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Ynis Afallach Tuath

GLASTONBURY
Venerdì, 22 Febbraio 2008 - 18:36 - 2789 Letture
Luoghi Redigere un articolo su di una città senza farlo assomigliare ad un estratto
da guida turistica è a dir poco complicato. Potrei parlare di Glastonbury introducendone la collocazione geografica e proseguire illustrandone i siti archeologici più affascinanti, le mete più gettonate, i pub più alla moda, le sale da the più golose e una breve panoramica sulla storia.

Ne risulterebbe senza ombra di dubbio uno scritto piacevole ed interessante e,
perché no, anche all’apparenza completo… ma….. Ma ad un esame più attento
si noterebbe una terribile falla: la mancanza dell’incanto.
Quell’incanto che ancora oggi, in autunno,
fa scendere fitte nebbie dove un tempo respirava scura ed ombrosa la palude.
Glastonbury è una piccola cittadina immersa nel verde del Somerset,
nel sud ovest dell’Inghilterra. Se non fosse per la sua bizzarra collina a gradoni,
quasi a formare una spirale, non sarebbe che una viuzza tutta negozietti
con raccolte attorno poche case e qualche quartiere per tranquilli pensionati.
Le luci e la vita di Bristol e Londra sono lontane, la mondanità
di Bath è ad anni luce e la ricchezza di Wells
con la sua magnifica cattedrale è solo un bagliore distante.
Eppure attorno a Glastonbury l’alone di magia è palpabile, concreto.
Siamo ad Avalon, la leggendaria Isola dei Meli, Ynis Witrin,
il territorio dell’estate… siamo nella Terra che accolse Re Artù morente,
siamo sui prati che ascoltarono le lezioni di druidi ormai polvere,
siamo nel piccolo villaggio che accolse uno dei primi gruppi di cristiani giunti oltre Manica,
siamo ai piedi della Collina che vide arrivare
Giuseppe di Arimatea con la leggendaria coppa di Cristo.
Con le leggende sorte attorno al Graal e a Re Artù ci si potrebbe
compilare un’enciclopedia. Sono decine le città che si vantano di essere Camelot,
o l’ultima dimora della Coppa Sacra, o una antica scuola druidica…
ma la verità è che il mistero non ha soluzione alcuna.
Glastonbury è un villaggio incantato.
La collina sacra e la fonte rossa sono qui, non altrove.
Le leggende si sono sviluppate qui, soprattutto qui,
non in altri luoghi, non in modo così costante nel tempo…
Lo spirito si risveglia qui, salendo sul Tor seguendo l’antico percorso a spirale,
bevendo l’Acqua del Pozzo, meditando nei Giardini attorno alla Fonte.
Glastonbury fu un centro spirituale fin dall’antichità.
Non ne sappiamo abbastanza purtroppo per poter spiegare davvero cosa
qui esistesse prima dell’avvento del cristianesimo,
ma se osserviamo la storia delle religioni ci rendiamo immediatamente conto
che assai spesso i nuovi centri spirituali sorsero su quelli più antichi,
e l’abbazia di Glastonbury fu sicuramente
uno dei centri cristiani più importanti di Britannia.
Si narra che Arviragus (figlio di Cunobelinos e fratello
del re-guerriero Caradoc – Caractacus-), concesse ai primi cristiani
di stabilirsi su diversi appezzamenti di terreno e che essi furono aiutati
a sopravvivere e ad ambientarsi dalla comunità che già era ivi insediata.
Secondo la leggenda il Graal venne portato in Britannia da Giuseppe di Arimatea,
ovvero il mercante che mise a disposizione del Cristo il proprio sepolcro.
Qui l'unico elemento incerto è il tempo. Si narra, infatti,
che Giuseppe arrivò nella futura Glastonbury attorno al 60 d.C.
Doveva quindi essere o un uomo molto anziano o,
se fosse stato coetaneo di Gesù, almeno un sessantenne, età invidiabile all'epoca…
In ogni caso, si narra che nel 63 d.C.
Arviragus concesse al sant'uomo circa 580 ettari di terra.
Fu così fondato il monastero sul quale poi sorse l'attuale abbazia,
ed attorno al quale nacquero tutte le leggende legate al Graal e a Re Artù.
Ma non è tutto. Attorno al 1100 i monaci dell’abbazia
rinvennero un sarcofago di quercia.
Certamente una sepoltura regale e pagana, considerando
che i cristiani avrebbero usato altri materiali come, ad esempio, la pietra.
I monaci, con una saggia operazione di marketing, seminarono
la diceria che quello ritrovato fosse il corpo di Re Artù,
seppellito con i resti della Regina Ginevra.
In verità possiamo supporre che fosse quello dello stesso Arviragus,
o comunque di un noto personaggio dell’epoca sicuramente benvoluto
dalla comunità cristiana che accettò di “ospitare”
una sepoltura pagana in terra consacrata.
L’Abbazia venne fatta distruggere da Enrico VIII e usata come cava di marmo,
ma ancora qualcosa della sua magnificenza rimane…
Dai prati ben curati si scorge il profilo del Tor, ai piedi del quali
scorrono da sempre la Fonte Rossa e la Fonte Bianca. Si racconta
che quella rossa sia tale perché, da qualche parte, nel suo tragitto,
si macchia con il sangue del Cristo, che scaturisce dal Graal.
Anticamente invece possiamo solo immaginare cosa intravedessero
in essa gli antichi celti, forse il sangue della Madre Terra,
simbolo di vita e di rigenerazione, così come, stando alle leggende,
scorgevano nel Tor il suo utero e nella fonte bianca il latte della Dea.
Si narra infatti che all’interno la collina sia cava e
nasconda un tesoro prezioso. Proprio come in un fantomatico corpo sacro:
un utero che contiene la scintilla divina e celeste della vita.
Ma il Tor è anche considerato l’accesso all’Annwn, all’AltroMondo,
Terra di proprietà di Gwyn ap Nudd, epico signore dei Sidhe.
Tutta la geografia che contraddistingue Glastonbury
può essere ricondotta ad una spiritualità antica e profondamente
connessa ai cicli naturali, una spiritualità correlata ad
una crescita personale responsabile e profondamente coinvolgente.
Ogni elemento degno di nota, l’intera Valle del Tor,
è la figurazione fisica di un cammino ben preciso che segue fedelmente la nascita,
la vita, la morte e la rinascita presenti in tutti gli schemi naturali.
La Fonte rossa che scorre infallibile da secoli nei giardini sacri
alla base del Tor ci porta nell’oscurità della terra invernale,
ci porta ad essere semi che si nascondono al buio in attesa della
primavera, protetti dal gelo nel grembo materno.
Il Tor, fisica rappresentazione del percorso a spirale che si compie
scendendo in sé stessi diviene il simbolo del primo risveglio,
una flebile luce che brilla nella terra, il primo tepore del risveglio primaverile.
La Fonte Bianca conduce imperterrita alla vita estiva: candida
e fresca e pura insegna la rinascita della vita all’inizio dell’estate,
la terra pronta a venir seminata, la Terra ripulita
e risanata dal gelo dell’inverno appena trascorso.
Modron’s Mound identifica infine la Terra gonfia di vita,
la Terra pronta a donare i suoi frutti a breve…
Non stupisce dunque che Glastonbury sia sempre stata uno dei centri spirituali
più importanti della Gran Bretagna, anzi, a ben vedere,
il più importante centro spirituale di Britannia.
Si narra che anticamente sulla sommità del Tor esistesse un tempio pagano.
Non ci è dato di sapere nulla in proposito, certo è che,
volendo narrare la leggenda con occhi incantati e voce velata,
nessuna costruzione cristiana ha resistito a lungo…
Sono diverse le chiese crollate in seguito a terremoti…
e solo la Torre di St. Michael è rimasta in piedi.
Forse perché, narra sempre il trovatore, essa sorge sul punto di incontro
di due Ley Lines: quella di Mary e quella di Michael.
Qui l’energia femminile si incontra con quella maschile
per compiere la più antica delle danze.
La torre diviene l’Axis Mundi, diviene il ponte che unisce due regni opposti
e complementari, diviene un perfetto camino energetico…
E ancora il Tor, con il suo misterioso tesoro nascosto chissà dove al suo interno,
diviene simbolo del corpo della Dea Madre gravida di vita…
Non si può non rimanere affascinati dalla magia che permea da secoli questi luoghi.
Non si fatica a concepire con la fantasia la collina a gradoni circondata
da paludi e laghi, immaginarsi piccole imbarcazioni che portano i viandanti
da un’isola all’altra, sognare ad occhi aperti un antico cerchio
di pietre che domina dall’alto tutta la valle….
Non costa alcuno sforzo salire al tramonto il percorso a spirale
e giungere ad osservare l’Avalon Antica.
Mancano le nebbie, mancano le paludi, i guerrieri, i druidi,
i cigni che lenti si lasciano trasportare sulle acque…ma l’incanto c’è ancora.
Esso permea ogni filo d’erba, ogni tramonto, ogni alba
che sorge innanzi alla Collina Sacra di Britannia,
dimora di Re Dormienti, di Coppe Antiche, di Fate e Spiriti mai dimenticati….


Argante
-Arc'Hant Afallon Alarch-
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