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Ynis Afallach Tuath

La cultura di La Tène
Venerdì, 23 Aprile 2010 - 12:11 - 5667 Letture
Celti Lo studio della cultura di La Téne è molto importante, perché la società celtica, di cui noi ci occupiamo, appartiene proprio all'ultima fase di questo periodo.

Durante gli ultimi decenni del VI sec. a.C., si assistette ad un processo di ristrutturazione della società celtica, che portò, tramite conflitti interni e a spostamenti di piccoli gruppi, all'instaurarsi della cultura caratteristica dei Celti storici delle regioni transalpine, che prende il nome di cultura lateniana.

Durante il XIX secolo il lago di Neuchâtel, in Svizzera, venne parzialmente drenato, facendo così riemergere una notevole quantità di oggetti presenti sul fondale. Questo deposito di migliaia di oggetti metallici, offerte votive gettate come dono agli Dei, si trovava in una zona torbosa a largo di una piccola baia situata nell'estremità orientale del lago, vicino alla quale sorge il piccolo villaggio di La Tène. Fu proprio questo villaggio a dare il nome al periodo culturale della storia celtica di cui stiamo parlando.

Gli archeologi suddividono il periodo di La Tène in tre fasi storiche:
-La Tène I o antico: dall'inizio del V sec. a.C. fino alla metà del III sec. a.C.;
-La Tène II o medio: dalla metà del III sec. a. C. alla fine del II sec. a.C.;
-La Tène III o tardo: questo periodo termina in Gallia alla conquista romana avvenuta nel I sec. a.C. e in Britannia, quindi, alla metà del I sec. d.C., mentre in Scozia ed in Irlanda, regioni non soggette alla conquista romana, il La Téne prosegue fino al V sec. d.C.

Questo periodo portò ad un'espansione significativa del territorio celtico. In origine, infatti, esso comprendeva la Repubblica Ceca, l'Ungheria, l'Austria, la Svizzera e la Germania sud-orientale. Al momento della conquista romana, invece, i Celti si erano espansi fino alla Spagna occidentale, inglobando anche la Francia, l'Olanda, la valle del Danubio e tutte le isole Britanniche, compresa l'Irlanda.



Tuttavia sarebbe un errore immaginare il mondo celtico come un unico organismo, poiché era formato da una società di tipo tribale, nella quale ogni tribù era un universo a parte. Inoltre, a causa dell'esigua quantità di fonti e documenti arrivati fino a noi, l'immagine che possiamo delineare di questo mondo è nettamente incompleta.
La ristrutturazione interna della società hallstattiana, che portò alla progressiva formazione della cultura lateniana, trasformò la società celtica del V sec. a. C, rendendola incredibilmente ricettiva ed influenzabile da parte delle popolazioni confinanti, soprattutto da quelle appartenenti all'Italia Settentrionale. Il notevole sviluppo economico dell'Etruria padana, inoltre, non poteva lasciare intatti gli antichi traffici transalpini. Quindi l'Italia Settentrionale si trovava in una condizione particolarmente favorevole per beneficiare subito di una cessazione del commercio massaliota, fino ad allora predominante. I popoli celtici della cultura di Golasecca, da lungo tempo insediatisi nel Nord Italia e quindi perfettamente integrati, potevano partecipare al nuovo commercio transalpino, mediando ed influenzando le popolazioni celtiche limitrofe.
L'importante sito di Hallstatt, tuttavia, rimase in attività per tutto il V sec. a. C. con il commercio di sale estratto dalle sue miniere, ma nelle tombe di questo periodo si possono ritrovare molti arredi tipici della cultura di La Tène, segnale di un' indiscutibile continuità tra il periodo di Hallastatt e la fase iniziale di La Tène.

Insediamenti, società ed economia.
Le informazioni giunte sino a noi riguardo gli insediamenti della cultura lateniana sono molto scarne e sono solo pochi i resti che ci permettono di capire come potesse funzionare la loro società. Gli insediamenti più importanti erano costituiti da agglomerati fortificati su alture collinari. Si ritiene che questi stanziamenti sorgessero in zone strategiche particolari lungo le principali vie commerciali. L'interno di queste fortezze non sembra diverso da quelle dello stesso tipo del periodo precedente. Gli agglomerati erano costituiti da grandi case, coperte da tetti sostenuti da pali. Questi edifici sembra potessero ospitare santuari oppure mercati. Erano, inoltre, abbastanza spaziosi da poter contenere l'intera popolazione di una regione, ad esempio potremmo ipotizzare in occasione delle feste dedicate al santuario.
Nei secoli successivi questo tipo di costruzione sembra essere stata progressivamente abbandonata. Nel pieno della cultura lateniana gli insediamenti più diffusi erano i piccoli agglomerati rurali chiusi o meno da un recinto.
In queste strutture, probabilmente, convivevano parecchie unità famigliari di simile condizione sociale. Le pareti delle case erano di graticcio e rivestite di argilla, in certi casi accuratamente lisciate e decorate. Le sedi degli individui di rango elevato erano probabilmente costituite da fattorie o case coloniche, formate da edifici di vario tipo e, di solito, circondati da palizzate. E' comunque sempre difficile capire le differenze sociali e le attività a cui erano adibiti questi luoghi perché purtroppo i reperti conservatisi sono molto scarsi.

Numerosi resti di semi carbonizzati ed ossa di animali domestici portano a pensare che l'attività fondamentale fosse l'agricoltura. Sono, inoltre, stati rinvenuti i primi semplici vomeri d'aratro in ferro e le prime grandi falci utilizzate per la raccolta del foraggio. Questi attrezzi dimostrano l'esistenza di progredite tecniche di agricoltura nelle quali si privilegiava la produzione di cereali e l'allevamento. L'allevamento era principalmente suino, mentre lo sviluppo del commercio salino incentivava la produzione di salumi. Un'agricoltura così prospera era in grado di provvedere al fabbisogno di una popolazione numerosa e, allo stesso tempo, poteva produrre l'eccedenza necessaria allo sviluppo di un artigianato specializzato. Si trovano in questo periodo, infatti, elaborate ceramiche, oggetti metallici, carri, tessuti e altre produzione che richiedevano notevoli abilità tecniche. Questi oggetti, però, non erano riservati solo all'élite della società, ma rappresentano la maggioranza dei ritrovamenti archeologici, quindi erano destinati anche ad un uso comune.

Per quanto riguarda la lavorazione dei metalli, in questo periodo si può trovare un notevole livello tecnico specie per il ferro e il bronzo. Questa abilità è dimostrata dal ritrovamento di oggetti come la fibula “a maschera”che testimonia una perfetta padronanza della fusione a cera persa, mentre altre opere dimostrano grande virtuosismo nell'incisione a mano libera o a compasso e nella perforazione a giorno di targhette metalliche.

Il vestiario era composto, principalmente, da lunghi abiti stretti in vita e pantaloni attillati, realizzati con stoffe intessute o ricamate probabilmente molto colorate. Il copricapo tipico dell'epoca presentava un aggancio complicato, ma al tempo stesso molto accurato, chiaro sintomo di un'eleganza ricercata.

Arte e religione.
L'arte della cultura di La Téne può essere divisa in tre fasi, corrispondenti alla suddivisione del periodo storico.

-Arte di La Téne "Stile Waldalgesheim ": Le armi e gioielli scoperti in tombe celtiche in Italia sono buoni esempi di questo nuovo stile. Gli elementi principali sono motivi di foglie, soprattutto viticcio. Questo periodo prende il nome da Waldalgesheim, un importante sito archeologico in Germania.

-Arte di La Téne "Stile Plastico" : L'innovazione più importante dell'arte celtica nel IV secolo aC, che poi divenne una delle sue caratteristiche principali, fu senza dubbio il processo noto come metamorfosi plastica. Questo tipo di rappresentazione è ambigua in quanto il modello nasconde, e allo stesso tempo evoca, un volto umano (spesso caricaturale), una maschera, o teste di animali. Essa rappresenta pertanto una visione fugace, in altre parole, può essere interpretata in due modi.

-Arte di La Téne "Sword Style": Di questo periodo è la diffusione di foderi decorati con coppie di favolosi animali, draghi, grifoni e uccelli di ispirazione orientale, che probabilmente trovano origine in Italia. Sempre di quest'epoca sono i famosi foderi danubiani decorati con spirali di foglie e altri elementi del mondo vegetale e animale, intrecciati in modo da formare un modello continuo di curve. Questi motivi rappresentano un nuovo stile conosciuto come lo "Stile della Spada Ungherese".
Questo stile è stato perfezionato successivamente nel fodero trovato alla Cernon-sur-Coole (Francia),e da quello scoperto a Drňa (Repubblica Ceca). Il motivo più caratteristico di questi foderi, il capo crestato di un uccello fantastico, appare anche su una fibula trovata a Conflans (Francia), che testimonia la virtuosità dei Celti nella lavorazione del ferro.
Tutto quello che distingue la nuova arte lateniana da quella precedente, prevalentemente geometrica, è di origine peninsulare, etrusca o italica. Infatti l'origine di molti motivi iconografici e temi orientaleggianti come l'”Albero della Vita”, accompagnato da mostri o uccelli acquatici oppure temi come il “Maestro degli animali” va cercata nell'arte dei popoli dell'Italia centro-settentrionale. Anche altri elementi come palmette e fiori di loto, volti umani con attributi animali, simili, ad esempio, al Sileno dagli orecchi appuntiti o all'Alcheloo, una divinità fluviale dalle corna di toro, e a mostri quali il grifone, la sfinge e le chimere appartengono al residuo orientaleggiante dell'arte etrusca.
Kruta, nella “Grande storia dei Celti”, spiega che una possibile ragione alla rapida diffusione di questi elementi dell'arte etrusca ed italica in una società come quella celtica, profondamente frammentaria e tribale, è da ritrovarsi nel sistema religioso.

Il sistema religioso, infatti, spiega Kruta era perfettamente coeso ed organizzato. “(...)la derivazione dei modelli mediterranei, dimostra che esse non costituiscono fantasiose imitazioni: si tratta di nuove immagini, ottenute grazie alla sapiente composizione di elementi che hanno quasi tutti un'analogia nel mondo mediterraneo, anche se non vengono mai composti come nell'originale. Pertanto all'inizio avveniva una selezione fra i motivi mediterranei, scelti affinché potessero esprimere senza eccessive modifiche precisi concetti che venivano poi riuniti in un sistema simboli coerente.” Ad esempio, continua Kruta, il taglio della foglia mediana di una palmetta trilobata o del fregio dei fiori di loto potrebbe rievocare l'immagine della doppia foglia del vischio, parassita vegetale che i Celti veneravano in modo particolare. Questo spiegherebbe la rapida diffusione di questi simboli e perché elementi come la palmetta o l'albero della Vita fossero così importanti da essere riportati su moltissimi oggetti.
E' da tenere a mente che, durante questo periodo, la società celtica venne in contatto con i Greci, i Cartaginesi e i Romani, quindi non è possibile escludere una certa modificazione del pensiero religioso esistente, né una probabile influenza. Comunque la differenza maggiore tra l'arte lateniana e quella precedente dipende principalmente dalle forme e non dai concetti o contenuti.

Un altro settore che subì cambiamenti nel passaggio tra la cultura hallstattiana e quella di La Téne, fu quello dell'armamentario. Nelle tombe, fonti principali di reperti, ricompare un tipo di spada sparita ormai da un secolo. Un'arma da cavalleria dalla lama dritta e il fodero metallico di foggia orientale, decorato con palmette e coppie di animali fantastici. Nei corredi funebri aumenta la diffusione della lancia e del giavellotto, accompagnati da numerose punte, mentre l'armamento difensivo è costituito da elementi deperibili quali legno, cuoio e tessuti. Si sono ritrovati solo rari elementi metallici di scudi e pochi elmi in bronzo o ferro.

I riti funerari non presentarono cambiamenti particolari, tranne in alcune zone, dove la pratica dell'incinerazione venne soppiantata da quella dell'inumazione.

In questo periodo si diffuse anche l'uso e la produzione della ceramica sia come corredo funebre che come oggetto di uso quotidiano. Questo è un chiaro segnale che mette in evidenza quanto sia stato importante l'influenza mediterranea nel mondo halstattiano.
Tutti questi elementi,quindi, dimostrano che il processo di formazione della cultura di La Tène è strettamente connesso agli influssi provenienti dall'Italia. Questo periodo, perciò, non rappresenta un'epoca di sconvolgimento, nell'accezione negativa del termine, del mondo celtico, ma un periodo di maturazione in tutti i campi e di miglioramento delle abilità precedentemente acquisite. Il quadro che ne esce è quella di una società celtica stabile, in pieno sviluppo economico, fedele alle tradizioni e densamente popolata.

Fonti:
Kruta V. (2004). I Celti e il Mediterraneo. (Un'enciclopedia del Mediterraeo). ed. Jaca Book.
Kruta V. (2000). La grande storia dei Celti. La nascita, l'affermazione e la decadenza. Newton & Compton editori
Green M. J. (2003). Dizionario di mitologia celtica. Tascabili Bompiani.
Konstam A. (2001). Historical atlas of the celtic world. Checkmark Books
Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/La_Tene
Encyclopedia of Irish & world Art: http://www.visual-arts-cork.com/index.htm
Immagine tratta da Wikipedia

Note: Articolo redatto da Euphorbia sulla base delle discussioni del gruppo di studio 'Ynis Afallach Tuath'.
Un particolare ringraziamento a Argante

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