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Ynis Afallach Tuath

LE FATE DELLE ACQUE
Venerdì, 22 Febbraio 2008 - 14:02 - 2310 Letture
Sidhe Molti esseri fatati sono associati in maniera particolare ai regni acquatici.


Si tratta in genere di donne bellissime e pericolose,
nella cui immagine si può scorgere l’antico archetipo
delle divinità tutelari delle acque e delle sorgenti,
spiriti di natura che presiedevano alla fertilità delle donne,
alla guarigione, al destino degli uomini
e trasformati poi in fate-streghe
dalle affascinanti e malvagie attrattive
in seguito al diffondersi del cristianesimo nel mondo pagano.
Tuttavia, la natura ambivalente degli esseri associati alle acque
è dovuta in parte anche alla duplice natura dell’acqua stessa:
da una parte dispensatrice di vita e salute,
dall’altra capace di portare la morte con inondazioni, tempeste e naufragi.
Le più conosciute creature dell’acqua sono sicuramente le Sirene,
per metà meravigliose donne, per metà pesci.
Vivono in regni stupendi nelle profondità marine
e sono intraviste dagli uomini sugli scogli,
in genere intente a pettinarsi i lunghi capelli biondi.
Le Sirene hanno il dono del canto:
con le loro voci dolci e malinconiche intonano melodie struggenti
che seducono i marinai e li conducono alla pazzia o alla morte.

In genere, le fate che abitano le profondità marine
hanno una natura più pericolosa rispetto a quelle di acqua dolce,
rispecchiando il timore che gli antichi avevano per il mare,
possente fonte di vita e sostentamento,
simbolo archetipico del ventre della Grande Madre
da cui tutti siamo nati, ma anche tomba,
pericoloso abisso di non ritorno.

In Irlanda ed in Scozia troviamo poi le Bean-Nighe o Banshee,
spiriti femminili che nelle notti senza luna
erano solite lavare nei pressi dei fiumi gli abiti intrisi di sangue
di coloro che sarebbero morti di li a poco.
Le grida disperate delle Banshee
potevano essere udite nelle case dei morenti:
suoni agghiaccianti, provenienti dalla notte dei tempi,
che riecheggiavano il Mistero più insondabile,
la Morte, Nera Signora di Trasformazione.

Si dice che le Banshee altri non fossero
che gli spiriti delle donne morte di parto,
sottolineando ancora la connessione profonda
fra le acque ed il grembo femminile,
simbolo di vita e di morte allo stesso tempo.

Le Glaistig invece sono una versione di acqua dolce delle Sirene.
Si tratta di bellissime donne che abitano in prossimità di stagni
ed indossano lunghe vesti fluenti
per nascondere la metà inferiore del loro corpo di forma caprina.
Si dice che esse seducano gli uomini e li inducano a danzare con loro
prima di succhiarne il sangue.
Nel loro mito troviamo un chiaro esempio
della demonizzazione del corpo femminile
e della sua naturale e seducente sessualità.
La capra è un simbolo infatti
strettamente legato all’aspetto sessuale,
tanto è vero che si dice che satana appaia in forma di caprone.

La vampirizzazione dell’uomo,
comune a molte creature dell’immaginario collettivo,
altri non è se non l’espressione della misoginia
e della paura del potere del corpo femminile,
veicolo di vita e morte, trasformazione e rigenerazione.

Creature più miti e benevole sono le Asrai,
fanciulle delicatissime e meravigliose,
eteree silfidi che vivono nelle acque
e si sciolgono in una pozza se vengono catturate ed esposte al sole,
stupenda metafora delle parti più delicate dell’animo femminile
che appassiscono quando vengono sradicate
ed esposte alla luce crudele della fredda razionalità.
Nelle isole Shetland troviamo le Seltrie o fate-foca:
spiriti capaci di abbandonare le sembianze animali
per trasformarsi in donne bellissime.
I mariti ne rubano le pelli per impedire
alla moglie fatata di tornare nel suo mondo incantato,
ma se la donna ritrova la pelle di foca
abbandona subito l’ingrato consorte.

Le fate sono creature libere, spiriti di natura,
non possono essere costrette nei ruoli che si vorrebbe imporre loro;
cosi le donne hanno dentro di loro una fata che chiede di essere ascoltata:
non possiamo negare per sempre questa parte autentica e libera
che preme per scrollarsi di dosso gli stereotipi della società.

I laghi sono i luoghi associati più frequentemente al mondo fatato:
si dice che siano porte per il regno delle fate
e che sotto la loro superficie ingannevole si nascondano intere città.
I laghi altro non sono se non illusioni
come quelle create dalla celebre Dama del Lago,
per proteggere da occhi indiscreti il suo castello di cristallo.
Cosi anche ogni donna sa creare piccole illusioni
per proteggere il suo mondo interiore,
un mondo cangiante di luci riflesse sui cristalli dell’anima,
al quale hanno accesso solo coloro che sapranno cercare
e meritare la chiave magica per accedervi.


Liberamente ispirato dal libro
FATE
di Froud e Lee


-Caillean-
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