AVALON TRIBE ON FB

 

CURRENT MOON


CURRENT MOON

 

I PILASTRI DELLA TRADIZIONE AVALONIANA

 

Siam Fate di Lago...

 

Le Stazioni del Ciclo



Leggendo...

IL CONFRONTO

E' il tempo del Confronto, il momento di affrontare le scelte del nostro Cammino...

 

Menu Categorie

 

Cerca


 

Ynis Afallach Tuath

VIII I FIORI
Lunedì, 01 Giugno 2009 - 10:15 - 4175 Letture
Lunologia Am cain lubai
(Luna Piena tra il 13 maggio e il 9 giugno)

Benvenuta, Luna dei Fiori!
E’ arrivata l’Estate,
il mondo è verde,
gli uccelli costruiscono i loro nidi.
Diveniamo liberi nel piacere dell’essere.



Siamo a cavallo tra il mese di Giamonios, di cui abbiamo già analizzato il significato nel precedente articolo (“fine dell’inverno”), e il mese di Simivisonnos, che significa quasi certamente “mezz’estate”.
Pare che giamos significhi inverno. Eppure la radice g-m/g-n/j-m/j-n è presente in varie lingue sempre con lo stesso significato di doppio, coppia, unione con l’altro.. Come vedremo, siamo nel mese in cui l’influsso principale arriva dei Gemelli, il cui nome deriva dal latino gemini, che a sua volta deriva dal greco gamos, che significa matrimonio, nozze, unione (anche fisica). Tantissimi termini italiani che contengono questa radice hanno a che fare con i doppi, con l’unione, con l’accoppiamento e con la riproduzione: monogamia o poligamia, gemello, geminare, germinare, generare, genesi, gonade, gamete, genitore, gene (deriva da generare, e pensateci.. il dna ha la forma di una spirale doppia!) persino gonfiare può rimandare all’atto sessuale e/o alla gravidanza. Questa luna infatti è tradizionalmente chiamata Luna della Coppia, Luna Doppia, Luna Bivalente.
Robert Graves scrive che i Romani onoravano la Dea Bianca con il nome di Cardea. Ovidio ne “I Fasti” ci racconta una storia confusa che la collega con il vocabolo cardo, “cardine”, e dice che era l’amante di Giano bifronte, il dio delle porte e del primo mese dell’anno [Gamelione/Gennaio, in cui si ritrova stranamente la stessa radice g-m/g-n], e che sovrintendeva ai cardini delle porte. Proteggeva i bambini dalle fattucchiere che, travestite da paurosi uccelli notturni, rapivano i neonati dalla culla per succhiarne il sangue, e il suo principale strumento di protezione era il biancospino. I Romani se la propiziavano accendendo durante le nozze torce di biancospino. Anche Giano, il robusto guardiano della porta, teneva lontane le fattucchiere. Robert Graves identifica Giano con Giove e Cardea con Giana/Giunone/Diana/Dione. Afferma che “Janus e Jana erano in realtà forme rustiche di Juppiter [Giove] e Juno [Giunone]. La doppia p di Juppiter indica l’elisione di una n: Jun-pater, il padre Diano. Ma Giano, Diano o Giove, prima di sposare Giana, Diana o Giunone sottomettendola a sé era suo figlio ed essa era la Dea Bianca Cardea. E se lui diventò la Porta, il custode della nazione, lei diventò il Cardine che lo univa allo stipite. […] Dice di lei Ovidio, citando probabilmente una formula religiosa: «Il suo potere è di aprire ciò che è chiuso e di chiudere ciò che è aperto».
Ovidio identifica Cardea con la dea Carnea celebrata a Roma il primo giugno con una festa nel corso della quale le venivano offerti carne di maiale e fagioli. Questo particolare è interessante perché collega la Dea Bianca ai maiali. […] Il fiore del fagiolo, inoltre è bianco e fiorisce nella stessa stagione del biancospino”.
Abbiamo quindi molti particolari interessanti. Persino il mese di giugno presenta quindi la radice g-n di cui parlavamo sopra. Inoltre accanto al termine latino foris, “porta”, abbiamo il termine janua, che ha lo stesso significato, e, ancora una volta, presenta la radice j-n; Beltane è considerato dai Celti una porta, una “cerniera” – come la definisce Kondratiev – tra le due metà dell’anno. E anche la notte di mezz’estate è tradizionalmente considerata il momento in cui le porte tra il nostro mondo e quello delle fate si aprono. Nella Coppia Divina, Giano è il protettore, il guardiano che sorveglia entrambe le due metà dell’anno con i suoi due volti, e che ne equilibra le forze tramite quelli che sono i suoi simboli tradizionali, la chiave e il bastone; e Cardea, è il cardine, la porta stessa, colei che apre ciò che è chiuso, e chiude ciò che è aperto. Robert Graves assimila Giano al britannico Nudd, padre di Creiddylad (la Cordelia contesa da Gwythyr e Gwyn di cui abbiamo parlato nell’articolo precedente); Creiddylad/Cordelia potrebbe essere assimilata a Cardea/Carnea, dato che il termine latino cardo (cardine), è lo stesso di quello irlandese cerdo (artigiano) e il dio irlandese degli artigiani specializzati in cardini, serrature e chiodi si chiama Credne, nome che ricorda quello di Creiddylad.

Come accennato nell’articolo precedente, questo è il mese lunare dedicato alle Nozze Sacre: è la Luna di Miele della Coppia Divina e infatti questa luna è tradizionalmente chiamata Luna degli Amanti.
Le Nozze Sacre hanno origino molto antiche. Già al tempo dei sumeri veniva praticato il cosiddetto Ieros Gamos, il Matrimonio Sacro. Esso era un atto rituale propiziatorio per la crescita delle messi e delle greggi, che divenne anche un’iniziazione al potere, unione da cui il maschio usciva scelto, eletto, unto e legittimato ad essere “re per un anno”, accoppiandosi con una sacerdotessa che incarnava la Dea. Attraverso questa unione sacra, necessaria per riattivare un armonioso ciclo stagionale della vita, la potenza cosmica della Dea veniva in parte trasferita sul Re, che aveva il dovere di garantire fertilità e prosperità al suo popolo. Il modello per questo rito sacro era fornito proprio dalla narrazione del “matrimonio” di Inanna con il re pastore Dumuzi: ogni anno ella scendeva dal cielo per consumare la sua unione con Dumuzi, mantenendo intatti gli equilibri.
Come sappiamo, anche la mitologia celtica è intrisa di storie simili. La Dea rappresenta la Sovranità, e ed è attraverso le Nozze Sacre che il potere di colui che la sposa viene legittimato.
Nella mitologia irlandese, la Fanciulla dei Fiori viene chiamata Blàthnat (“Fiorellino”). Ella è oggetto del contendere tra l’eroe Cuchulainn e la figura del mondo sotterraneo Cù Roì Mc Dàire. In altre versioni ella appare chiaramente essere la moglie di Cù Roì, custode di un castello nell’Altromondo dove terribili apparizioni mettono alla prova il coraggio degli eroi; in altre si dice che appartenga per diritto a Cuchulainn, ma venga rapita da Cù Roì, e cospiri quindi con Cuchulainn per provocare la morte del suo rapitore. Cuchulainn, essendo figlio di Lugh (e rappresentando evidentemente Lugh in questo contesto), è qui il Maponos. Cù Roì, con la sua gigantesca forma rozza (bachlach) e sgraziata, rimanda al Gigante Biancospino di Kulhwch ac Olwen, oltre che a Cernunnos (cui assomiglia in quanto padrone di una roccaforte nell’Altromondo).

Vi è un’altra storia, riportata nel Fled Bricrend (Il Festino di Bricriu) in cui Cù Roì, che sottopone Cuchulainn ad una prova (vedi articolo sulla Luna del Falco), compare con il nome di Huath Mac Imomam; il nome stesso del gigante, Huath, rimanda chiaramente al Gigante Biancospino.

La Fanciulla dei Fiori compare anche col il nome di Olwen, chiamata“Colei dalla Bianca Scia” o “Traccia Bianca” perché al suo passaggio spuntava dal terreno una scia di trifogli bianchi, e un altro suo soprannome è “Ruota d’Oro”, opposto a quello di “Ruota d’Argento” che identifica Arianrhod, dea lunare. Altri appellativi che la contraddistinguono sono “Bianca Signora del Giorno”, e “Ruota d’Oro dell’Estate”, apportatrice di fiori. La storia che la riguarda è una trasposizione celtico-pagana con elementi successivi. Una profezia decretava che quando Olwen si fosse sposata, suo padre sarebbe morto. Per impedire che ciò avvenisse, Yspaddaden Penkawr (padre di Olwen) frappose fra lei e Kulhwch tredici ostacoli (il tredici è il numero dell’iniziazione e dei mesi lunari). Kulhwch, con l’aiuto di alcuni valorosi compagni, tra cui anche Artù, riesce a superare tutte le prove e a decapitare infine il padre dell’amata con il rasoio che avrebbe dovuto tagliargli barba e capelli. Uccidendo il vecchio Re, è lui a prenderne il posto, sposando Olwen e restando al suo fianco.
La storia di Blodeuwedd, “Viso di Fiori”, è narrata nel quarto ramo dei Mabinogion. Ella viene creata da Math e Gwydion usando nove tipi di fiori: bardana, regina dei prati, primula, fiore di fagiolo bianco, biancospino, ginestra, ippocastano, quercia e ortica, con l’intenzione di darla in sposa a Llew, per fargli superare l’ultimo geis impostogli dalla madre Arianrhod. Inizialmente tutto procede per il meglio, ma quando Blodeuwedd incontra e s’innamora di Goronwy, ella sceglie di allearsi con lui per uccidere suo marito. Una volta morto Llew, Goronwy ne prende il posto grazie alla magia, ma Gwydion si rende conto di ciò che è successo e parte alla ricerca dell’anima del nipote. Dopo averlo trovato lo riporta in vita, e i due traditori vengono puniti: Blodeuwedd viene trasformata da Gwydion in una civetta, e Goronwy viene ucciso da Llew.
La storia si svolge nel corso del tempo: il momento della creazione di Blodeuwedd e delle sue nozze con Llew è palesemente quello di Maggio; il tradimento si svolge nel solstizio d’estate, mentre la punizione in autunno, quando Blodeuwedd si tramuta nell’oscura dea-civetta.

Il mito greco di Scilla e Niso, ripropone una struttura similare. Narra che durante l’assedio di Nisa da parte di Minosse, Scilla, figlia di Niso, governante dell’isola, si innamorò perversamente di lui. Una notte ella si introdusse nella camera del padre e gli recise la famosa ciocca dorata da cui dipendevano la sua vita e il suo regno. Poi rubò le chiavi della porta della città e la aprì recandosi da Minosse e proponendogli uno scambio: la ciocca di capelli in cambio del suo amore. Minosse accettò, giacque con Scilla e prese la città, ma non volle portarla con sé perché il patricidio gli faceva orrore. Scilla inseguì la sua nave a nuoto, aggrappandosi al timone finché l’ombra di suo padre Niso, in forma d’aquila (come lo stesso Llew), piombò su di lei. Scilla terrorizzata mollò la presa e annegò, la sua anima volò via sotto forma di un uccello ciris.

Ne “I Miti Greci”, Robert Graves scrive: “Questo mito, che si ripete quasi esattamente nella leggenda di Pterelao e Cometo, ricorda quello filisteo di Sansone e Dalila, le leggende di Cù Roì, Blàthnat e Cuchulainn in Irlanda, di Llew Llaw, Blodeuwedd e Goronwy nel Galles… sono tutte variazioni dello stesso schema. Il mito si ricollega alla rivalità tra il re sacro e il suo successore, sorta per amore della dea-Luna che, a mezza estate, recide i capelli del re sacro e lo tradisce. La forza del re risiede appunto nei suoi capelli, poiché egli rappresenta il Sole e i suoi riccioli biondi sono paragonati ai raggi dell’astro. [o, come dice Kondratiev, il taglio può rappresentare una castrazione simbolica per far tornare sotto il controllo della Tribù il potere della fertilità maschile]. Dalila taglia i capelli di Sansone prima di chiamare i Filistei, Blàthnat lega i capelli di Cù Roì sulla sponda del letto prima di farlo uccidere dal suo amante Cuchulainn, Blodeuwedd lega i capelli di Llew Llaw ad un albero prima di chiamare il suo amante Goronwy. L’anima di Llew prende la forma di un’aquila, e Blodeuwedd, una donna magicamente composta di nove fiori diversi, si trasforma in civetta, come accadde forse a Scilla nell’originale leggenda greca. Una sovrapposizione di questi cinque miti dimostra che Scilla-Cometo-Blodeuwedd-Blàthnat-Dalila, è la dea-Luna nel suo aspetto primaverile ed estivo di Afrodite-Cometo (“dai lucenti capelli”); in autunno essa si trasforma in civetta o in un ciris, e diventa la dea della morte Atena (che ha molte epifanie di uccello, compresa quella di civetta) o Era o Ecate. Il suo nome (Scilla) indica che il re veniva fatto a pezzi dopo che gli erano stati tagliati i capelli. Come nel mito di Llew Llaw, la punizione inflitta poi alla perfida traditrice è una tarda aggiunta a carattere morale”.

Nella mitologia Greca si ritrovano anche molte storie relative a gemelli, fratelli o alleati che finiscono per uccidersi l’un l’altro per una donna.
I gemelli Castore e Polinice, figli gemelli di Zeus e Leda detti Dioscuri, rapirono Febe e Ilaira, dette Leucippidi perché figlie di Leucippo, ai loro cugini gemelli Ida e Linceo ai quali esse erano state promesse, e vi ebbero dei figli. Questo accese la rivalità fra le due coppie di gemelli, che finirono per uccidersi l’un l’altro.
Efialte ed Oto, figli gemelli di Ifimedia e Poseidone detti Aloidi, finirono per litigare su chi per primo dovesse violare Artemide, ma la Dea, trasformatasi in una cerbiatta bianca, li trasse in inganno, ed essi si uccisero a vicenda. Le loro anime discesero nel tartaro dove furono legate ad una colonna, schiena contro schiena, con corde di vipere vive.

Riguardo questo mito, Robert Graves scrive: “I due gemelli che muoiono l’uno per mano dell’altro rimandano all’eterna rivalità amorosa tra il divino consorte della Dea Bianca e il suo successore, che si uccidevano alternativamente. Il loro tormento nel tartaro, come quello di Teseo e Piritoo, pare fosse stato dedotto da un antico segno calendariale che mostrava due teste di gemelli voltati schiena contro schiena, mentre sedevano sulla Sedia dell’Oblio, ai due lati di una colonna; in Italia lo stesso simbolo divenne Giano bifronte”. Nel mito, Piritoo convinse Teseo a rapire Elena, sorella dei Dioscuri; entrambi la volevano in moglie perché figlia di Zeus, e fecero un patto: giurarono di aiutarsi a vicenda in quella rischiosa impresa;di estrarre a sorte chi dovesse sposare Elena; e di rapire poi, insieme, un’altra figlia di Zeus da assegnare al perdente. Elena tocca in sorte a Teseo e i due consultano l’oracolo di Zeus, che avevano invocato a testimone del loro giuramento, la cui ironica risposta è quella di rapire Persefone. Piritoo prende sul serio l’oracolo, e Teseo è costretto a seguirlo nel Tartaro, dove pongono ad Ade la loro richiesta. Ade, simulando una cordiale ospitalità, li fa sedere sulla Sedia dell’Oblio; questa divenne subito carne della loro carne, ed essi non avrebbero più potuto alzarsi senza subire una mutilazione. Furono attorniati da serpenti sibilanti, fustigati dalle Moire e dilaniati da Cerbero sotto lo sguardo sogghignante di Ade.
Interessante notare come esista un mito collegato alla caccia di un cinghiale, a cui avrebbero partecipato tutti i personaggi mitici appena: Castore e Polinice di Sparta, Ida e Linceo di Messene, Teseo di Atene e Piritoo di Larissa, assieme ad altri valorosi guerrieri.


Pagina: 1/2

Prossima pagina (2/2) Prossima pagina


Note: Testo di Jlandra.
Vietata qualsiasi riproduzione senza il consenso dell'autrice.
VIII I FIORI | Login/crea un profilo | 3 Commenti
I commenti sono di proprietà dei legittimi autori, che ne sono anche responsabili.
Re: VIII I FIORI (Punti: 1)
da hex74 01 Giu 2009 - 11:49
(Info utente | Invia il messaggio) http://lemieradici.splinder.com )
Grazie per questo articolo, molto ricco di significati, leggendolo tante cose si sono chiarite in me.
Grazie ...

Re: VIII I FIORI (Punti: 1)
da Misaela (kerrydwen@hotmail.com) 01 Giu 2009 - 20:48
(Info utente | Invia il messaggio) http://kerrydwen.splinder.com)
Grazie mille per l'articolo! Un bacio!

Re: VIII I FIORI (Punti: 1)
da fairymoon 03 Giu 2009 - 10:58
(Info utente | Invia il messaggio)
bellissimo, grazie Jla!






Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato
sotto una Licenza Creative Commons.

© Ynis Afallach Tuath, 2014/2015
Sito internet con aggiornamenti aperiodici, non rientrante nella categoria Prodotto Editoriale.
Nessuna parte di questo sito può essere riprodotta senza il permesso degli autori e senza citare la fonte.
Tutti i lavori pubblicati sono protetti dalla legge n. 633 e s.m.i. in tutela dei diritti d'autore.
Tutti i loghi e marchi in questo sito sono di proprietà dei rispettivi proprietari. I commenti sono di proprietà dei rispettivi autori.
Questo sito è stato creato con MaxDev, un sistema di gestione di portali scritto in PHP.
MD-Pro è un software libero rilasciato sotto la licenza GNU/GPL Visualizzate le nostre news usando il file backend.php
Il tema grafico è stato creato da Isobel Argante. Webmaster Nemea del Lago.

Powered by MD-Pro