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Ynis Afallach Tuath

OESTARA
Venerdì, 22 Febbraio 2008 - 13:03 - 3057 Letture
Ciclo dell'Anno L'Equinozio di Primavera,
conosciuto anche con i nomi di Alban Eiler (Luce della Terra),
Oestara e Giorno della Signora,
è il momento dell'anno in cui le ore di luce e di buio equivalgono.


Seconda delle tre celebrazioni primaverili,
questa festività è legata alla fertilità della terra,
all'equilibrio tra maschile e femminile e con essa ha inizio la parte attiva dell'anno.
La festa cade a metà marzo: è la celebrazione dell'equilibrio,
non più inverno, ma non ancora primavera.
Oestara non è una festa celtica propriamente detta:
non ci sono prove ad indicare che i Celti la festeggiassero
e nessun nome legato a questa celebrazione si ritrova nella tradizione celtica antica.
E' una delle quattro festività che scandivano il tempo
tra le quattro feste principali, le Feste di Fuoco
(Samhain – Imbolc – Beltane –Lughnasadh).
Non ci sono in realtà prove a testimonianza del fatto che
gli antichi druidi festeggiassero questi passaggi (equinozi e solstizi),
ma sono festeggiamenti che si celebrano nel neo-paganesimo.

Questo giorno è celebrato in un punto intermedio tra le altre due feste primaverili,
Imbolc (2 febbraio) e Beltane (1 maggio).
Imbolc, la prima festa della primavera, ne segna l'inizio e Beltane la pienezza.
A Oestara si festeggia il ritorno della parte luminosa dell'anno,
è il momento in cui la natura si risveglia e si rinnova,
dopo le lunghe notti invernali.
Festeggiamo in questo giorno il trionfo della luce sul buio e sulla morte.
Nelle zone mediterranee, questo era il momento in cui spuntava
e germogliava quello che sarebbe diventato il raccolto dell'estate;
più a nord invece era il momento della semina.
I rituali dell'equinozio erano collegati soprattutto alla fertilità dei campi,
erano riti propiziatori. L'Equinozio di Primavera segna l'incontro tra Persefone e Demetra:
la madre riabbraccia la figlia che ritorna sulla terra dopo sei mesi trascorsi
nel mondo sotterraneo e così la natura si appresta a rifiorire,
almeno finchè Persefone non lascerà nuovamente
la madre e la natura non si addromenterà di nuovo.

Il nome con cui viene comunemente indicata la festa
deriva dal nome della Dea della primavera: Eostre.

La Chiesa ha sovrapposto alla celebrazione dell'equinozio di primavera
quella della Pasqua e quella dell'Annunciazione della Vergine.
Il collegamento tra la festa di Oestara e la Pasqua è evidente
se si pensa all'analogia tra il nome della Dea da cui prende nome la festa,
appunto Eostre, e la parola inglese che indica la pasqua: Easter.

L'equinozio dovrebbe rappresentare un momento di pulizia e di rinnovamento,
un passaggio dal vecchio al nuovo, un cambiamento.
Durante questo periodo è opportuno ripulire sia la nostra casa,
sia noi stessi e il nostro animo dalle influenze prolungate dell’inverno.
E’ il momento per il rinnovamento della propria psiche e per ricercare
un nuovo equilibrio nella propria vita.
Dopo le lunghe notti in cui ci siamo rinchiusi nella nostra interiorità
per riflettere su noi stessi, ci apriamo al mondo esterno e stringiamo legami
più profondi con gli altri. E' un tempo ideale per rompere le ultime catene
che fermano la vostra crescita: durante i mesi invernali siamo scesi in noi stessi
per scoprire i nostri lati negativi e le nostre paure,
ora dobbiamo attuare il cambiamento vero e proprio e abbandonare tutto ciò
che rappresenta un ostacolo alla nostra crescita.
Cerchiamo di rinnovarci: è un mese di prosperità e cambiamento.

Alla Primavera è associata la Fanciulla.
Festeggiamo ed onoriamo la Dea nel suo aspetto di Vergine:
tale è la terra dopo l'inverno. Infatti da Imbolc e fino a Beltane
ci accompagna la Vergine, che gli antichi celti identificavano in Blodeuwedd.
Nel mito Blodeuwedd viene creata dai boccioli di nove fiori
e il suo nome significa appunto “viso di fiori”.
La Dea è associata all'est e all'aria, il suo aspetto lunare
è quello di luna nuova e crescente, è una Dea degli inizi,
della creatività, della freschezza della gioventù.
Possiamo ritrovare la stessa figura di Dea della Primavera
anche negli altri pantheon: Venere, Afrodite, Ishtar, solo per citarne alcune.

In questo periodo dell'anno nella Roma pagana
si celebravano le feste in onore di Attis figlio di Cibele.
Cibele, la rappresentazione della Grande Madre,
era un'antica divinità anatolica.
Collegato al culto di Cibele vi era il mito di Attis,
secondo cui il giovane Dio aveva inizialmente ricambiato l'amore di Cibele,
ma poi si era innamorato di una donna mortale.
La Dea dunque lo fece impazzire, e Attis si uccise.
A Roma avevano luogo delle festività annuali, a metà marzo appunto,
in cui la rappresentazione della morte e resurrezione di Attis
stavano a simboleggiare il ciclo inverno-primavera, morte-rinascita.
In modo simile in Grecia si svolgevano le feste denominate "Adonie"
che rimandano al mito di Adone e Afrodite.
Duravano otto giorni: inizialmente vi era il lamento per la morte di Adone
e successivamente se ne festeggiava la ressurrezione.
Inoltre a Roma durante il mese di Marzo prendeva luogo una pantomima sacra.
Vi è un racconto secondo cui durante il regno di Numa Pompilio,
era caduto dal cielo uno scudo donato da Giove:
per proteggere questo prezioso dono il re aveva ordinato ad un fabbro,
chiamato Mamurio Veturio, di realizzare altri undici scudi perfettamente uguali al primo.
Questi erano gli scudi che i Salii
(sacerdoti-guerrieri dedicati al culto del Dio Marte)
portavano in processione per le vie di Roma.
Esiste però anche un’altra versione del racconto:
i Romani si erano adirati contro Mamurio Veturio credendo che
per colpa del suo gesto sacrilego nei confronti dell'oggetto sacro,
si fossero abbattute delle disgrazie sulla città.
Pertanto, il fabbro era stato scacciato da Roma.
Ogni anno, il 15 di marzo, una sorta di recita sacra ricordava questo episodio:
un uomo avvolto in pelli di capra era portato in processione
dalla folla e percosso con delle verghe. Il significato è chiaro: la cacciata di Mamurio Veturio a marzo,
al nascere della primavera, stava a simboleggiare la fine dell'inverno.
Si lasciava spazio al nuovo e si festeggiava affinchè il raccolto crescesse rigoglioso.
La figura di Mamurio Veturio rappresentava l'insieme delle malattie
e della negatività che dovevano essere scacciate se si voleva avere un buon raccolto.
Il nome Veturio, inoltre,
sembra derivare dal latino vetus che significa appunto "vecchio".

Se poi pensiamo alla festa di Carnevale,
e risaliamo alle radici della festa stessa, troviamo che essa era originariamente
una festa propiziatoria della fertilità della terra e dell'abbonanza delle messi.
Durante questi riti propiziatori venivano inscenate delle rappresentazioni
e i personaggi che ne facevano parte – come per esempio Arlecchino -
sono diventati nel corso dei secoli le maschere della Commedia dell'Arte e del Carnevale,
anche se il loro significato originario si è perso.

Ma torniamo alla figura della Dea della primavera, Eostre.
Conosciuta con numerose varianti
(Ostare, Ostara, Ostern, Eostra, Eostre, Eostur, Eastra, Eastur),
era la Dea della fertilità degli Anglo-Sassoni.
Il suo nome è collegato alla parola che anticamente indicava la primavera: eastre.
I suoi simboli sono le uova e la lepre (o il coniglio),
entrambi fortemente connessi con la vita e la fertilità.

L'usanza di consumare le uova a Pasqua ha origine pre-cristiane:
il cesto pieno di uova decorate sta ad indicare il grembo fertile della Madre.
Sembra che l'uovo sia sempre stato usato come simbolo di fertilità,
di vita, di creazione e di rinascita. L’uovo è il principio da cui nascono tutte le cose,
l'ancestrale simbolo di vita. Porta in manifestazione tutto ciò
che prima era solo allo stato potenziale.
L'uovo che si schiude fa pensare alla neve e ai ghiacci che si sciolgono,
liberando la vita che vi scorre all'interno. Nella cosmologia egizia il dio Ptah, creatore dell'uomo,
è rappresentato mentre forgia un uovo. Sempre nell'antico Egitto,
l'uovo portatore di vita è simbolo della Dea Iside.
E' interessante anche notare la somiglianza delle forme dell'uovo e delle ovaie,
a rafforzare sempre il parallelismo uovo-vita. L'uovo svolge inoltre una funzione funeraria:
dal Neolitico Antico in poi i pithoi funerari
(le giare in cui erano deposti i corpi in posizione rannicchiata)
avevano forma ovale, a simboleggiare il grembo della Dea Madre.
Ancora oggi nei paesi anglosassoni si usa
nascondere le uova colorate in giardino per i bambini.

A Eostre è sacra la lepre, simbolo di fertilità.
La stassa Dea era raffigurata con la testa di lepre.
I Celti associavano la lepre alle Dee della Luna e della caccia.
Cacciare questo animale e cibarsene era proibito,
eccetto che nel periodo primaverile e di Beltane,
quando mangiare la lepre era considerato come un modo per accrescere la fertilità.
Nella tradizione buddista le leggende narrano di come una lepre
si fosse sacrificata per nutrire Buddha affamato ballzando nel fuoco.
In segno di gratitudine Buddha impresse l’immagine dell’animale sulla luna.


-Meliade-
OESTARA | Login/crea un profilo | 2 Commenti
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Re: OESTARA (Punti: 1)
da Argante (isiabbi@hotmail.com) 20 Mar 2008 - 12:41
(Info utente | Invia il messaggio) http://)
Felice Equinozio a tutta l'Isola!!!!!!

Re: OESTARA (Punti: 1)
da Misaela (kerrydwen@hotmail.com) 20 Mar 2008 - 20:30
(Info utente | Invia il messaggio) http://kerrydwen.splinder.com)
Felice Oestara!!!! Finalmente è arrivata la primavera!






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