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Ynis Afallach Tuath

GLASTONBURY TOR: STORIA , LEGGENDA, MAGIA
Venerdì, 04 Marzo 2011 - 18:39 - 11106 Letture
Luoghi Il Tor è un colle naturale alto circa 160 metri che sovrasta e caratterizza da centinaia di anni il paesaggio della cittadina di Glastonbury, nel Somerset, Inghilterra sud occidentale.
La parola Tor deriva dalla lingua celtica e significa semplicemente “collina” o “alto colle”.



Glastonbury sorge nel mezzo dei Somerset Levels, una grande palude soggetta a frequenti inondazioni e per migliaia di anni, fino circa al XIII secolo d.C., questo insediamento fu un’isola circondata da un mare interno poco profondo, che si formò in seguito all’innalzamento delle acque dopo l’ultima era glaciale. L’isola era collegata alla terraferma solo da una sottile lingua di terra che si estendeva nella zona di Ponter’s Ball: un fossato lungo circa un chilometro verosimilmente costruito durante l’Età del Ferro. E’ noto che i Levels furono abitati fin da tempi antichissimi, sono state infatti trovate abbondanti tracce risalenti al neolitico. Durante l’Età del Ferro, nel I millennio a.C., il territorio paludoso dell’isola era disseminato dai famosi Lake Villages, estesi insediamenti umani su palafitte e piattaforme. Tuttavia nella zona dell’Isola non sono mai stati rinvenuti reperti antecedenti al VI sec.d.C. e le tracce dei primi insediamenti umani sul Tor datano intorno proprio a quest’epoca. Questo ha portato alcuni studiosi a ritenere che l’Isola fosse considerata dalle popolazioni paleocristiane un luogo sacro, un vero e proprio santuario naturale al pari di Avebury o Stonehenge e la leggenda narra che Glastonbury sia stata l’Isola di Avalon. Ponter’s Ball rappresenterebbe quindi un “temenos”, ovvero un confine costruito per demarcare l’inizio del territorio sacro.

La collina del Tor, dominava tutto questo scenario e sicuramente ha profondamente attratto le popolazioni neolitiche, esperte conoscitrici dei misteri celesti e dei loro riflessi sulla terra. Il Tor è infatti allineato sulla St.Michael Line, una famosa ley line, o linea energetica, sul cui tracciato giacciono, fra gli altri, il Saint Michael Mount in Conrnovaglia, il Tor di Glastonbury e Avebury. Molti dei posti situati su questa linea erano inconfutabili luoghi di culto in epoca neolitica e successivamente su molti di essi furono costruiti santuari cristiani dedicati a San Michele, angelo di luce. Nel mondo celtico precristiano i luoghi collinari erano dedicati a Belenos, dio della luce e del sole, che rappresentava la controparte delle forze ctonie della terra (spesso simboleggiate da un drago o un serpente).
L’orientamento dell’asse del Tor con un azimut di 63 gradi fa in modo che a maggio esso sia rivolto verso l’alba: la collina di San Michele, angelo della luce, si trova a vedere sorgere il sole proprio a Beltane, la vigilia di maggio, la grande festa celtica del dio Belenos, lo Splendente. Inoltre , sempre sulla Michael line si trova, poco distante da Glastonbury, il Burrowbridge Mump, una collina conica situata nei Somerst Levels che porta sulla cima i resti di un’antica chiesa dedicata a san Michele, in pratica un piccolo Tor in miniatura. Nei giorni di Samhain e Imbolc, stando sulla cima del Tor, il sole tramonta esattamente su Burrowbridge Mump. In pratica quindi l’allineamento dell’asse del Tor indica l’alba all’inizio di maggio e agosto (beltane e lughnasadh, la metà luminosa dell’anno) ed il tramonto a fine ottobre e inizio febbraio (samhain e imbolc, la metà oscura dell’anno).
Ma a Glastonbury passa un’altra importante ley line, la Mary Line, sul cui percorso si trovano molti luoghi di culto dedicati alla vergine Maria. Essa passa nelle rovine della grande abbazia di Glastonbury, dalla Lady Chapel e risale il pendio del Tor, per incontrarsi con la Michael line, creando secondo alcuni un’incredibile punto di unione fra energie maschili e femminili o comunque fra polarità complementari, capaci di aprire le porte alle percezioni che molti sostengono di aver avuto percorrendo la collina.
Il Tor però non è allineato solo con i cross-quarter days solari dell’anno celtico ma possiede anche un importante allineamento lunare. Tracciando una linea retta dalla sommità del Tor fino a Cadbury, località non distante, abitata fin dai tempi neolitici, imponente insediamento romano della britannia sud occidentale e, secondo la leggenda, antica sede di Camelot, si può osservare che il Tor è precisamente orientato con il Northern Major Standstill, cioè il punto più a nord del calare della luna, mentre Cadbury castle è orientato con il Southern Major Standstill, il punto più a sud in cui può calare la luna. Quindi questo significa che , per esempio, guardando la luna piena da Cadbury, questa tramonta nel punto più a nord proprio sopra al Tor e ciò avviene esattamente ogni 19 anni, un ciclo metonico, la durata del periodo dell’istruzione di un druido o una sacerdotessa celtica…. La leggenda vuole che Artù percorra questo sentiero da Cadbury a Glastonbury, detto Sentiero di Caccia di Artù, nelle tempestose notti invernali, ogni 19 anni, presiedendo alla Caccia Selvaggia delle anime, proprio come Gwynn Ap Nudd, il Bianco Figlio della Notte, che abiterebbe il Glastonbury Tor e sarebbe il Signore dell’Altromondo. A Glastonbury esistono molti altri allineamenti sacri come il Landscape Diamond e lo Zodiaco di Glastonbury, nonché le geometrie sacre di Chalice Well e dell’Abbazia, ma non è questa la sede per approfondire.

I misteri che circondano il Tor sono molti e fittamente intrecciati con la sua storia.
Sappiamo che sul Tor, nel X secolo vi era una piccola cappella, sostituita poi da un’abbazia, più piccola di quella al centro della città ma comunque prospera e dedicata a san Michele. Le cronache dell’epoca ci dicono però che nel 1275 (per la precisione l’11 settembre…) un “terremoto” distrusse la chiesa in cima al Tor, che fu tuttavia ricostruita dai solerti monaci, sebbene seguendo un progetto più piccolo e sobrio. Solo nel XIV secolo fu aggiunta la torre oggi esistente, l’unica che oggi sopravvive dopo la dissoluzione dei monasteri voluta da Enrico VIII nel 1539.



La leggenda narra che santa Brigida e san Patrizio visitarono Glastonbury nel V secolo. Glastonbury in epoca medioevale era infatti considerata la prima chiesa cattolica di Britannia, fondata direttamente da Giuseppe di Arimatea nel 63 d.C., che vi avrebbe costruito la prima cappella nel sito della Lady Chapel, portando con sé dalla Palestina il sacro Graal, che si dice giaccia nei pressi della Fonte Rossa (Chalice Well).
William di Malmesbury, uno storico che nel 1130 scrisse il De Antiquitate Glastonie Ecclesie, racconta che Patrizio si sarebbe recato sul Tor, dove a quel tempo sorgeva “un fitto bosco”.

Una delle maggiori peculiarità del Tor, è che lungo tutte le sue scoscese pareti, esposte a gelidi ed impetuosi venti di nord-ovest, sono state ricavate enorme terrazze concentriche, sette in tutto. Nonostante vari studi, a tutt’oggi esistono pochissimi dati relativi a chi , quando e soprattutto perché ha scavato le terrazze del Tor. E’ noto che i monaci medioevali costruirono alcune piccole terrazze sulle pendici più a sud a scopo agricolo e migliorarono alcune delle terrazze già esistenti sui pendii più alti per ricreare le 7 stazioni della Via Crucis da far percorrere ai pellegrini. Il Tor era la loro Montagna Sacra e la sua ascesa simboleggiava il percorso di elevamento spirituale del pellegrino. E’ evidente che le terrazze non servirono mai a scopi difensivi poiché hanno un perimetro piatto e sono privi di fossati o argini. L’ipotesi più affascinante è che siano state le popolazioni neolitiche a costruire queste opere imponenti, riconoscendo subito nel Tor un luogo sacro e privilegiato, quando ancora Glastonbury non esisteva ma vi era al suo posto un’isola ricoperta di fitti boschi di noccioli, tassi, biancospini e meli, ricca di acqua (la fonte bianca e la fonte rossa, i colori dell’Altromondo celtico) e di risorse naturali e punto di osservazione privilegiato di fenomeni astronomici. Secondo autorevoli studiosi come Nicholas Mann, il Tor fu un’area di attività preistorica e il fulcro di importanti cerimonie religiose, dal momento che nei dintorni sono assenti monumenti di pari importanza. Altri studiosi come Rahtz , Russell e Ashe, a partire dalla fine degli anni 60 hanno notato che le sette terrazze del Tor costituiscono i resti di un labirinto tridimensionale, con tutta probabilità attribuibile all’era neolitica. Labirinti di questo genere ma di minori dimensioni sono presenti in tutto il mondo e all’interno di civilità differenti, e sono ritenuti simboli di morte e rinascita, poiché rappresentano il viaggio di discesa e successiva riemersione dal mondo dell’aldilà. Il labirinto di Creta, secondo la tradizione classica, rappresenterebbe anche il viaggio nell’interiorità alla riscoperta del lato selvaggio e ctonio della natura umana. Ciò si sposa perfettamente con le innumerevoli leggende locali che identificano il Tor con l’ingresso dell’Altromondo. Tale apertura si troverebbe su uno dei pendii del Tor, forse contrassegnato da una Tor Burr, una delle grosse pietre ovalari che disseminano e costituiscono l’impalcatura della collina. Varie di queste pietre possono essere osservate sul Tor, ma quella più famosa giace ora accanto alla Abbott’s Kitchen nella Abbazia: viene chiamata dalla leggenda Pietra Omphalos e sembra che fosse oggetto di culto in tempi antichissimi, potrebbe trattarsi infatti di una pietra oracolare su cui le sacerdotesse, in particolare nei giorni del mestruo, si sedevano a profetare.







Forse non sapremo mai con esattezza quali e quanti misteri cela questa collina sacra ma le persone che ancora la percorrono hanno esperienze che le cambiano profondamente, aprendo nuove dimensioni al loro modo di percepire la vita e quando anche questo non avvenisse è certo che stare in cima alla collina spazzata dai venti e godere del panorama meraviglioso che spazia la campagna verde smeraldo e talora arriva fino al canale di Bristol è sicuramente un momento unico ed irripetibile per cui vale la pena un viaggio in questo luogo affascinante e carico di enigmi secolari.



Kathy Jones e altre studiose che vivono a Glastonbury si sono inoltre accorte, studiando il paesaggio sacro dell’isola, che su di esso si ritrovano delle forme che possono essere paragonate ad una donna che si distende del paesaggio, con il suo ventre in corrispondenza di Chalice Well ed un seno in corrispondenza del Tor



Oppure, alternativamente, il paesaggio sembra delineare anche una vecchia strega che vola sul dorso di un cigno: la testa del cigno è rappresentata da Wearyall Hill mentre il Tor rappresenterebbe il grembo della Vecchia Saggia.
Il Tor viene dunque interpretato o come il seno abbondante che nutre i figli della Dea (infondo alla base del Tor sgorga la Fonte Bianca, sorprendentemente simile al latte…) o come il ventre ormai non più mestruato della vecchia Crona. Nei tempi antichi le donne anziane in menopausa erano molto rispettate poiché si pensava che trattenessero in loro il sangue magico che le rendeva sagge e potenti. La collina sacra mantiene cosi anche il questo caso il suo dualismo: porta ultraterrena che conduce alla rinascita.






Note: Redatto da Caillean

Fonti:

Avalon: i sacri misteri di Artù e Glastonbury, Nicholas Mann, ed. Età dell’Acquario
The Goddess in Glastonbury, Kathy Jones
http://www.glastonburytor.org.uk
www.kathyjones.co.uk/glastonburygoddess.html
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