al loro interno
Gli scavi nelle aree protette all’interno delle recinzioni hanno rivelato che molte fortezze collinari contenevano insediamenti consistenti. Alcuni di essi erano soltanto piccoli nuclei di abitazioni, altri raggruppamenti più ampi della misura di un villaggio ed altri ancora dimostravano una certa dose di programmazione, poiché le loro case erano sistemate con ordine lungo le stradine che correvano attraverso l’area cintata. A Hod Hill, nel Dorset, gli scavi rivelarono un gran numero di capanne circolari, che risalivano alla fase pre-romana, alcune di loro provviste di annessi, alcune sistemate nei loro recinti privati, costruite in una densità notevole. Gli studiosi hanno calcolato che le case potevano ammontare fino a 270 e la popolazione fino a 1000 unità. In alcune fortezze sul confine con il Galles (tra cui Midsummer Hill) sono state rivenute prove di densa occupazione interna che hanno rivelato un’area sorprendente di edifici in legno rettangolari sistemate in file lungo le strade. Anche a Danebury, è stata rinvenuta una simile disposizione in file di edifici che correvano parallele ai bastioni.
L’uso di questi edifici non è sempre chiaro, alcuni erano case ma alcuni potevano essere usati come granai o per scopi di immagazzinamento. Alcuni erano anche usati per scopi religiosi. Ci sono strade in siti come Hod Hill o Maiden Castle che vanno da un cancello di entrata sino ad una capanna nell’insediamento molto ampia ed importante, suggerendo una via processionale ad una dimora di un capo (nel caso di Hod Hill) o ad un edificio sacro (nel caso di Maiden Castle o di Cadbury Castle) dove i reperti indicano che questi edifici imponenti avevano un uso religioso come templi o sacrari.
Le capanne circolari erano le tipiche case dell’Età del Ferro, anche se questa struttura era già in uso nell’Età del Bronzo. A parte alcune eccezioni (2), demarcazioni di case rotonde furono trovante in abbondanza in molte fortezze. Erano solitamente costruite in legno e in minor misura in pietra. La maggior parte di esse era piuttosto piccola (con un diametro di circa 10 metri) ma ne sono state trovate di più grandi con un diametro fino a 27 metri. Gli archeologi hanno potuto ricostruire una tipica casa rotonda dell’Età del Ferro in seguito a degli scavi particolarmente fortunati. La casa era costruita con robusti pali montanti di quercia con muri in graticcio di nocciolo e un tetto di paglia supportato da travi di tronchi di olmo o frassino. Nell’insieme aveva una struttura molto solida fatta per resistere alle condizioni climatiche più severe. Era fiancheggiata da piccoli recinti per animali e forse un piccolo orticello, ed era recintata da un muro in pietra.


Maiden Castle: rovine dell’antico tempio romano-celtico


MAIDEN CASTLE


Maiden Castle – VISTA AEREA


Maiden Castle è una delle fortezze più grandi e più famose in Gran Bretagna. Le testimonianze dell’utilizzo e dell’attività in cima alla collina vanno indietro molti secoli prima del periodo preso in esame per il presente articolo. Infatti, la prima testimonianza di questa attività risale a 6000 anni fa e consiste nello scavo di una recinzione ovale circondata da due fossati concentrici. I suoi bastioni imponenti furono costruiti attorno al 400 e al 200 BCE (Media Età del Ferro) e comprendono un’area di 19 ettari (47 acri), ma sono anche state trovate tracce di terrapieni precedenti e risalenti al 1000 BCE . Da diversi elementi storici e socio-culturali provenienti dalla zona, è plausibile supporre che la cima della collina fosse abitata da parecchie centinaia di persone e i loro animali e fosse densamente ricoperta da case, granai e altri edifici. Purtroppo il suo utilizzo come terra arabile nel Medioevo cancellò ogni traccia evidente di queste case.
Da un punto di vista archeologico Maiden Castle è anche importante per la presenza di un’unica sequenza di occupazione che non trova uguali in altri siti simili. Il picco dell’occupazione a Maiden Castle sembra sia avvenuto durante la Media Età del Ferro, mentre l’occupazione declinò in maniera drammatica verso l’ultima parte dell’Età del Ferro. La ricchezza e lo status degli abitanti sembra non sia diminuita di pari passo, poiché un ampio e ricco cimitero risalente allo stesso periodo è stato ritrovato nell’entrata est del forte.
Comunità sempre più estese vissero nelle fortezze collinari durante l’Età del Ferro, sebbene queste non fossero assolutamente l’unico tipo di insediamento di quei tempi, dal momento che gli insediamenti aperti erano anche piuttosto frequenti.
Alcuni edifici sulla colina di gesso c’erano già alla fine dell’Età del Bronzo, sebbene le prime attività costruttive di una certa nota avvennero attorno al 600 BCE. La prima fortezza era più piccola (16 acri) e possedeva già due ingressi, uno singolo ed uno doppio. I ritrovamenti risalenti a questo primo periodo di transizione tra l’Età del Bronzo e l’inizio dell’Età del ferro sono molto scarsi, quindi gli archeologi devono affidarsi a paragoni tra Maiden Castle e simili fortezze collinari nei pressi. Gli ampi granai suggeriscono che le fortezze collinari della prima Età del Ferro dovevano appoggiarsi all’indipendenza agricola per sopravvivere ed anche per compensare il collasso del commercio che era stato fiorente nella precedente Età del Bronzo. Per questo motivo la fertile terra coltivabile era molto disputata e il potere si acquisiva tramite il controllo della terra, che avrebbe garantito supporto per una popolazione molto più ampia insieme ad un’influenza maggiore sulla regione.


Maiden Castle: Un profondo fossato tra i terrapieni occidentali


Maiden Castle: gli imponenti bastioni a sud-est


Espansione ed occupazione
Al culmine della Media Età del Ferro, l’area circondata dalle difese fu ampliata verso ovest di quasi tre volte le sue dimensioni originali (attorno al 450 BCE, Sharples, 1991, 83). Le difese della nuova area erano inizialmente molto semplici, consistendo di un semplice terrapieno e fossato, molto più semplici che le difese della parte originale ad est. ‘Questa enorme espansione sembra indicare che questa fortezza e i suoi occupanti erano diventati la comunità più importante nel Dorset meridionale’(Sharples, 1991, 84). Essa assorbì anche le comunità di alcuni insediamenti più piccoli nella zona che vennero abbandonati nello stesso periodo. Maiden Castle era favorita perché comandava su una ricca terra coltivabile nelle immediate vicinanze e quindi era in grado di ospitare più persone che gli altri siti. Dopo l’espansione, la popolazione intraprese l’allargamento delle difese, così ulteriori bastioni furono costruiti lungo ulteriori fossati i quali fornivano, oltre che protezione, materiale per la costruzione dei bastioni stessi. Terrapieni e fossati furono costruiti secondo le caratteristiche del terreno e la forma della collina.
Anche le entrate alla fortezza furono totalmente ridisegnate, specialmente la doppia entrata orientale. Questa venne ricostruita in modo che la strada si snodasse attorno a terrapieni così che la gente fosse costretta a camminare lungo stretti passaggi fiancheggiati dai bastioni, che molto probabilmente erano difesi da guardie armate. Gli scavi hanno sorprendentemente trovato poche tracce di occupazione durante questo periodo di costruzione dei bastioni. Una caratteristica comune di quest’epoca che fu anche trovata in altri siti, specialmente nei territori di confine con il Galles, sono le tracce di strutture quadrate, di cui solo i quattro buchi dei pali rimangono (di qui il nome quadricolonnate). La loro funzione rimane ancora poco chiara, sebbene il fatto che sembrino essere concentrate attorno al bordo del forte ha condotto una minoranza di esperti a pensare che possano essere state torri di guardia oppure piattaforme di esposizione per i morti. Il loro utilizzo come abitazioni sembra improbabile siccome le loro dimensioni sono troppo piccole per essere comode, così la maggior parte degli esperti le considera come granai, sebbene il loro utilizzo era probabilmente molto differenziato. Forse erano inizialmente usate esclusivamente per immagazzinare il cibo, specialmente mentre un gran numero di persone veniva alloggiato nell’insediamento in particolare all’epoca della costruzione del nuovo sistema di bastioni, il quale sembra essere stato costruito dagli abitanti stessi e da lavoratori provenienti dalle comunità circostanti. Gli operai esterni furono probabilmente costretti a trasferirsi a Maiden Castle dalla disponibilità di cibo, il quale assicurava a Maiden Castle il controllo politico sulla regione.
Le persone inizialmente alloggiavano nel centro dell’insediamento ma in seguito si espansero gradualmente verso i bastioni. All’inizio c’erano solo poche case, con un’area acciottolata tra di esse, circondata da steccati. Le case erano raggruppate in nuclei sparsi tutt’intorno, ogni nucleo appartenente ad un gruppo famigliare. La casa centrale in uno di questi primi nuclei è una delle meglio conservate e le sue caratteristiche sono quelle tipiche delle case britanniche dell’Età del Ferro. Era circolare, di circa 6 metri di diametro e circondata da un basso terrapieno innalzato da un fossato che la circondava (Sharples, 1991, 90). Il muro scorreva lungo il lato interno del terrapieno. La struttura principale della casa era un cerchio di pali di legno legati in cima ad un anello orizzontale sul quale poggiavano anche le travi del tetto. Il muro doveva essere a graticcio, aveva un pavimento in calcare ed era circondata da uno steccato. L’entrata, rivolta a sud, avrebbe potuto essere costituita da una porta di legno. Un focolare giaceva al centro della casa, che si rivelò essere stato ricostruito tre volte (da un semplice buco poco profondo nel terreno riempito di ciottoli di selce fino ad una struttura più complessa simile ad un forno), e molta cenere era sparsa sul pavimento attorno ad esso. L’ultima struttura ha la forma di un ferro di cavallo fatto di pietre, con una cupola di argilla. Ulteriori buchi di pali dentro alla casa sembrano indicare dove i muri divisori dovevano stare e un incavo segna la posizione di un letto. Le altre case erano solo leggermente diverse nel pavimento e nella struttura di pali di legno.
Queste case sopravvissero solo perche in una fase successiva furono ricoperte da detriti di occupazione e melma, rimanendo così sigillate fino ai giorni nostri, altrimenti le loro caratteristiche sarebbero state distrutte dalle coltivazioni e dall’erosione dei secoli successivi e solo il fossato che le circondava sarebbe sopravvissuto. Questi fossati si considera siano tutto ciò che resta delle case in diverse parti di Maiden Castle. Queste case non erano molto grandi, per cui dovevano aver alloggiato un piccolo numero di persone, circa tre. La sigillatura a causa della melma, derivante soprattutto dall’erosione, suggerisce un periodo di abbandono che, a giudicare dallo spessore dello strato, fa pensare ad un periodo di circa 50 anni. Non è chiaro quanto fosse estesa l’area abbandonata, sebbene pare probabile che fosse solo un’area limitata in un insediamento altrimenti densamente popolato.
Una fase di costruzione successiva a questo periodo vide la costruzione delle case in file. Questo organizzare le case in file parallele alle strade suggerisce un cambiamento nella vita sociale dove il centro dell’attenzione si sposta dalla singola famiglia alla più ampia comunità urbana, esprimendo così un ideale collettivo. Le case tuttavia ritennero la loro individualità e possedevano caratteristiche che le rendevano uniche, a differenza di altre fortezze dove erano costruite praticamente uguali. Tra le case ritrovate negli scavi, una era costruita in pietra e una era provvista di un canale di scolo, e tutte appaiono essere state abitate per lungo tempo. In superficie, l’interno di Maiden Castle è suddiviso da parecchie strisce che costituivano le strade che guidavano il traffico est-ovest attraverso l’insediamento e che sono ancora parzialmente visibili oggi. Queste dividevano l’area in zone di case, di cui rimangono solo i loro fossati circolari, ed aree di immagazzinaggio.
L’ultima fase della fortezza sembra sia stata di piena e considerevole attività, come suggerito da molti ritrovamenti. Questa declinò in parte nel primo secolo della nostra era, al tempo della conquista romana, quando l’angolo sud-ovest sembra essere stato abbandonato.


Maiden Castle: interno del forte visto dal bastione più interno


Cosa ci dicono degli abitanti i reperti archeologici
Le pratiche agricole degli abitanti di Maiden Castle, e quindi il cibo che consumavano, possono essere dedotti non tanto dagli attrezzi agricoli (fu ritrovato soltanto un falcetto in ferro, gli attrezzi in legno non sono sopravvissuti) quanto dagli scarti di cibo. Sono stati ritrovati più di 340 esemplari di cereali identificabili (Sharples, 1991, 102) sottoforma di resti carbonizzati, di cui le specie principali erano grano e orzo, suggerendo che la produzione di cereali era estremamente importante. Legumi come fagioli e piselli furono ritrovati in minor quantità ma è logico supporre che queste colture possano essere state più prominenti, solo che si bruciano meno facilmente e così hanno lasciato pochissimi resti. Sono anche state rinvenute colture a foglia come cavoli, cavolfiori e broccoli, colture di semi come la senape, colture di radici come le barbabietole. Le erbacce furono trovate in gran quantità e, appartenendo ad un territorio particolare, ci danno indicazioni preziose sui metodi di coltivazione e sul suolo utilizzati dalla popolazione dell’epoca. Nel caso di Maiden Castle essi indicano che gli agricoltori del posto coltivavano i loro raccolti sui terreni gessosi e sabbiosi della regione e non sfruttavano, per esempio, i terreni più pesanti nelle vallate fluviali.
Maiden Castle era un centro importante per la lavorazione del grano. I cereali venivano trasportati dentro il forte, puliti e preparati per la macinatura per produrre farina. Molte macine furono trovate sul posto; queste consistevano di due pietre tenute insieme da un fuso ed erano fatte funzionare a mano per macinare la farina. Potevano persino essere regolate in modo da variare la grana della farina macinata.
In base al numero di ossa animali gettate via, le pecore erano numericamente predominanti, seguite a ruota da bovini e maiali, sebbene gli archeologi abbiano determinato con una qualche complessa considerazione riguardo il peso delle ossa stesse che i bovini avevano il ruolo principale nella dieta degli abitanti. Dall’età degli animali a cui le ossa appartenevano, inoltre, è stato possibile determinare che gli animali non erano solo tenuti come fonte di cibo ma anche di lana, latte e, nel caso dei cavalli, di forza di trazione. I cani erano tenuti per la caccia. I segni sulle ossa animali ci mostrano come venissero preparati per il consumo ed anche le piante carbonizzate forniscono informazioni su come fossero lavorate prima di diventare commestibili. A parte ciò, le informazioni che abbiamo sulla cottura e il consumo di cibo nell’Età del Ferro sono piuttosto scarse.
La ceramica ci può dare qualche suggerimento utile. La maggior parte delle ceramiche rinvenute nell’insediamento era usata per cucinare, alcune per servire cibo e per consumarlo ed alcune per la conservazione. Non ci sono regole fisse per distinguere le diverse funzioni di tipi di vasellame simile. Questi sono divisi in vasi e ciotole, i primi erano usati per conservare o per cuocere, le seconde per cucinare o mangiare. Alcuni vasi furono trovati coperti di fuliggine, suggerendo così il loro uso esclusivo per la cottura. Alla fine della Media Età del Ferro apparvero forme più sofisticate di ciotole per servire il cibo, più rifinite. Furono anche rinvenuti frammenti di speciali piatti in argilla (chiamati piatti da forno) da usare nei forni. Appare plausibile immaginare, dalla struttura dei forni ritrovati, che fosse cucinato un pane simile al pane indiano nan (cioè, pane che viene fatto sbattendo la pasta sulle pareti del forno). La ceramica costituiva una delle più importanti e più diffuse manifatture dell’Età del Ferro. A Maiden Castle, tuttavia, non c’era una grande produzione e la ceramica proveniva principalmente dai centri di produzione vicini.. Nelle ultime fasi, questi centri fornivano quasi tutta la ceramica di cui la comunità avesse bisogno. La qualità della ceramica trovata a Maiden Castle mostra un grande miglioramento nella fattura, da vasi ruvidi delle fasi più antiche al vasellame liscio, finemente decorato delle ultime fasi.
Altre merci importate erano gli attrezzi in pietra che furono trovati in abbondanza nel forte e che includono pietre da fionda, macine, pietre per affilare e braccialetti fatti di scisto. Le fionde erano l’arma più importante del periodo e parecchie migliaia di pietre per le fionde furono trovate negli scavi. Tutti questi attrezzi di pietra arrivavano al forte come oggetti finiti. Non c’è alcuna indicazione della produzione di oggetti di pietra nel forte. Alcuni attrezzi venivano prodotti in gesso, che era immediatamente disponibile sul posto, ma il loro numero era piuttosto limitato. L’abbigliamento era importante e prodotto sul posto, anche se non ne restano tracce, ma rimangono prove di come era prodotto e in che materiale. La lana era prodotta in abbondanza ed è stato rinvenuto un alto numero di fusi, mentre i contrappesi in gesso è tutto ciò che resta dei telai. E’ stato rinvenuto un assortimento di aghi, punte e altri oggetti fatti di osso, tra cui dei pettini usati per tirar via la lana dalle pecore, spilli e vari attrezzi usati in abbigliamento. C’erano anche spille ed ornamenti per fissare gli indumenti, entrambi in bronzo ed osso. Il numero di questi ritrovamenti suggerisce che la produzione di stoffa e indumenti aveva un ruolo importante nell’economia di Maiden Castle.
Il sale veniva importato dalla costa e la presenza di un tipo distintivo di ceramiche grezze che era destinato all’uso come contenitore di sale indica che Maiden Castle importava il sale da uno specifico centro di produzione sulla costa. Un altro tipo di manifattura rinvenuta a Maiden Castle era la lavorazione del metallo. Un’ampia gamma di attrezzi ed ornamenti in ferro e bronzo è stata ritrovata, ma il bronzo non era prodotto sul posto, si trattava piuttosto di una processo di rilavorazione di parti di bronzo che consisteva nel fondere e rilavorare il metallo. Durante gli scavi nella parte del forte a sud-ovest furono ritrovati un gran numero di frammenti di lamina di bronzo, indicando che nei pressi ci doveva essere un laboratorio. Malgrado l’abbondanza di vene di ferro nella regione di Maiden Castle, non sembra che la popolazione le abbia sfruttate molto. Al contrario, ci sono forti testimonianze delle attività di fabbro fino ad un livello famigliare, poiché ogni famiglia riparava da sé i propri attrezzi per farli durare di più.
Negli scavi che sono stati condotti sino ad oggi, non sono state trovate tracce di una struttura risalente all’epoca preromana ed usata come santuario. E’ pur vero che ampie zone di Maiden Castle sono ancora inesplorate, così è logico supporre che una simile struttura doveva esistere, così come esisteva in fortezze simili come Danebury e South Cadbury. Tuttavia, questi santuari erano piccoli e servivano solo la comunità immediata che risiedeva nel forte, poiché i templi più grandi e più elaborati risalenti a questo periodo erano costruiti al di fuori delle fortezze.

Continua nella seconda parte.

Bibliografia:
- Cunliffe, B. (1975 e 2009). Iron Age Communities in Britain. London, Routledge & Kegan Paul Ltd.

- Cunliffe, B. (1995) Iron Age Britain. London, B.T.Batsford Ltd/English Heritage

- Cunliffe, B. (2003) Danebury Hillfort. Stroud, Tempus publishing Ltd.

- Dyer, J. (1990) Ancient Britain. London, Guild Publishing

- Konstam, A. (2006). The Forts of Celtic Britain. Oxford-New York, Osprey Publishing

- Muir, R., Welfare, H. (1983). Prehistoric and Roman Britain. London, George Philip/The National Trust/The National Trust for Scotland

- Ralston, I. (2007). Celtic Fortifications. Stroud, Tempus publishing Ltd.

- Sharples, N.M. (1991) Maiden Castle. London, B.T.Batsford Ltd/English Heritage



Note: Articolo di Abigail.Le fotografie appartengono all’autrice tranne dove diversamente indicato.
Nota: si è scelto di usare le notazioni di tempo BCE per indicare ‘prima dell’era volgare’ e CE per indicare ‘dell’era volgare’.
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