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Ynis Afallach Tuath

Ci sono tre cose che rafforzano la mente...
Martedì, 24 Maggio 2011 - 10:00 - 3052 Letture
Triadi Bardiche Prosegue con questo articolo la serie di studi sulle triadi bardiche chiamate TRIOEDD DEWIANETH CYMRY.

La triade che abbiamo deciso di analizzare è quella che così recita:

Ci sono tre cose che rafforzano la mente:
vedere molto,
riflettere molto
e resistere molto.



È una triade che infonde subito una sensazione di serenità e speranza palpabili. Sembra essere un invito a guardare senza paura nel mondo esterno e interno, a conoscere meglio chi ci circonda e a non disdegnare per timori umani le nuove esperienze, vivendole anzi con costanza e dedizione, sicuri di riuscire a superare le difficoltà e a elaborare le avversità senza che abbiano la meglio su di noi. Sia che si tratti di grandi imprese che di piccole, la mente va disciplinata ed educata, perché necessita di ordine, armonia ed equilibrio, essendo la matrice di molte cose.

Analizziamo un verso alla volta.

Rafforzare la mente è indispensabile per gestire le energie dell’istinto ed evitare che prendano il sopravvento facendoci vivere in stati confusionali. La mente e la ragione sono infatti le basi su cui fondare il vivere civile, non solo rispetto al mondo esterno ma anche rispetto a noi stessi. Per fare questo, però, la mente, come l’impulso, va rafforzata, educata. Rafforzando la mente e la ragione, ci accorgiamo di come le due cose non siano uguali, né sinonimo l’una dell’altra, e anzi, ciò che la mente accetta spesso la ragione rifiuta. Talvolta la ragione soffoca la mente, altre volte la potenzia. Ma la mente in realtà è libera come l’istinto, solo che rischia di essere frenata e limitata dalla ragione che, se estesa all’estremo, diventa il suo stesso opposto. Vanno sì evitati troppi aridi “voli pindarici”, ma al contempo bisogna sfuggire alle resistenze infruttuose della ratio, favorire un interscambio mente-ragione che può essere ben più produttivo. Solo così possiamo guardare oltre le nebbie…

I suggerimenti di questa triade sembrano parlare al nostro tempo.

Vedere
significa usare non soltanto l’organo fisico dell’occhio ma anche quello del “cuore”, ovvero non aver paura di conoscere orizzonti e prospettive diversi dai nostri, ampliare ed espandere la visuale delle cose. Soffermarsi, senza guardare di sfuggita, dedicando attenzione sia al dettaglio che al generale, esercitare l’occhio (fisico e interiore) a saper considerare ogni tassello del puzzle. Vedere significa andare oltre le apparenze, affondare lo sguardo con profondità e senza fermarci alla superficie; ma anche accogliere il confronto con ciò che non ci piace, partecipare a ciò che avviene attorno a noi senza essere spettatori passivi, toccando con mano ciò che desideriamo cambiare e veder cambiato. Vedere significa imparare e mettere quel qualcosa nel bagaglio del nostro viaggio interiore, perché guardarci attorno ci abitua a non trascurare nulla, e a esercitare l’attenzione, oltre che la capacità di accogliere il bellissimo spettacolo offerto ogni giorno dalla natura, raccogliendo come riserva e combustibile di vita immagini, suoni, bellezza e distruzione, perché tutto cresce e riconduce alla ragione. Questo vuol dire anche percepire con la vista interiore e non logica quelle situazioni importanti della vita, svelando gli schemi che sono alla loro base e che ci aiutano nella comprensione dell’ordine naturale delle cose! In tal senso vedere può voler significare riconoscere o risapere, dipende dalla profondità con cui vediamo e da quanto siamo disposti a non farci irretire dai preconcetti. “Guardare in faccia” una realtà è affrontarla senza abbassare lo sguardo. Per risolvere un problema dobbiamo prima “vederlo”, nel senso di guardarlo per quello che è, centrando le energie per risolverlo, riflettendoci su. Le risoluzioni possono non essere immediate, sfuggire alla nostra attenzione, perciò riflettere molto significa anche meditare sugli anelli di congiunzione e valutare tutte le possibilità di rimedio. Resistere molto vuol dire percorrere la strada, decisi, verso la meta, senza farsi prendere dallo sconforto. Assimilare anche quello che può non piacerci ma che ci aiuta a riconnetterci con noi stessi. Se infatti vedere è un meccanismo fisico, guardare è una scelta. Vediamo ogni giorno tante cose, ma solo da alcune traiamo ispirazione per scegliere consapevolmente e farcene guidare. Ogni sera vediamo il sole calare, ma è quando ci soffermiamo a guardare il tramonto che qualcosa in noi cambia. E poi bisogna fare proprio ciò che si è osservato.

In questo riflettere è una tappa fondamentale, che ci aiuta a elaborare quello che abbiamo visto e chiederci se sia utile o se va scartato, se possiamo interiorizzarlo o elaborarlo, consapevoli che possa sempre nascondere un insegnamento importante. Apprendere vuol dire trarre le conclusioni di ciò che si è visto, dare vita e forma a un’idea, nutrire l’anima e la mente con ciò che abbiamo conosciuto affinché la ragione non sia limitata e arida ma, anzi, ne venga illuminata e potenziata. Dobbiamo imparare a distinguere il reale dall’irreale, rimuovendo quei blocchi che vengono imposti dagli altri e ci impediscono di camminare oltre.

Resistere
è quanto di più difficile possa esservi in questa triade, ma è anche l’arma con cui possiamo avere una visione reale delle cose. Resistere a lungo vuol dire portare pazienza, non lo sforzo intenso e momentaneo, ma disciplina e utilizzo costante e misurato delle energie. Resistere qui non vuol dire durezza, ma anzi, capacità di ammorbidirsi e aprirsi, ovvero adattarsi a circostanze e persone. È la naturale conseguenza del vedere e del riflettere, e quindi non va inteso solo come scudo dalle avversità. Vuol dire usare la forza che ognuno ha dentro di sé per auto-dominarsi rispetto a tutto ciò che devia dal cammino e ci impedisce di far fruttificare l’esperienza (del vedere e riflettere). Ha più a che fare con la perseveranza. In questo senso resistere presuppone che comprendiamo come la nostra mente funziona e come percepisce ed elabora le cose. Il verbo richiama alla mente l’immagine di chi si raggomitola per terra e aspetta che la burrasca passi. In realtà ognuno resiste alle avversità della vita in modo diverso, ma ciò che conta è non nascondersi e combattere. Le aquile voleranno alta sopra la bufera, mentre il riccio si raggomitolerà su stesso per difendersi dai predatori. Nei momenti difficili e colmi di amarezza lo spettacolo che Madre Natura ci offre è un dono, ma anche un esempio a cui ispirarci per non cedere.

Quello che emerge da un lavoro applicato a questa triade è il raggiungimento di una sorta di equilibrio che catalizza i sentimenti. Qualcosa che non va espresso ma vissuto. Solo in questo modo si può rafforzare la mente. Presupposto è la forza di volontà per rafforzare ciò che si è, nonché per condividere i frutti del proprio raccolto con se stessi e con chi ci circonda. Esserci e dare è infatti instaurare una connessione con il tutto tramite un cambiamento avvenuto grazie al vedere, riflettere e resistere. Risvegliarsi per capire ciò che la mente vede, e riflettere resistendo alla tentazione di lasciarsi andare all’impulso di dire o pensare scempiaggini su quanto appreso. Questa triade ci aiuta a capire che impariamo non solo attraverso i nostri occhi, ma anche tramite un’antica conoscenza assopita, che le triadi ci aiutano sempre a riesumare.

Note: A cura di Eriu
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