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Ynis Afallach Tuath

ARTU’, IL GRANDE RE, FRA STORIA E MITO Breve excursus sulle principali fonti arturiane
Sabato, 11 Dicembre 2010 - 09:36 - 4269 Letture
Ciclo Arturiano Un breve articolo senza troppe pretese per introdurre uno degli argomenti principali della Materia di Bretagna a chi poco ne conosce e per solleticare la curiosità e gli approfondimenti di chi invece già la ama.



Artù. Un nome che sopravvive nei secoli ed è leggenda, una storia che ognuno di noi conosce o almeno crede di conoscere. Un eroe così profondamente radicato nel cuore stesso dell’Occidente, che ancora oggi fa correre un brivido lungo la schiena, ci affascina con il suo mistero, ed ispira da tempo immemore opere d’arte di ogni genere.
Artù è uno di quei personaggi che da sempre vivono a metà fra il mito e la storia. Le fonti più antiche che abbiamo a disposizione per vagliare questa materia vastissima sono le seguenti:
-Gildas,il monaco che scrisse verso la metà del 500 dC “De excidio et conquestu Britanniae”
-Nennio, che nel IX sec. dC scrisse “Historia Britonum”
-Gli “Annales Cambriae” del X sec.
-Goffredo Di Monmouth, che nel XII sec. dC scrisse “Historia Regum Britanniae” e “Vita Merlini”.

Artù è ricordato soprattutto per due grandi battaglie, combattute contro gli invasori sassoni: la battaglia di Badon, situata da Nennio circa nel 493 dC e la battaglia finale, quella nella quale il grande re rimase finito a morte, a Camlann, situata dagli Annales Cambriae nel 540 dC. Dopo questa battaglia le tracce di Artù si perdono e la leggenda narra che fu portato ad Avalon.



Questo condottiero leggendario visse dunque, secondo queste fonti, a cavallo fra il V ed il VI sec. dC, figlio di Uther “il terribile”, discendente sembra di Bruto di Troia (pronipote di Enea) e Costantino il Grande. Conosciuto nella leggenda come “Pendragon”, capo dei Draghi.

Altri invece ricordano un praefesctus britanno-romano, Lucius Artorius Castus, comandante della legione romana VI Victrix di stanza a York sotto l’impero di Commodo (180-193 d.C) a cui è ispirato anche un celebre film, in cui Artù è a capo di una valoroso gruppo di cavalieri Sarmati.



Anche sull’etimologia del nome Artù, gli studiosi hanno proposto nel tempo svariate ipotesi: potrebbe derivare dalla parola greca ARKTOS, cioè ORSO, o ARKTUROS, Custode dell’Orsa, in questo caso facendo forse riferimento anche alla grande costellazione che segna il polo nord, senza dimenticare l’importanza capitale di un animale totemico come l’orso presso gli antichi popoli di britannia. Anche in gallese la parola ARTH significa orso. Altri fanno notare che in gaelico la parola ART è usata per indicare la PIETRA, e chi non conosce la leggenda (descritta per la prima volta da Malory nel 1440) della spada estratta magicamente dalla roccia? A tale proposito, questa spada, da alcuni denominata CALIBURN “dura come l’acciaio” non va confusa con quella più famosa, che la leggenda vuole donata ad Artù direttamente dalla Dama del Lago Viviana: Excalibur.





I luoghi legati alle vicende arturiane, sono avvolti da un fitto manto di mistero e molti pellegrini ancora oggi percorrono la terra di Britannia sulle tracce del grande Re.
Artù poteva essere un britanno della Scozia, del Galles, della Bretagna o della Cornovaglia ma certamente il suo regno non corrispondeva all’Inghilterra che oggi conosciamo. Sembra che il regno del grande re avesse nome LOGRES ed il suo cuore pulsante era la mitica Camelot, la sede della Tavola Rotonda. Di Logres e Camelot si trovano le prime tracce nelle opere medioevali di Chretien de Troyes e del Ciclo Vulgato. Il nome Logres potrebbe derivare dall’antico gallese Lloerg o dal sassone Legor, con cui si designavano alcune terre oggi facenti parte dell’Inghilterra. Riguardo a Camelot le ipotesi fatte nei secoli sono moltissime. Alcuni studiosi sostengono che questo nome sia stato inventato da Chretien de Troyes e fatto derivare dall’unione delle parole caer (celtico: castello o forte) e malleus (latino:martello), dunque la Fortezza del Martello, dove il martello è Artù stesso, colui che martellava gli invasori e i nemici.



Oggi una antica e imponente riproduzione della tavola rotonda con il posto per 24 cavalieri si trova conservata a Winchester e risale circa al XIV sec, probabilmente voluta da Enrico VIII, sovrano assai affascinato dalla figura di Artù.



Alcuni sostengono che Camelot corrispondesse a CADBURY nel Somerset, un antico insediamento romano dove oggi si trovano solo poche rovine immerse in una splendida campagna



Cadbury si trova solo a poche miglia da un’altra cittadina, Glastonbury, che sin dall’epoca medioevale è stata connessa con la mitica isola di Avalon. Glastonbury fu la prima chiesa cattolica di Inghilterra, sede di un grandissimo monastero, e pare fondata da Giuseppe di Arimatea e visitata dallo stesso Gesù. Ma la sua storia è molto più antica, poiché si dice che un tempo essa fosse Avalon, l’Isola Beata, l’Isola delle Mele, dove dimorava la Dama del Lago con le sue Sacerdotesse, dove Artù morente fu portato per essere accudito da Morgana, il centro vivo e pulsante dell’Antica Religione che venerava la Dea, colei che concedeva la sovranità ai grandi Re, i suoi Campioni e poi li accoglieva fra le sue braccia alla fine del loro tempo terreno.



Seguendo questo filone, si dice che Mount Badon corrispondesse circa al territorio dell’odierna Bath.
E’ Chretien De Troyes, nel 1200, a creare una forte connessione fra le vicende dei cavalieri di Camelot e la ricerca del Sacro Graal, che sempre secondo alcune leggende, sarebbe nascosto nei pressi della Fonte Rossa di Glastonbury. Sempre a partire dal 1200, si sviluppò quella che oggi viene definita la Materia di Bretagna, o Materia Arturiana, di cui fa parte anche il Ciclo Vulgato, che tanto ha contribuito a diffondere le leggende che noi oggi conosciamo.

In epoca medioevale, gli scaltri monaci, per accrescere il loro prestigio, dissero di aver trovato una sepoltura di un imponente guerriero regale e della sua regina e una pietra tombale, che secondo loro erano le spoglie di Artù e Ginevra (“ rex quondam rexque futurus” re un tempo e re a venire, citava l’iscrizione funeraria). Successivamente, nel 1276, il sovrano Edoardo I plantageneto fece inumare i supposti resti mortali di Artù e Ginevra all’interno dell’abbazia,volendo forse appropriarsi di quel titolo, Re di un tempo e Re futuro, che ispirava tanti ideali gloriosi e sogni di un impero ideale. Ancora oggi è visibile questo luogo all’interno delle rovine dell’Abbazia



Altri invece situano Camelot a CAERLEON, nel Galles, vicino a Cardiff.
Altri ancora pensano che Camelot si trovi in Cornovaglia, vicino al leggendario luogo di nascita di Artù, il castello di Tintagel.



Ed è lo stesso Goffredo a scrivere che la battaglia di Camlann, ricordata come la più vittoriosa di Artù, si svolse a CAMELFORD, in Cornovaglia, in corrispondenza di un guado sul fiume Camel.

Un altro filone di ricerche, situa invece le vicende arturiane e Camelot in Scozia. Sono state via via indicate città come Dumbarton, a nord di Glasgow, il “forte dei Britanni”, oppure Carlisle, importantissimo centro romano a ridosso del Vallo di Adriano, o ancora Stirling, la porta di accesso alle Highlands, nota anche per le gesta eroiche di William Wallace. Sempre in Scozia troviamo il piccolo villaggio di CAMELON, da nome sorprendentemente simile sia a Camelot sia a Camlann.
Nei pressi di Edimburgo infine, sorge un colle chiamato da secoli Arthur’s seat, il seggio di Artù.

Forse il mistero che da secoli avvolge Artù, il suo regno e Avalon, non verrà mai del tutto svelato, ma in esso risiede la forza del mito, che ha attraversato i secoli bui portando la luce e la speranza di un grande re, capace di guidare i suoi uomini alla difesa di principi di uguaglianza, pace, unità. Un sovrano profondamente umano, coraggioso come solo un uomo e non una leggenda, può davvero essere, un uomo guidato dall’antica sapienza di un mondo perduto ma mai dimenticato, dalla Sovranità di Britannia, la Grande Dea Madre rappresentata di volta in volta da Viviana, Morgana o Ginevra e ancora la madre di Artù, una Figlia dell’Isola Sacra, Igraine, Grande Regina di Uther.
Un re capace di dominare i draghi, le grandi forze rigenerative della terra, tanto potenti quanto temibili se non sottoposte alla giustizia. Un re mai veramente scomparso, che sopravvive ad Avalon, immersa nelle nebbie, ma soprattutto nelle menti e nei cuori di chi ancora resta affascinato dal suo mito e crede che Camelot sia esistita come un sogno meraviglioso nell’anima di un grande sovrano del popolo.



Note: Articolo e ricerca di Caillean

Se queste poche informazioni hanno stuzzicato la vostra curiosità, ecco qualche libro dove andare ad apporofondire.

-The Illustrated Encyclopedia of Arthurian Legends 
Ronan Coghlan

-The Grey King 
Susan Cooper

-Le Morte D'Arthur 
Thomas Malory

-History of the Kings of Britain
Geoffrey of Monmouth

-in italiano trovate “Re Artù, la storia , la leggenda, il mistero” di Paolo Gulisano

-un buon sito internet: www.kingarthrsknights.com

-altro sito internet: http://www.geocities.com/CapitolHill/4186/Arthur/htmlpages/kingarthur.html

-altro sito: http://www.britannia.com/history/h12.html
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Re: ARTU’, IL GRANDE RE, FRA STORIA E MITO Breve excursus sulle principali fonti artu (Punti: 1)
da Euphorbia 11 Dic 2010 - 11:54
(Info utente | Invia il messaggio) http://)
Bellissimo e ricco di informazioni! Grazie sia per l'articolo che per le foto! ;)






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